Difficile dopo una sola gara trarre considerazioni particolarmente significative sul Tottenham di José Mourinho. Tuttavia, se si legge nella maniera corretta il resoconto della sfida vinta dagli Spurs contro il West Ham, qualche segnale si può cominciare a rintracciare. Deludente l’inizio di stagione dei vice-campioni d’Europa che, ai nastri di partenza, si candidavano ad essere il “terzo incomodo” nella lotta serratissima ed agguerrita tra Liverpool e Manchester City per quel che riguarda la prima posizione in graduatoria.

L’esonero di Mauricio Pochettino ha rappresentato la logica conseguenza di un avvio di stagione complicato e povero di risultati. Il Tottenham, infatti, in dodici giornate ha raccolto appena 14 punti, uscendo sconfitto anche contro avversari modesti come il Newcastle in casa (terzo turno) e il Brighton in trasferta (ottavo turno). Situazione tutt’altro che felice, insomma. Il successo ottenuto sabato pomeriggio contro il West Ham, tuttavia, può risultare di vitale importanza ai fini del prosieguo stagionale della squadra londinese.

Le armi offensive del Tottenham di José Mourinho 

È poco probabile, dicevamo, inquadrare l’unica prova sin qui disputata dalla squadra dell’allenatore portoghese, tornato dopo un anno di inattività. Alcuni fattori, però, potrebbero già ipotizzare il nuovo percorso che ha in mente Mourinho alla guida degli Spurs. Il calciatore più determinante nel match contro gli Hammers è stato di gran lunga Heung-Min Son. L’esterno coreano potrebbe essere una risorsa preziosissima per lo Special One. Messosi in mostra già in questi anni con Pochettino, l’ala offensiva per capacità individuali, dovute alla sua velocità e alla sua abilità tecnica, può davvero essere l’elemento-base su cui (ri)costruire il resto della squadra.

Sarà essenziale all’idea di calcio di Mourinho, con molta probabilità, anche l’estro di Lucas Moura. E non è un caso che si sia privilegiato l’attacco sulla corsia laterale di destra, zona in cui presidiava proprio il brasiliano. Così come può non essere una fatalità la collocazione tattica dello stesso numero 27: altissimo ad offrire l’assistenza ad Harry Kane. Per capire ancora meglio il cambio radicale di filosofia, è sufficiente prendere in esame l’ultima partita del Tottenham di Pochettino. Il gioco già fluido ed efficace è diventato ancor più rapido e veloce. 

Gli attacchi del Tottenham con Dele Alli protagonista

Contro lo Sheffield United, ad esempio, lo squilibrio delle transizioni offensive tra i due settori è stato netto: gli Spurs, infatti, hanno cercato con maggiore frequenza la fascia destra rispetto a quella mancina (42% vs 27%). Il copione tattico, invece, è stato differente contro il West Ham: molto più omogenea, praticamente identica, la distribuzione e la trasmissione del pallone. Gli attacchi sono avvenuti con una regolarità eccezionale: 36% (la fase d’attacco di destra) vs 34% (la fase d’attacco di sinistra).

Sarà l’uomo-chiave della manovra Dele Alli. Lo si è visto intraprendente e illuminante, nonché artefice dei primi due gol realizzati sabato, grazie a due giocate magistrali dal punto di vista tecnico. In occasione della prima rete, un passaggio filtrante che ha messo nelle condizioni Son di battere l’estremo difensore avversario. Sulla seconda marcatura realizzata da Lucas Moura, fa qualcosa di difficile descrizione. Lungo la linea laterale, riesce a tenere viva una sfera che sembrava persa. Ma la bellezza del gesto tecnico arriva in una frazione di secondo successiva: compagno di squadra lanciato (Son, tanto per cambiare) con un tocco spettacolare. Il tutto, Alli lo fa a terra, da fermo. Accanto a Kane, il trequartista 23enne ha giganteggiato.

Linea difensiva degli Spurs da migliorare

In verità, se crediamo di aver conosciuto abbastanza in tanti anni José Mourinho, la nostra disamina sul suo Tottenham non può non considerare la fase difensiva. Simmetria e organizzazione: a giudicare dalle posizioni in campo dei difensori (terzini inclusi), il Tottenham ha offerto una prestazione attenta. Non si possono sottovalutare però le due reti subite. II West Ham ha realizzato il momentaneo 1-3, sfruttando la poca densità fatta al limite dell’area di rigore.

E, infatti, Antonio in scioltezza ha saltato Alderweireld prima di insaccare il pallone all’angolino. Sul gol finale di Ogbonna, avvenuto su calcio d’angolo, è chiaro che qualcosa in marcatura non abbia funzionato. Probabilmente, anche figlia, questa leggerezza, di un risultato che ormai era stato ampiamente acquisito. I dati non mostrano una sostanziale differenza tra le due formazioni che si sono affrontate. Grossomodo, le percentuali relative a possesso palla, passaggi completato ed occasioni create sono bilanciate.

Tottenham: squadra giusta per Mourinho?

A sorprendere, pertanto, è stata la capacità di capitalizzare le poche occasioni capitate. Su sei tiri totali diretti nello specchio della porta, tre volte il pallone è andato in rete. Rapportandolo al dato, identico di Tottenham – Sheffield, si nota un altro punto di discrepanza, che va a favore, ancora una volta, del portoghese. Nell’ultima partita di Pochettino, i suoi avevano tirato cinque volte, realizzando un solo gol. Insomma, a quanto pare, in termini di finalizzazione qualcosa è già cambiato. E in meglio.

La domanda però è lecita, considerando il match di Champions League contro l’Olympiacos che si disputerà domani sera. Può svilupparsi il credo calcistico di José Mourinho di fronte all’evoluzione del calcio europeo? In altre parole, per farla più semplice: un grande allenatore come lui riuscirà a smentire i più scettici che lo danno per finito? Rispondere sul campo. Ma anche plasmare e cercare di fare suo un organico che può essere più “mourinhiano” di quanto non crediamo. Due peculiarità che, d’altronde, lo Special One ha sempre dimostrato di saper coniugare. Perché dovremmo dubitare questa volta?

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