All’interno dell’interessante sfida dello Staples Center, LeBron contro Doncic era il duello più atteso. Il primo capitolo della sfida si era chiuso solo all’overtime con la vittoria dei losangeleni ed entrambi i giocatori in tripla doppia. A fine gara erano arrivati i complimenti, coloriti ma sinceri, per lo sloveno da parte del “Re”. Sfida nella sfida sentita da entrambe le parti, con James stuzzicato dalle abilità di Doncic e quest’ultimo che è cresciuto con il poster dell’altro in camera, tanto che dopo la sfida dell’anno scorso, una volta ricevuta la canotta, si dice l’abbia tenuta in mano fino all’albergo.

LeBron vs Doncic

Il primo tempo: difesa LA e l’energia dei Mavs

La partita è attesissima, ma presenta l’incognita dell’orario. Si gioca alle 13.00 e spesso i lunch time regalano partite tutt’altro che spettacolari. Entrambe le squadre però scendono in campo determinate, con Doncic che prova da subito a prendere in mano la partita, ma la difesa di LA è molto fisica e gli toglie spazio, recuperando palloni e costringendolo a tiri forzati. Finisce il quarto con uno sfondamento su LeBron e una stoppata subita da Davis. James parte forte in difesa, con le solite grandi letture sulle linee di passaggio che portano a contropiedi facili e il solito feeling con Davis in attacco. LA vola sul +10, Doncic e Porzingis vanno in panchina.

Sembra poter essere già tutto finito, invece le seconde linee di Dallas hanno impatto da subito, soprattutto con Wright e Powell, e approfittando della scarsa vena realizzativa dei Lakers riportano sotto i Mavs. Il secondo quarto prosegue equilibrato e con Doncic a lungo in panchina, privando la partita del duello con James, ma dandogli il tempo di studiare le contromosse da adottare contro la difesa. In particolare già alla fine del primo tempo riesce a sfruttare le attenzioni a lui riservate per liberare i compagni sugli scarichi evitando di imbottigliarsi in situazioni statiche sotto canestro contro le torri californiane.

Secondo tempo: Doncic si prende la partita

Al ritorno in campo si nota subito che la musica sta cambiando. Gli adeguamenti di Doncic e dei Mavs insieme alla pigrizia difensiva dei Lakers fanno sì che l’inerzia della partita passi definitivamente in mano agli ospiti, che arrivano fino al +20, sfruttando ancora l’apporto delle seconde linee. I 35 punti subiti non permettono ai Lakers di sfruttare la transizione e LeBron, già nervoso per dei mancati fischi arbitrali, non trova supporto in compagni che non si chiamino Anthony Davis. L’unico lampo sono le 2 triple consecutive di Caruso che riportano momentaneamente a -12 LA.

Nel quarto periodo Doncic inizia dalla panchina, mentre LeBron prova ad alzare il ritmo e il livello della difesa, ma continua a non trovare modo di attaccare efficacemente la zona di Dallas, ancora complici le scarse percentuali dei compagni. Al suo rientro lo sloveno mette in mostra tutto il repertorio: assist, schiacciata, lay-up contro AD proteggendosi col corpo dalla stoppata e per finire tripla in step-back sull’idolo LeBron per il 110-87. La partita di fatto finisce qui.

LeBron vs Doncic

Come ne escono le due squadre

I Lakers si presentavano reduci da 10 vittorie consecutive e il miglior record della NBA, seppur gonfiato da un calendario non impossibile. In vista dei prossimi impegni, molto più probanti e quasi tutti in trasferta, ne escono forse un pochino ridimensionati, più sullo stato della costruzione della squadra che per il valore dei giocatori. LeBron e Davis hanno mostrato seppur a sprazzi un’intesa quasi perfetta e la capacità di difendere in maniera straordinaria. Il passaggio a vuoto degli altri è preoccupante, ma non troppo, nella singola partita. Dei veterani come Danny Green e Rondo, per dirne due, si sanno perfettamente pregi e difetti. Chi deve fare il salto definitivo è Kuzma, soprattutto in difesa, per poter stare in campo e aprire il campo in attacco nei finali tirati.

I Mavs si sono dimostrati una squadra più pronta del previsto a competere sulla gara secca con le contender. In particolare, l’atipicità della stella slovena è un grattacapo praticamente irrisolvibile in questo momento e tutto nel sistema sembra funzionare alla perfezione. Porzingis a parte manca un po’di talento, ma tutti stanno rendendo al massimo. La panchina porta energia e il quintetto con Wright, Powell, Kleber, Jackson e Brunson può essere letale con difesa, transizione e tiro da 3.

Giocano un attacco sempre in movimento, fluido, sia con Doncic che ancor di più senza lo sloveno, che in regular season può mettere alle corde le squadre più blasonate e con più veterani che cercano anche di distribuire al meglio le energie durante la stagione. Sulla gara secca potrebbero essere la kryptonite soprattutto per i Lakers che proprio non vogliono correre in questo momento della stagione e le due gare lo dimostrano. Devono ora confermarsi, con la pressione che inevitabilmente inizierà ad aumentare, anche se al momento su una serie di playoff non sembrano essere pronti per avere la meglio contro una qualsiasi delle favorite.

Doncic

Come ne escono James e Doncic

“Luka Magic” e coach Carlisle la vincono e per il primo è stata l’ennesima prova di maturità. Le difficoltà le ha avute, la mancanza di esplosività e una difesa dedicata lo hanno costretto a sbagliare più del solito, ma lungo la partita ha reagito adattandosi alla difesa e limitando al minimo gli errori. Chiude la partita vicino alla tripla doppia, con 27 punti, 9 rimbalzi e 10 assist, ma anche 7 perse. Il giudizio va però oltre le statistiche e non può prescindere dall’andamento della sua partita.

Dopo una stagione di NBA è già pienamente in grado di aspettare la partita come un veterano anche a Los Angeles e al cospetto del suo idolo d’infanzia. Per quanto l’esperienza tra Eurolega e nazionale non gli manchi, nonostante i soli 20 anni, continua a stupire. Ha mostrato di avere ancora notevoli margini di miglioramento, sia nella consapevolezza dei suoi mezzi che soprattutto a livello fisico e di cura del proprio corpo, da cui può sicuramente imparare proprio da LeBron. 

James ne esce sconfitto, nervoso sia con gli arbitri che per il poco supporto dei compagni. Emblematica l’azione di fine primo tempo: difende forte su Doncic, gli toglie la palla, assieme a Rondo, in tuffo, recupera il possesso che viene subito perso perché Dallas rientra, mentre i compagni restano al palo. Prestazione a livello individuale buona per difesa ed energia, dominata a tratti fisicamente, ma partita che nel complesso ha ricordato molto certi momenti a Cleveland, in cui senza l’apporto delle seconde linee si intestardiva a giocare solo con i 2 o 3 di sicuro affidamento. Il processo di crescita dei Lakers (rivoluzionati in estate, ma il cui roster non sarà necessariamente questo dopo l’all star game) deve passare da partite come queste, in cui il supporting cast da un contributo inferiore alla media e da una loro reazione per avere la fiducia del “Re”.

Doncic

La cosa sicura è che di spettacolo questi due ce ne regaleranno ancora. Appuntamenti ora per la notte del 30 dicembre e poi per quella del 10 gennaio. E poi chissà che non ci siano palcoscenici ancora più prestigiosi in primavera in cui il duello individuale potrà essere ancor più magico.

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