Bianco, stempiato, fisico poco superiore alla norma: non è il vostro vicino di casa, ma il giocatore di culto dei Lakers di LeBron e Davis, tanto che sui social è comparso addirittura il soprannome di “Bald Mamba”, il mamba pelato, scomodando il grande Kobe. Effettivamente è difficile crederlo a prima vista, ma ad oggi Alex Caruso è una pedina importante di un roster che punta al titolo NBA.

L’inizio della carriera

Alex Caruso, classe 1994, nato e cresciuto nel Texas, dove rimane anche per i 4 anni di college a Texas A&M, di cui detiene il record di assist e rubate. Nell’anno da senior fa la sua unica apparizione al torneo NCAA e vince il premio di difensore dell’anno della South Eastern Conference (quella di Kentucky Wildcats e Florida Gators).

Alex Caruso

I suoi numeri non sono sufficienti per valergli una chiamata al draft del 2006. Dopo la Summer League con Philadelphia non viene confermato (gli preferiscono Luwawu-Cabarrot, per dire) e viene messo a roster dagli Oklahoma City Blues, squadra di G-League dei Thunder.

La svolta a Los Angeles

A fine stagione fa la Summer League ai Lakers che lo firmano per l’affiliata di G-League. In una stagione disastrosa riesce a ritagliarsi uno spazio con i grandi e la conferma per l’anno successivo, un po’ a sorpresa, soprattutto con l’arrivo di James. Qui nasce la svolta in una carriera NBA che pareva destinata a essere una parentesi prima di migrare verso le leghe minori o l’Europa. La stagione scorsa la chiude in crescendo e si guadagna il rinnovo, ma soprattutto la fiducia di sua maestà LeBron. Tutto questo senza grandi statistiche.

Alex Caruso 

Come ha fatto un giocatore con l’aspetto anonimo da impiegato a entrare nel cuore dei tifosi della squadra più glam della Lega?

La difesa, in primis. Un cagnaccio nella miglior difesa NBA. Numeri poveri, 1.1 rubate e 0.4 stoppate a partita. Ma un apporto importantissimo: cambia, segue i tagli, prende sfondamenti. Miglior difensore della squadra con 96.2 di defensive rating, nell’elite della lega. Meglio di Kawhi, Jrue Holiday e Beverley, difensori molto più gettonati di lui. Poi il tiro da 3, che l’anno scorso è riuscito a segnare con continuità (quasi il 50%!).

La difesa e il tiro non possono però bastare a solleticare il palato raffinato del pubblico purple&gold. Deve per forza saper fare qualcosa di speciale. E cosa può fare un impiegato su un campo da basket? 

SCHIACCIA. Alla faccia del “white men can’t jump”. Non ci credete? Chiedete a KD e all’intera difesa degli Warriors, sui quali ha schiacciato lo scorso anno.

Un caso in un momento di trance agonistica? No, il ragazzo si è ripetuto, anche in questa stagione, con esplosioni di atletismo e poster su difensori più alti e forti fisicamente di lui, ultimo dei quali Maxi Kleber, dei Mavericks. Addirittura ci sono difensori che si scansano da canestro, tanto è il terrore di finire in un suo poster, come James Johnson degli Heat.

Ormai Alex Caruso ha un’eco mediatico e a livello social quasi paragonabile a quello di una stella, tanto che i tifosi lo considerano (scherzosamente, ma non troppo) l’uomo che completa i nuovi Big Three con LeBron e Davis. Quest’estate si è perfino trovato nella situazione di doversi sottoporre ad un controllo antidoping a sorpresa dopo che una sua foto al lavoro in palestra era stata ritoccata facendolo apparire un body-builder più che un giocatore di basket. Evento che lo stesso Caruso ha preso con la giusta ironia, scherzandoci sopra sui social. Anche perché ha già dimostrato che l’apparenza inganna e non gli servono i muscoli e l’aspetto della superstar per terrorizzare gli avversari sotto canestro o per farsi amare dai compagni e dagli esigenti tifosi dei Lakers.

Alex Caruso

 

 

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