Con l’arrivo di Maurizio Sarri alla Juventus, lo scenario ipotizzato a centrocampo, la scorsa estate, sembrava essere definito. Emre Can, Pjanic, Bentancur sicuri del posto. Blaise Matuidi e Sami Khedira, invece, erano con le valigie in mano. Poco congeniale alle idee tattiche dell’allenatore il primo. Limitato in termini di dinamismo il secondo. Eppure, il copione designato dal tecnico ex-Napoli, dopo le prime giornate di campionato, presenterà un intreccio ribaltato, considerando le voci di mercato che vedevano sia il tedesco sia il francese lontani da Torino. Le parole spese dal vice-allenatore Martusciello per Matuidi, ad esempio, saranno importanti già alla seconda partita ufficiale (post Juventus-Napoli): “Il mercato non compete a me. Non so perché sia stato sul mercato. Matuidi ha una straordinaria generosità che mette al servizio della squadra. Ma oggi ha messo anche qualità.”

Non così tanto distante dal parere espresso da Sarri recentemente su Khedira: “Sembra un problema? Se Khedira è un problema, io me lo tengo volentieri. Ha un’intelligenza tattica mostruosa. Poi può darsi che quando le partite viaggiano su certi livelli di intensità possa avere un attimino di difficoltà. Però, che un centrocampista come lui sia un grande problema, non sono d’accordo.”

Emre Can: centrocampista “allegriano” o “sarriano”?

Ma se Rodrigo Bentancur ha trovato sempre più minutaggio in un ciclo fitto di impegni, esplodendo nel ruolo di mezzala destra, chi è rimasto ancora ai margini (cosa inaspettata, peraltro) è Emre Can. L’esclusione del centrocampista tedesco dalla lista della Champions League e le parole pronunciate in ritiro con la sua Nazionale, dopo aver appreso la notizia, hanno rappresentato la fine di un matrimonio che si era celebrato solamente un anno prima.

Preso a zero dal Liverpool, la dirigenza bianconera aveva scommesso tanto su Emre Can, pensando, evidentemente, che un domani sarebbe stato un potenziale top a centrocampo. Con Massimiliano Allegri, il classe ’94 aveva trovato tantissimo spazio, offrendo prestazioni di ottimo livello. Il ritorno degli ottavi di finale di Champions League (Juventus – Atletico Madrid 3-0, ndr), tanto per dire una partita, fu dominato dalla Vecchia Signora a livello tattico soprattutto per la collocazione dello stesso Can in quella gara. Formidabile a fare da raccordo tra difesa e centrocampo, il tedesco aveva padroneggiato lontano dalla porta, in quella posizione, insomma, a lui più naturale e che gli permette di esprimere a tutto tondo le sue caratteristiche. Recupero del pallone, senza disdegnare una fase di non possesso talvolta anche “passiva”. Ma anche gioco immediato a cercare la verticalizzazione. Dunque, non esattamente una mezzala “sarriana”.

Emre Can con la maglia della Juventus nella stagione 2018/19

Più mediano che interno? 

È questo il motivo principale per cui il tecnico della Juventus ha deciso di non rendere partecipe più di tanto Emre Can nel suo progetto? Ipotesi sicuramente quotata. Così come può anche essere ritenuta vera una seconda opzione. Ovvero, l’articolata interpretazione che l’ex Liverpool dà al suo ruolo che dovrebbe essere, come già detto, quello di interno destro. Poco incisivo negli ultimi metri (la prestazione di ieri contro il Sassuolo è stata incolore), molto efficace come schermo davanti alla difesa. Questa, forse, la motivazione primaria che ha portato Sarri a prendere una decisione così netta sul suo centrocampista. Emre Can, ad oggi, è stato impiegato in una mattonella di campo non esattamente sua. O, comunque, non in quella precisa zolla in cui lo vorrebbe vedere il suo allenatore.

La sua posizione, per la sua attitudine in una fase ancora da migliorare, quella difensiva, appunto, si scontra con le idee del suo tecnico, che, come playmaker della manovra, preferisce di gran lunga un palleggiatore quale è Miralem Pjanic. Ai suoi lati, un centrocampista mancino non tecnicamente eccelso, ma sicuramente prezioso nelle vesti di equilibratore come Matuidi. Dall’altra parte, una mezzala che può facilitare la profondità, oltre che la costruzione partendo dal basso, come Khedira.

Emre Can contro l'Atletico Madrid: una delle sue migliori prestazioni

Sassuolo e Atalanta: la stagione di Can riassunta in due partite

Come può trovare spazio Emre Can in un reparto che pare aver intrapreso questa direzione? È il problema che Sarri ha cercato di risolvere nella gara di domenica contro il Sassuolo, provando il suo giocatore a sinistra, accanto a Pjanic. Un risultato, obiettivamente, contro-producente. Squadra completamente slegata e già lunga nella prima frazione di gioco. Un esperimento bocciato dopo soli 54’ (minuto in cui Can ha dovuto lasciare il posto a Dybala, anche per rovesciare l’inerzia della sfida).

Eppure, nella partita contro l’Atalanta, il tedesco aveva spezzato discretamente bene le continue folate lungo la catena di destra che Khedira iniziava a soffrire, a causa della vivacità del Papu Gomez e le continue sovrapposizioni di Gosens. Bastano appena 20’ di gioco per giudicare la stagione di Can? La risposta non può che essere negativa. Recuperarlo non sarà semplice. A volerlo deve esserci unità d’intenti: dirigenza, staff tecnico e calciatore. Le componenti coinvolte, tuttavia, potrebbero aver capito che giungere ad un accordo è ormai ai limiti dell’impraticabilità. Per questo, la finestra del mercato di gennaio può essere già decisiva…

 

 

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