Inizia oggi il nostro suggestivo percorso nell’universo femminile del calcio. ”#LEBEATRICI: Storie di donne di Serie A” è una rubrica che, ritratto dopo ritratto, ci farà conoscere e scoprire le protagoniste dell’avvincente lotta per la supremazia nazionale. Beatrici, come le otto donne raccontate da Stefano Benni nel suo omonimo romanzo, Beatrici come la donna di Dante che può ancora oggi insegnarci a raccontare un viaggio. Il primo profilo è quello di Francesca Vitale, difensore classe ’92 in forza al Milan.

Non doveva neanche giocare… Molte delle storie più belle iniziano così. Francesca Vitale era arrivata al Milan in estate, dietro nelle gerarchie a Federica Rizza, pedina destra della difesa completata da Fusetti, Hovland e Tucceri. L’infortunio del terzino rossonero ha sparigliato le carte in tavola. Diverse le possibili soluzioni per Ganz, da Mendes a Bergamaschi fino a Vitale. Al Brianteo ieri ad essere della partita è stata proprio la numero 33.

Campo pesante, precipitazioni copiose, pallone che corre a fatica, il dio del calcio ha preferito una lotta nel fango fatta di lunghi lanci calibrati e confusione ad una partita costruita tecnicamente. La gara sembra spegnersi sul 2-1 per gli ospiti ma ad una manciata di secondi dal termine l’arbitro assegna un calcio di punizione. Lontano, forse troppo, ma non innocuo. Tucceri va sulla palla e la telecomanda dentro l’area piccola dove Francesca Vitale si innalza, bella da vedere oltre che efficace, e carica la testata a trafiggere un’ incolpevole Laura Giuliani che poco prima aveva salvato su Bergamaschi. Uno slancio, è il caso di dirlo vitale, inchioda il punteggio sul 2-2. L’abbraccio è corale e sulle pozzanghere si riflettono la gioia di Giacinti e compagne e l’amarezza delle bianconere. ”Rivedrò il mio gol un’infinità di volte. È uno di quelli che un difensore sogna sempre di fare” battezza così il momento l’eroina di giornata.

La pagina di ieri è solo l’ennesima di un racconto a tinte rossonere. Francesca scopre di amare il calcio da piccola quando passa la ricreazione a giocare con i sui compagni di classe e la domenica, insieme alla famiglia, è a bordo campo per seguire il fratello. Se all’inizio i suoi genitori sembrano contrari si arrendono poi alla sua passione smisurata che la fa approdare all’ACF Milan all’età di 15 anni. Ci vorranno cinque anni per arrivare al tramonto della prima avventura rossonera ma nel mezzo le emozioni si colorano di azzurro. Nel 2008 fa parte della spedizione italiana U19 che si laurea campione d’europa  in Francia, sbaragliando la concorrenza delle pari età di tutto il vecchio continente.

Il 2012 invece è l’anno in cui passa dall’altra sponda del naviglio. Appena due stagioni a tinte nerazzurre e poi una breve parentesi al Tradate Abbiate. Prima di riprender la strada verso la sua città la giovane milanese giunge fino in America dove sposa la causa del Tacoma 153 con la compagnia di connazionali del calibro di Alia Guagni. Trova un mondo diverso, nei mezzi, nel gioco, nella cultura. Vede la nazionale femminile di casa laurearsi campione del mondo e in lei riaffiorano i ricordi del Circo Massimo in quel 2006 in cui sul tetto del mondo c’era l’Italia, maschile però. Alimenta di speranze il sogno americano, incamera e riporta in Italia le immagini di stadi pieni, partite trasmesse in diretta, maxi schermi e coinvolgimento. Rimpatriata ha pronta la fascia del Milan Ladies e un campionato di serie B da affrontare. Sembra finalmente l’idillio ma nel libro di Francesca c’è ancora un altro arrivederci al Milan. La stagione 2018/2019 della serie A femminile la inizia e finisce con l’Atalanta Mozzanica incrociando anche recente passato ma forse ancor più vicino futuro.

Tutto è però un racconto breve che lascia spazio alla storia iniziata pochi mesi fa a Casa Milan. Sul suo cammino non solo campi in erba, anche palazzetti, palloni più piccoli, scambi veloci e tiri di punta. Se Milena Bertolini l’ha convocata per la prima volta in nazionale maggiore lo scorso anno, per le qualificazioni all’europeo di categoria, Francesca Vitale l’italia l’aveva già rappresentata in Spagna ai mondiali di Futsal conquistando il sesto posto. Non doveva neanche giocare eppure…

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