È forse la questione che al momento tiene maggiormente banco fra le tematiche legate al nostro campionato: che fine ha fatto il “vero” Cristiano Ronaldo? Sì, perché è inutile negarlo, ma da qualche settimana a questa parte le ultime prestazioni del fenomeno portoghese con la maglia bianconera, non stanno rispecchiando il valore del pluri-Pallone d’Oro che tutti noi conosciamo.

Da fine ottobre a questa parte, infatti, è apparso lampante il netto calo, sia fisico che – per certi versi – tecnico, che il numero 7 ha avuto. Una situazione che non può che sorprendere visto e considerato – oltre l’immenso valore assoluto di un calciatore che, come sappiamo, è a tutti gli effetti uno dei più grandi della storia – l’alto livello di “maniacalità” alla forma fisica e atletica che il portoghese dà ormai da diverso tempo al suo corpo. Non a caso, l’ultima volta che è suonato davvero «l’allarme-Ronaldo» risale ad ormai due anni fa, proprio a fine novembre e ai tempi dell’ultimo Cristiano versione merengues. Tuttavia, già allora, i toni usati in Spagna allora furono abbastanza sommessi, o meglio “crepuscolari”, perché sembrava davvero arrivato l’autunno del campione. Se non fosse stato che poi giunse una “nuova primavera” ed un conseguente ritorno ai livelli conosciuti, con la Juventus stessa a farne le spese a causa del famoso gol in rovesciata allo Stadium: poi ci furono la quinta Champions, l’addio al Real Madrid e lo sbarco a Torino, il tutto ad un livello grazie al quale il portoghese si presentò in Italia con la stessa considerazione di sempre, ossia quella del migliore al mondo.

Stavolta il Ronaldo di oggi, a livello di numeri (6 gol e due assist tra campionato e Champions) è un po’ meglio di quello di due anni fa, quando con 55 tiri aveva segnato appena un gol. Ma la sensazione di un certo spaesamento lasciata da CR7 contro l’Atletico pone comunque degli interrogativi, perché due anni nel calcio sono tanti, specie per un giocatore che va per i 35 e che, come detto, della sua grande fisicità ha sempre fatto una delle sue armi principali: al momento del dunque, quando la Champions sarà senza paracadute, sarà un altro Ronaldo? O meglio: sarà quello di sempre, decisivo nelle partite che contano?

Al di là dell’età, elementi per pensare il contrario adesso non ce ne sono, anche se Ronaldo sembra trovarsi meno bene con Dybala e Higuain (ovviamente alternati) rispetto a Mandzukic un anno fa. Se poi Cristiano dovrà davvero assistere al sesto Pallone d’oro di Messi o a quello di Van Dijk, troverà le motivazioni giuste per provare a rivincerlo nel 2020. Del resto la fame e la voglia di rivalsa è la specialità della casa.

Tutto ciò però, come sappiamo, alla fine dei conti passa dal campo. E quindi dalla condizione fisica, atletica e a questo punto, soprattutto psicologica. In questo senso, decisiva sarà la gestione del “caso” da parte di Sarri. Sicuramente, per quanto concerne le questioni di campo, ad uno come Ronaldo non bisogna spiegare nulla: contrariamente però, toccare le giuste corde a livello caratteriale di un giocatore che. ogni tanto, comunque va “pungolato” come tutti gli altri, è ciò che l’ex Chelsea ha in mente di fare per riavere al 100% il suo campione.

Nello specifico, contro il Milan arrivò una giusta sostituzione, che sapeva di bocciatura e sarà servita allo stesso portoghese come primo campanello d’allarme che alla Juventus nessuno è intoccabile, neanche un campione come lui. Martedì sera invece, Sarri ha usato la “carota”: Ronaldo sarebbe stato il primo da far uscire, invece l’allenatore lo ha lasciato in campo. Anche perché un eventuale pari, sfiorato da Morata, sarebbe stato ininfluente. Ed è nelle partite più importanti che Ronaldo deve tornare insostituibile. Il tempo c’è, stavolta c’è anche la concorrenza, anche se ad oggi rappresenta più uno spettro che un vero ostacolo.

Infine, va anche sottolineato che la “crisi” di CR7 quest’anno si è vista solo in maglia bianconera. In tal senso, ecco che torna la questione mentale al quale abbiamo fatto riferimento pocanzi. Sì perchè con il suo Portogallo, queste “ripercussioni” non ci sono proprio state e i numeri e le statistiche parlano chiaro. Da settembre in avanti infatti, il CR7 formato nazionale ha segnato in tutte le gare di qualificazione: Serbia, Lituania (poker all’andata e tripletta al ritorno), Lussemburgo (in gol in entrambe le gare) e Ucraina, per un totale di ben undici reti in sole sei partite. Vero è che sicuramente le avversarie non erano di livello, ma con la casacca granata addosso Cristiano sta trovando motivazioni maggiori: il quinto europeo in vista, il traguardo delle 100 reti, il record di Ali Daei alla portata.

Insomma, le reti segnate in nazionale possono – almeno in parte – alimentare le speranze degli juventini, che sperano fermamente in un pieno suo recupero. E allora, che questa sia una fase di passaggio? Sembrerebbe proprio di così. Agli sportivi ed, in particolar modo, ai tifosi bianconeri non resta altro che attendere fiduciosi l’immediato recupero del campione.

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