Ancora una volta l’ultima partita del girone di Champions League si rivela fatale per l’Inter. I neroazzurri, esattamente come un anno fa, steccano l’ultima partita in casa e non riescono ad ottenere una vittoria fondamentale, che avrebbe garantito il passaggio agli ottavi di finale. Un anno in cui dalle parti di Appiano Gentile sono avvenuti cambiamenti radicali, soprattutto sul piano degli interpreti in campo, in panchina e sul piano societario

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Un anno fa c’era Luciano Spalletti alla guida della squadra, che tornava a disputare la massima competizione europea per club dopo sei anni dall’ultima volta. Il simbolo della squadra era senza dubbio l’allora capitano Mauro Icardi, che nonostante il goal segnato al PSV Eindoven, non riuscì nell’impresa di portare i suoi al secondo posto in un girone proibitivo con Barcellona ed i futuri finalisti del Tottenham. Oggi l’allenatore è Antonio Conte e l’attacco interista è stato protagonista di un’evoluzione, passando dall’essere Icardi-dipendente alla LU-LA, con Lautaro Martinez e Romelu Lukaku in prima linea. 

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Il peso degli infortuni nella gestione della rosa

A distanza di un anno dall’infausta notte contro il PSV, si può dire che i cambiamenti hanno avuto un effetto positivo. La squadra è attualmente prima in Serie A avendo collezionato 38 punti in 15 partite. Per questo ieri sera il popolo interista credeva fermamente di poter battere un Barcellona rimaneggiato, per tornare finalmente alla fase ad eliminazione diretta della Champions League, alla quale l’Inter non approda dal lontano 2012. Nonostante i buoni propositi c’erano vari fattori che preoccupavano Antonio Conte, il quale aveva dovuto confrontarsi con una rosa ridotta all’osso dopo gli infortuni in serie di Asamoah, Barella, Gagliardini e Candreva (i quali si aggiungevano ai lungodegenti Sanchez e Sensi). Se il Barcellona veniva etichettato come un “Barcellona B”, l’Inter alla luce di queste assenze non poteva essere “l’Inter A”. Il divario tecnico e di profondità tra le due rose, già emerso in maniera notevole negli ultimi trenta minuti della partita d’andata, unito agli infortuni dei neroazzurri ha influito in maniera decisiva sul risultato del match.

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L’evoluzione della partita

Un match in cui il Barcellona ha fatto il minimo sindacale, mettendo in mostra giovani molto interessanti come Aleña, Todibo e gli autori dei due goal blaugrana Carles Perez e Ansu Fati. Chiaro però che quando puoi concederti il lusso di far giocare da “riserve” due come Ivan Rakitic e Arturo Vidal, tutto diventi più semplice. E’ proprio la profondita della rosa una delle cause, se non la maggiore, dell’eliminazione dell’Inter. Un problema già evidenziato nell’articolo post Dortmund e confermato ieri sera dal fatto che erano assenti 4/5 del centrocampo titolare, con i sostituti non all’altezza per vincere questo tipo di partite. Inoltre ieri sera si è notata la stanchezza di uno degli uomini chiave dello scacchiere tattico nerazzurro, Marcelo Brozovic. Il croato, perno della manovra contiana, sta risentendo delle numerose partite giocate in questi mesi e in alcuni frangenti della partita ha peccato di lucidità. Così come Lukaku che, oltre allo splendido goal del pari, ha avuto altre tre occasioni solari per punire la retroguardia dei catalani (una sullo 0-0 e due sull’1 a 1). 

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I problemi derivanti dal doppio impegno e la necessità di intervenire sul mercato a gennaio

La rosa dell’Inter non è adatta numericamente e qualitativamente per giocare al massimo su due fronti. Il fatto di dover spingere sempre sull’acceleratore per mantenere vive le speranze scudetto, ha giocoforza tolto qualcosa alla squadra nella corsa agli ottavi di Champions. Ora però non è tempo di guardarsi indietro, perchè tra domenica e sabato 21 ci sono due impegni di campionato da non fallire per andare a festeggiare il Natale con il primato in classifica. Poi bisognerà intervenire sul mercato perchè oltre ad un testa a testa con la Juventus da mantenere, c’è anche un’Europa League da onorare e una Coppa Italia da provare a vincere, per riportare in bacheca un trofeo che manca dal 2011. Mercato che inevitabilmente risentirà dei mancati introiti della qualificazione agli ottavi, ma che quasi sicuramente vedrà l’arrivo di un esterno sinistro (si parla di contatti col Chelsea per il presito oneroso di Marcos Alonso), di un giocatore a metà campo che possa allungare la batteria di uomini in un reparto falcidiato dagli infortuni (De Paul il nome più caldo) e un vice Lukaku, con Giroud già pronto (richieste alte del Chelsea permettendo).  

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La sconfitta di ieri sera deve essere un incidente di percorso in una strada già tracciata, che fino ad ora sembra essere quella giusta. Adesso sta a società, allenatore e giocatori dimostrare che le crisi invernali siano solo un brutto ricordo e non un terribile déjà-vu. 

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