Uniforia è il nome scelto da Adidas per il pallone ufficiale di Euro 2020: crasi delle parole Unione ed Euforia, i due sentimenti che – spiega la Uefa – ci si attende vengano portati in campo durante la manifestazione, per la prima volta nella storia davvero itinerante e pensata per celebrare il valore dell’inclusione a sessant’anni dalla prima edizione del Campionato Europeo. Ma Uniforia è solo l’ultima creazione della multinazionale tedesca, il cui rapporto con Uefa e Fifa prosegue, ininterrotto, rispettivamente dal 1968 e 1970. In oltre cinque decadi di collaborazione, Adidas ha fornito in via esclusiva tutti i palloni ufficiali di tredici edizioni degli Europei e di altrettante Coppe del Mondo. Abbiamo quindi provato a sceglierne cinque che spiccano non soltanto a livello estetico, ma anche per altri attributi quali l’apporto dato alla cultura popolare o l’avanzamento tecnologico che quel pallone ha rappresentato per la sua epoca.

Adidas Tango
Tango River Plate – Argentina 1978

Tango – Il pallone del Mondiale di Argentina ‘78 è innegabilmente una pietra miliare: forse, ancora oggi, il più conosciuto e riconoscibile del Pianeta. Costituito da 32 pannelli – 12 pentagoni e 20 esagoni – era caratterizzato da un design pulito ed essenziale, gli iconici dodici cerchi, quanto inconfondibile. Design che, con alcune correzioni, ha resistito per le successive cinque edizioni dei Mondiali (da Spagna ‘82 a Francia ‘98), partecipando da protagonista ad altrettanti Europei. Un pallone che ha saputo entrare, a pieno titolo, anche nella cultura di massa: la versione “di gomma” costava poche migliaia di lire, ma permetteva di entrare nel mondo dei grandi, abbandonando il Super Tele. Alzi la mano chi, in un qualsiasi giardino o piazzetta, non ha mai calciato un Tango.

Adidas Tricolore
Tricolore – Francia 1998

Tricolore – A quelli della mia generazione, nelle notti più insonni e tempestose, càpita ancora di sentire, in fondo al caos, un rumore: l’impatto, secco e definitivo, del rigore calciato da Gigi Di Biagio sulla traversa nei quarti di finale del Mondiale ‘98. La mia prima, vera, delusione sportiva. Il Tricolore – poi infilato tre volte alle spalle di Taffarel dai francesi, per la prima volta sul tetto del mondo – è il pallone che ha definitivamente sdoganato l’uso del colore nel design del protagonista principe del Gioco. Tralasciando la malinconia, una rivoluzione.

Adidas Fevernova
Fevernova – Corea e Giappone 2002

Fevernova – Significativamente brutto. Sebbene non brutto quanto la mezzaluna sfoggiata da Ronaldo nel Mondiale di Giappone e Corea 2002, capigliatura di cui tutti noi avremmo fatto volentieri a meno. Il Fevernova ambiva a superare il design Tango, visto in varie forme dal 1978 al 2000, raffigurando sulla sua superficie – in onore del Paese ospitante – lo shuriken, la tipica arma da lancio dei ninja. Esperimento fallito a livello estetico, ma il pallone fu oggetto di diverse critiche anche per le caratteristiche tecniche: risultando particolarmente leggero, assumeva traiettorie di difficile lettura per i portieri. Lo stesso Oliver Kahn, con una presa difettosa sul tiro di Rivaldo, spianò la strada al Fenomeno e al suo Brasile nella finale di Yokohama.

Adidas Roteiro
Roteiro – Portogallo 2004

Roteiro – A livello estetico difficilmente poteva provocare la sindrome di Stendhal. Con il suo indefinito colore grigio-azzurro, e le strisce a contrasto blu scuro, il pallone di Euro 2004 non è certamente il più seducente mai realizzato dalla multinazionale tedesca. Ma è stato il primo della storia a eliminare completamente le cuciture a mano, attraverso la termosaldatura. Un punto di svolta epocale, al di là di come la si pensi sul suo aspetto. Il testimonial Beckham assicurava: “Questo pallone va esattamente dove lo voglio mandare. È più bello anche il suono che fa quando si colpisce, mai visto nulla di simile”. Curioso che a trionfare in quell’Europeo fu poi la Grecia, non esattamente una squadra di poeti del pallone…

Teamgeist Final – Germania 2006

Teamgeist – Utilizzato per i Mondiali 2006, è il pallone con cui il Calcio ha detto addio per sempre ai tradizionali esagoni che avevano resistito per oltre quarant’anni: formato da quattordici pannelli termosaldati, prometteva la miglior sfericità osservata fino ad allora, oltre a una quasi totale impermeabilità. La versione color oro, pensata specificamente per la Finale di Berlino, è poi un piccolo capolavoro anche dal punto di vista estetico. Il rigore di Grosso contribuisce solo a renderne il ricordo ancor più dolce.

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