Abbiamo avuto il privilegio di partecipare a Vanity Fair Stories, il grande weekend festival di Milano organizzato da Vanity Fair Italia. Per l’occasione, nell’arco di due giorni, sul palco dello Space Cinema Odeon si sono alternati cantanti, attori nazionali e internazionali, registi, sceneggiatori, scrittori e stelle dello sport per prendere parte a degli interessantissimi talk su temi di vario genere.

Noi di JZ abbiamo avuto la fortuna e la possibilità di presenziare ad entrambe le giornate legate all’evento, avendo naturalmente un particolare occhio di riguardo per gli ospiti legati  – direttamente o indirettamente – al mondo dello sport.
A tal proposito, durante la prima giornata, siamo stati in prima fila a due passi da Samuel Eto’o, che di fatto era uno dei protagonisti più attesi dell’intero evento e con il quale abbiamo potuto interagire in occasione del suo intervento sul palco.

Per quanto riguarda il background dell’ex campione neroazzurro, servono davvero poche presentazioni: parliamo di uno dei pochissimi (insieme sicuramente a George Weah e Didier Drogba) giocatori africani più influenti ed iconici nella storia del calcio moderno e non solo. Un bomber di razza, fra gli attaccanti più forti dell’ultimo millenio in assoluto, nonchè l’unico giocatore nella storia ad aver realizzato un treble (campionato, coppa nazionale e Champions League) in due stagioni consecutive e con due maglie diverse, ossia quella del Barcellona nella stagione 2008-09 e quella dell’Inter nell’ormai storica annata 2009-10.

Ecco quindi com’è andato il nostro incontro.

Eto’o

«Ho ripreso a studiare e diventerò allenatore». Eto’o si è presentato così: un’idea ben chiara sul proprio futuro, anche se – come ha raccontato – richiede grande tenacia e preparazione.

La stessa prontezza che nel corso della sua lunga carriera (che ricordiamo essersi conclusa soltanto lo scorso 6 settembre, a 38 anni suonati) l’ha sempre distinto nella sua battaglia contro il razzismo, grande tema di questo intimo incontro con il giocatore. «Il problema sembra maggiore, ma non lo è. Gli italiani razzisti? Non credo. Esistono molte persone di colore che lavorano regolarmente e sono perfettamente integrate in Italia». E sugli episodi di Balotelli e Lukaku: «Il problema è lo stesso da anni. Solo che i politici ne parlano di più rispetto a prima».

Per vincere questa battaglia – dice Samuel Eto’o – è necessario che tutti facciano la propria parte, a partire dai club: «Sono le dirigenze che permettono e incoraggiano questi comportamenti. Non mettono paletti. In Inghilterra non puoi comportarti in certi modi».

Sempre a riguardo, Eto’o si è poi espresso anche contro ultras e giornalisti, a suo avviso complici di diffondere il linguaggio dell’odio: «Gli ultras sono paradossali. Ci chiamano scimmie ma poi vengono a vederci giocare. Lo sport è pieno di bambini che seguono il calcio, e prendono esempio da ciò che vedono succedere. I giornalisti dovrebbero essere i primi a condannare questo».

«I giocatori devono scioperare», aggiunge senza mezzi termini «se smettessero di giocare colpirebbero il primo interesse di molti – il portafogli. È una decisione radicale, ma darebbe un segnale importante anche da parte di quei giocatori bianchi che non si riconoscono in quei quattro idioti razzisti».

Ed è proprio qui a Milano che Samuel Eto’o organizzerà un evento proprio contro il “linguaggio dell’odio”. «Per noi non esistono giocatori gialli, verdi o bianchi. Sotto la maglietta esistono solo persone, e le nuove generazioni di calciatori devono capire questo».

Samuel uomo, ma anche Samuel campione. Nella seconda parte del talk, il campione africano si è lasciato andare anche alla nostalgia, ricordando le due magiche stagioni vissute all’Inter. «Il ricordo più bello? Massimo Moratti. Un vero supereroe, con lui potevi parlare di tutto» rivela commosso. «La partita decisiva per il Triplete? Chelsea-Inter. Ricordo ancora il discorso di Mou: ancora prima di entrare in campo sapevamo che avremmo vinto. Ma la partita più difficile fu Barcelona-Inter. Tanta sofferenza, ma che gioia immensa alla fine».

Un passato di grandi vittorie, da cui non si è mai separato. Col suo grande sorriso infatti, poco dopo Eto’o ci ha svelato di essere sempre in contatto su WhatsApp con i compagni del Triplete, tramite una chat di gruppo della quale ogni tifoso neroazzurro vorrebbe sicuramente fare parte. E alla domanda sull’amico con cui ‘messaggia’ di più risponde: «Marco Materazzi. Mio fratello».

Infine, prima dei saluti, la chiosa non poteva che essere sul calcio giocato e sui temi di stretta attualità. «Se seguo il calcio italiano? Certo. L’Inter merita di vincere, questo può essere l’anno buono. Ha una grande squadra e un grande allenatore.  Io resto un grande tifoso: Siempre Inter».

Un ringraziamento speciale a Samuel Eto’o e a Vanity Fair Italia.

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Dal nostro inviato Francesco Gerbaldo

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