Tra l’ultimo titolo al Masters di fine anno di Pete Sampras ed il primo di Roger Federer sono passate in mezzo tre edizioni. Era il 1999 quando Pistol Pete vinse il suo quinto titolo in quello che all’epoca si chiamava ATP World Tour Championship. Era il 2003 quando il Re sconfisse Agassi per mettere le mani sulla Masters Cup. Tre edizioni tra i due fuoriclasse, la prima vinta dal ventiquattrenne brasiliano Guga Kuerten, dominatore della terra rossa a cavallo tra i due millenni; le altre due invece appannaggio di Lleyton Hewitt che tra il 2001 ed il 2002, a soli vent’anni, vinse sia i due titoli di fine anno, sia due Slam. Dall’inizio del dominio dello svizzero, continuato poi da Nole, al 2015 solo due giocatori sono riusciti a spezzare il filotto di Federer e Djokovic: l’argentino Nalbandian, che nel 2005 trovò la vittoria più importante della carriera proprio contro Roger, e Davydenko, che seppe cogliere l’attimo in un’edizione dove dei big four solo Federer arrivò in semifinale. In ogni caso, l’unico vero momento di svolta Next Gen nelle Finals risale proprio ai primi anni ’00 visto che da lì in poi abbiamo assistito ad un vero e proprio duopolio.

Next Gen

Ciò che risulta interessante è che per il terzo anno di fila il torneo non viene vinto da giocatori già numero 1 del ranking. Dopo l’ultimo successo di prestigio di Andy Murray nel 2016, all’O2 Arena di Londra hanno alzato il trofeo Grigor Dimitrov, Alexander Zverev e, domenica scorsa, Stefanos Tsitsipas. Il bulgaro ha alzato le braccia al cielo all’età di 26 anni, mentre il tedesco ed il greco a soli 21. Sampras vinse il suo primo Masters a 20, Federer a 22, Djokovic a 21. Stiamo forse assistendo al tanto discusso cambio generazionale della Next Gen nel mondo del tennis maschile? I risultati di Londra potrebbero far propendere verso il “sì”, ma è necessario fare chiarezza su come questi successi non siano ancora del tutto significativi di un cambio al vertice.

L’ultima vittoria di un “non big four” in un torneo del Grande Slam risale al 2016, US Open, quando Stan Wawrinka conquistò il terzo major in carriera. Dal 2004 ad oggi sono stati giocati 64 major, 57 dei quali vinti da Federer, Murray, Djokovic o Nadal. Aggiungendo, giustamente, Wawrinka nel novero dei fuoriclasse arriviamo a 60 su 64. Quei quattro miracolati sono stati Safin (Australian Open 2005), Gaudio (Roland Garros 2004), Del Potro (US Open 2009) e Cilic (US Open 2014). Giovani promesse ne sono passate tante, eppure nei momenti importanti a vincere sono stati sempre i più forti e agli altri sono rimaste solo le briciole, e pure poche visto che tendenzialmente il percorso degli “altri” si fermava ai quarti di finale.

Cosa può indurre a pensare che questa volta sia diverso? Banalmente, l’età dei tre fuoriclasse: Federer ha 38 anni, Nadal 33 e Djokovic 32. Il primo è ipotizzabile che concluda la carriera dopo i Giochi di Tokyo 2020, mentre il maiorchino ed il serbo hanno ancora il fisico per competere ad alti livelli per circa un lustro. Tuttavia, Nadal continua a combattere con degli infortuni fastidiosi, mentre Djokovic ha dimostrato di non essere più imbattibile, soprattutto nei 2 su 3 dove l’esplosività e l’estro dei giovani possono essere l’arma in più. Discorso diverso per gli Slam: nei 3 su 5 i primi due giocatori del ranking hanno dalla loro l’esperienza, i nervi ed un talento comunque inavvicinabile.

Ad oggi, gli unici in grado di metterli in difficoltà sono stati Thiem, che però nelle grandi occasioni sulla terra ha sempre dovuto abbassare la testa di fronte al numero uno della storia sul rosso, e Tsitsipas che sta mettendo in luce un tennis completo e potenzialmente letale soprattutto sul duro ma che non è ancora andato oltre alla semifinale nei major. Il vero dubbio resta l’esplosione di Zverev, oramai sulla cresta dell’onda da qualche anno ma che negli Slam sta vivendo una sorta di maledizione che non l’ha mai portato oltre i quarti.

Da non dimenticare il 23enne russo Daniil Medvedev, autore di un ultimo quarto di stagione da urlo che gli ha portato due titoli 1000 e una finale Slam persa a Flushing Meadows contro Nadal al quinto set. Il punto debole del classe 1996 per ora sembra essere proprio il carattere, che non può mancare in un potenziale numero uno al mondo. Ciò nonostante, dopo i big three, Medvedev attualmente sembra il tennista più pronto a fare incetta di titoli.

Gli altri giovani rampanti da tenere sott’occhio sono i nostri Berrettini e Sinner, il primo reduce dalla storica qualificazione alle Finals ed il secondo fresco vincitore del titolo Next Gen contro un’altra possibile superstar come Alex De Minaur. Il futuro per i baby prodigio del tennis sembrerebbe più che roseo, ma per ora appare comunque subordinato alla voglia di vincere di Federer, Djokovic e Nadal, che quando entrano in campo per aumentare il numero di major nel palmarès non si fanno cogliere impreparati. Inoltre, bisogna ricordare che il fittissimo calendario tennistico negli ultimi anni ha portato i big, non più ventenni, ad arrivare in condizioni non ottimali all’ultimo appuntamento dell’anno.

Tra due mesi andrà in scena l’Australian Open 2020 e lì vedremo chi tra i Next Gen sarà in grado di competere con i tre migliori giocatori della storia del tennis.

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