“Il posto migliore per nascondere qualsiasi cosa è in piena vista”. La frase di Poe nella Lettera trafugata è probabilmente la miglior descrizione della carriera di Malcolm Brogdon. Sarà perchè non ha una storia strappalacrime alle spalle o non è giocatore da 60 punti in una partita, ma nonostante gli evidenti meriti, non ha il giusto risalto.

Da dove viene Malcolm Brogdon

La sua storia è molto diversa da quella di molti suoi colleghi, cresciuti in quartieri malfamati e con famiglie problematiche. Nasce l’11 dicembre 1992 ad Atlanta, figlio di due stimati professionisti, ultimo di tre fratelli. Cresce potendo concentrarsi sugli studi e sulla passione per il basket, ottenendo ottimi risultati in entrambi. Potrebbe andare ad Harvard, ma la volontà di giocare a basket gli fa scegliere Virginia, dove comunque si dimostra uno degli studenti più brillanti. Nel college fondato dal presidente Jefferson, quei risultati accademici uniti al suo carattere, gli fanno guadagnare il soprannome di “The President”. In campo si esprime sugli stessi altissimi livelli. La conference è la più competitiva, la ACC di North Carolina e Duke, ma l’unica cosa in grado di frenarlo è un grave infortunio a un piede che lo tiene fermo per un anno. Superato quello, tre volte nel miglior quintetto e due volte miglior difensore di Conference. All’ultimo anno è addirittura All-American e miglior difensore della NCAA.

Malcolm Brogdon

Con quelle credenziali e senza ombre caratteriali dovrebbe essere scelto quantomeno entro la fine del primo giro del draft 2016, ma così non è. Per sentire il suo nome al Barclays Center bisogna aspettare il secondo giro, alla 36. Certo, le prime posizioni erano già di fatto assegnate, Simmons, Ingram e Jaylen Brown sembrano di un altro livello e ci sono prospetti con potenziale enorme, ma Milwaukee non avrebbe dovuto trovarlo disponibile così tardi.

Rookie of the year

Con Simmons fuori tutta la stagione per infortunio e Ingram ancora lontano dall’essere pronto, la lotta per il rookie dell’anno è aperta. Per molti il favorito è Embiid, che viene da due anni di stop ed è uno dei pochi a mettere numeri interessanti, ma gioca solo 31 partite. Brogdon non ha un minutaggio elevatissimo e spesso parte dalla panchina, ma riesce ad avere un ottimo impatto. Tiratore affidabile e grande difensore, mostra anche buone doti di playmaking, realizzando una tripla doppia e due doppie doppie. Ai playoff esce al primo turno, ma gioca tutte le 6 partite contro Toronto da titolare e senza vedere un calo nel suo rendimento. A fine stagione è uno dei migliori rookie per impatto sul campo e soprattutto quello più continuo, ma quando gli viene assegnato il ROY sono più le polemiche sulla sua scelta che gli elogi per una stagione di tutto rispetto. È il primo giocatore dal 1965 a vincere il premio venendo scelto al secondo giro.

Malcolm Brogdon

All’ombra di Giannis

L’anno successivo, nonostante la crescita di Antetokounmpo e l’arrivo di Bledsoe, Milwaukee non riesce a fare il salto di qualità. Brogdon si conferma sui livelli dell’anno precedente, nonostante sia costretto a saltare una trentina di partite per infortunio. La stagione 2018/19 sembra l’anno buono per vedere i Bucks in lotta per il titolo: arrivano Ilyasova, Lopez e Hill per aumentare la profondità del roster. Dopo aver concluso la regular season con il miglior record, si arrendono solo ai Raptors di Leonard. Le cose positive sono comunque moltissime: Antetokounmpo vince meritatamente l’MVP, Lopez è a sorpresa uno dei giocatori più efficaci della lega, Middleton è in formato All-star. In tutto questo a passare inosservato è ancora una volta Malcolm Brogdon. Miglior tiratore di liberi della NBA con il 93%, fondamentale in difesa e una sicurezza in attacco. Oltre ai liberi, tira col 50% dal campo e quasi il 43% da tre, entrando nell’esclusivo club del 50-40-90. Insieme a lui solo altri sette nella storia: Bird, Nash, Curry, Durant, Reggie Miller, Price e Nowitzki. Non una brutta compagnia.

Malcolm Brogdon

La free agency e il nuovo ruolo

Tra i molti giocatori in scadenza, nonostante la stagione straordinaria, è quello sacrificato dai Bucks. Scelta con una sua logica, ma comunque dolorosa, tanto che il primo a dirlo è proprio Giannis, che dichiara alla stampa come Brogdon stia mancando molto ai suoi Bucks, nonostante abbiano il miglior record della lega. Tramite sign and trade va a Indiana, con un contratto da 80 milioni di dollari, diventando il più pagato della squadra con Oladipo. In assenza di questo causa infortunio e con una Eastern Conference più competitiva, secondo molti potrebbe essere complicato confermarsi sia per i Pacers che proprio per Brogdon, che deve adattarsi a un ruolo centrale e da playmaker. Dubbi fugati subito. Nonostante il leggero peggioramento delle percentuali di tiro e qualche acciacco, si dimostra in grado di essere il fulcro della squadra. Primo giocatore di sempre a finire le prime due partite con una nuova squadra con almeno 20 punti e 10 assist, registra 5 doppie doppie in 20 partite, con usage ed efficienza ai massimi in carriera, sui livelli dei migliori. Nonostante l’assenza di Oladipo, i Pacers con lui e Sabonis stanno tenendo il passo delle altre big dell’est. Malcolm Brogdon sta ancora una volta mostrando come meriti di stare tra i migliori, pur restando sottotraccia. Ordinato, pulito, efficiente, se lui e Indiana dovessero continuare così, potrebbe essere in lizza per un posto alla gara delle stelle, che già avrebbe meritato lo scorso anno.

L’impegno fuori dal campo

Il fatto di essere cresciuto in un contesto privilegiato non lo ha reso meno sensibile all’impegno sociale, molto sentito nello sport americano. Proprio la possibilità di viaggiare e conoscere realtà molto differenti lo hanno reso consapevole di essere cresciuto in condizioni fortunate. Lo scorso anno, insieme ad altri 4 giocatori, inizia una raccolta fondi per la sua fondazione Hoops2O, che si occupa di rendere accessibile l’acqua potabile in zone povere, in particolare in Africa Orientale. Piano piano sta coinvolgendo anche altri giocatori, e da un obiettivo iniziale di 225 mila dollari ha ormai superato quota 500 mila.

Malcolm Brogdon

Forse fa perfino troppe cose per bene, probabilmente non avrà mai le copertine che altri si sono guadagnati con meno, di sicuro Malcolm Brogdon è un personaggio speciale sia di questa NBA, che nel mondo dei giorni nostri. Anche senza far notizia continuerà ad ottenere successi dentro e fuori dal campo e forse prima o poi gli daranno tutti il giusto credito. Dedizione, lavoro e sensibilità: un esempio per tutti, da celebrare, ma senza eccessi, non fa per lui.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here