Ritorna oggi la nostra rubrica sulle #icone dello sport con un’atleta tanto vincente quanto chiacchierata. Milioni di risultati su di lei si possono trovare su Google, che in confronto ad altre campionesse dell’atletica sono qualcosa di esorbitante. Lei è Caster Semenya e oggi è la sportiva che più divide il pianeta più per aspetti “politici” che per i suoi meriti in pista.

Prima del caos

Mokgadi Caster Semenya nasce il 7 gennaio 1991 nel nord-est del Sudafrica. Già dall’adolescenza sviluppa un fisico per certi versi sospetto, ma tutt’altro che freaky, è più tonica e muscolosa delle sue compagne ma non suscita ancora quel clamore che in pochi anni sarebbe diventato il suo peggior incubo. Si appassiona presto all’atletica leggera ed in particolare al mezzofondo ma stenta ad ottenere risultati. A 17 anni viene eliminata in batteria degli 800 metri ai Campionati Mondiali juniores polacchi. Tempo: 2’11”98. Insomma, un’atleta discreta senza infamia e senza lode, ben lontana dal poter diventare la più controversa del terzo millennio. A dire il vero, in pochi ipotizzavano una sua esplosione, eppure…

L’anno seguente succede di tutto. Dominio assoluto ai Campionati Africani e oro negli 800 e nei 1500. Nella gara più corta delle due il tempo finale è di 15 secondi più basso di quello registrato in Polonia. Ma ancora nessun tipo di clamore, fino al Mondiale di Berlino 2009. Siamo all’Olympiastadion della capitale tedesca, è agosto ed è la rassegna dei 9”58 e dei 19”19 di Usain Bolt, i riflettori sono (giustamente) tutti per lui. Poi arriva il 19 agosto e inizia a tutti gli effetti il “Caso di Caster Semenya”. La sudafricana vince gli 800 metri in 1’55”45, fermando il cronometro sul record stagionale e diventando la campionessa del mondo. 16 secondi recuperati in un anno: per i media qualcosa non torna.

Caster Semenya

Il caos apparente

Tra le indagini della IAAF e i racconti pittoreschi dei giornali Caster Semenya diventa ad appena 20 anni l’atleta più chiacchierata. Il dubbio sta tutto sul sesso della sudafricana, per molti simbolo del miglioramento dovuto al duro lavoro, per altri un mistero genetico. In un recente articolo, Focus chiarisce l’evidenza del sesso femminile della Semenya ed appare anche lampante la sua negatività al doping, visti i numerosi (e a tratti stucchevoli) esami a cui è stata sottoposta. Per qualche anno tutto tace, il comitato olimpico sudafricano le assegna il ruolo di portabandiera per i Giochi di Londra 2012 dove vince il primo oro “a cinque cerchi” nella sua gara preferita: gli 800. Nel triennio post Londra non fa incetta di successi, se non a livello continentale, fino ai Giochi di Rio 2016 dove bissa l’oro ottenuto quattro anni prima.

La bufera, quella vera

A 9 anni dall’esplosione di Caster Semenya tutto sembrava risolto in un nulla di fatto. Tante chiacchiere e basta. Ma nel 2019 scoppia un nuovo caso. La IAAF introduce una normativa secondo la quale le atlete non possono superare una certa percentuale di testosterone, percentuale che Semenya supera. La sudafricana per tornare a gareggiare dovrebbe sottoporsi a cure ormonali per abbassare il suo livello di testosterone, fatto che la manda su tutte le furie. Caster Semenya accusa la IAAF di essere trattata come una cavia da laboratorio, mentre la federazione internazionale continua ad affermare che lei sia biologicamente un uomo. Questa decisione impedisce all’atleta di gareggiare ai mondiali di Doha 2019, ponendo praticamente fine alla sua carriera.

Eppure i dati scientifici affermano con chiarezza il suo sesso. Ma Caster Semenya ha deciso di intraprendere una strada alternativa. Poteva iniziare processi e tirarseli avanti per tutta la vita, e invece a 28 anni si è rifatta una nuova carriera partendo da zero nel calcio femminile. Una storia di diritti negati, di interessi più alti che trascendono dall’aspetto sportivo. Una storia fastidiosa, perché tutto il mondo ha avuto dei dubbi sulla sua progressione tra il 2008 ed il 2009 ma poi, di fronte all’evidenza, si era cominciato ad amare sportivamente parlando una donna che non ha mai fiatato dimostrando di essere superiori a tutti e superiore al sesso. Caster Semenya è un’icona e forse lo è anche di più delle altre. Journalism Zoom vi dà appuntamento a lunedì prossimo con #icone!

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