Se una domenica scegliete di sedere in tribuna al Bozzi quasi sicuramente vi capiterà di vedere una lunga coda scura che oscilla come se dipingesse arabeschi da’un area di rigore all’altra. Al fischio finale, quando smette di correre, potrete notare la fascia di capitano stretta sul suo braccio e un numero, il 3, quello perfetto, stampato sulla sua schiena. ”(…)ornare ella si appresta dimani, al dí di festa, il petto e il crine” così viene facile immaginare l’inizio del weekand di Alia Guagni: i capelli raccolti in una folta e longilinea coda tenuta in ordine da un sottile elastico sulla testa e sul cuore il giglio bottonato. 

Hack

”I miei primi campionati universitari, che allora si chiamavano Littoriali, furono a Firenze nel 1941. In quell’occasione vinsi sia nel salto in alto che nel salto in lungo e posso garantire che fu davvero una grande emozione vincere entrambe le gare a casa mia, con la gente che mi riconosceva per strada (…)”.

In molti negli ultimi giorni parlano di una Greta Thunberg arrivata dal passato. Rileggendo le affermazione dell’allora giovanissima Hack potremmo sospettare anche di una Guagni giunta qui dai lontani anni quaranta. Le parole sembrano tornare senza invecchiare: casa mia, la mia città… non c’è intervista in cui il capitano sorvoli. Basti pensare alla qualificazione al mondiale di Francia ottenuta al Franchi, allo scudetto davanti a migliaia di persone sempre nello stesso stadio, al ”no” consapevole al Real Madrid che ha messo d’accordo testa e cuore. Alia e Margherita hanno iniziato a sognare sedute tra la stessa gente.

A dirla tutta quando l’astrofisica era bambina lo stadio Artemio Franchi non esisteva ancora. Lei era nata nel 1922 e quello che sarebbe stato il Giovanni Berta venne inaugurato solo nel 1931. “Facevo il tifo per la Fiorentina in prima ginnasio, oggi prima media, ma i miei non erano tifosi e non mi portavano allo stadio. S’era poveri, il giornale non si comprava: leggevo ‘La Nazione’ dal pizzicagnolo e riscrivevo i resoconti della Fiorentina a modo mio.” racconta la Hack a Enrico Zoi. ”Poi al liceo eravamo tre tifosi: si fece una società segreta e si inventò un alfabeto di 11 lettere con i ruoli della squadra. Da adolescente aiutavo la mamma, lei mi dava la paghetta e ogni due settimane andavo in curva a vedere le partite. (…) ho fatto la prima ginnasio nel 1933 e ho cominciato ad andare regolarmente allo stadio nel 1939-40. Ero fanatica: quando si perdeva mi disperavo, il tifo allora si soffriva davvero. (…) Ricordo poi che mi ero fatta cucire un fazzolettino viola con il giglio ricamato dalla mamma”

Hack

Prima della sua dipartita, non molti anni fa, a chi gli faceva domande sulla sua presunta passione per le stelle la donna di scienza rispondeva che passione ne aveva avuta solo per lo sport. ‘‘Lo sport mi ha dato la voglia di competere, è stato formativo”.  E voi l’avete mai vista Alia Guagni senza voglia e spirito di competizione?  Io sinceramente no. Margherita Hack perse l’occasione di praticare sport a livello agonistico per via della guerra, le società sportive a quei tempi si disgregavano, le difficoltà aumentavano da un giorno all’altro e, a volte, si rischiava di lottare senza futuro. La giovane e caparbia fiorentina si allenava in solitudine alle sette del mattino perchè poi doveva studiare.

Amava correre, si diceva veloce ma non velocissima, non rinunciava a farlo neanche sulla strada per il lavoro. Gli anni erano infatti passati intransigenti e veloci, era arrivata la laurea, il lavoro ma gli strascichi della guerra non erano stati digeriti con facilità e quando si ripresentò l’occasione di competere seriamente nell’atletica leggera Margherita era ormai una donna troppo avanti con l’eta per buttarsi di nuovo nella mischia. 

Avessi il potere di riscrivere la storia, che poi è quel da una penna pretendo, mi piacerebbe che la guerra non avesse arginato la passione agonistica dell’astrofisica o che il calcio femminile fosse fiorito prima. Cosa avrebbe pensato di quel che accade oggi non potremmo mai saperlo, d’altronde la sua era una delle menti più eclettiche del secolo scorso. Però io, che di toscano ho solo la lontanissima origine del mio cognome, penso che avrebbe anche lei battuto una mano sul petto per e con Alia Guagni e le sue compagne. 

Hack

Mentre scrivo continuo a canticchiare un motivetto noto ”I primi pendolari la mattina, quest’anno è forte la tua Fiorentina…” ma tua di chi? Del sindaco del mio paese quando ero bambina, di alcuni ragazzi che conosco, di Margherita Hack e di Alia Guagni, decisamente.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here