Il primo luglio del 2018 potrebbe essere ricordata come la data che ha segnato l’inizio del nuovo corso di Italbasket. Negli azzurri, già qualificati ai mondiali, fa il suo esordio un ragazzino coi capelli rossi di cui si parla un gran bene, diventando il quarto esordiente più giovane di sempre a 17 anni 3 mesi e 17 giorni. Quel ragazzo è Niccolò “Nico” Mannion e di lui parliamo oggi nella seconda puntata di #Dunkinthefuture.

Nico Mannion

Il percorso verso la nazionale

Mannion nasce il 14 marzo 2001 a Siena, una delle ultime tappe della carriera del padre Pace, che in Italia ha vissuto le migliori stagioni e vinto da protagonista una Korac con Cantù. La madre, Gaia Bianchi, pallavolista anche della nazionale juniores, oltre a una buona dote genetica da a Nico anche la cittadinanza italiana. La famiglia si trasferisce negli USA, dove Nico viene ben presto notato come uno dei migliori talenti della sua annata. Nel 2017 è tra i preconvocati per il Campionato Americano U16, ma viene escluso a sorpresa all’ultimo taglio. A quel punto coach Sacripanti, alla guida dell’Italia U16, decide di convocarlo per l’Europeo di categoria. L’Europeo non si conclude solo con il non posto per gli Azzurrini, ma vede Nico assoluto protagonista, nonostante sia arrivato solo una settimana prima dell’inizio. Alla fine con quasi 20 punti di media a partita (massimo di 42 contro la Russia) risulta il miglior realizzatore del torneo.

Per le regole FIBA, però, è ancora di fatto convocabile per la nazionale maggiore a stelle e strisce. Quel primo luglio, quindi, assume un valore enorme: la partita di Groningen vincola Nico Mannion alla nazionale azzurra.

La strada verso l’NBA

All’high school non smentisce le attese: viene eletto due anni consecutivi atleta dell’anno dell’Arizona e convocato per il McDonald’s All-American. Nei camp estivi attira le attenzioni dei media e i complimenti dei giocatori NBA (in particolare Steph Curry) che li organizzano. Tra i tanti, a notarlo, c’è anche Under Armour, che si dice veda in lui un futuro uomo immagine per il brand. L’attuale simbolo dell’azienda? Ancora Steph Curry, che entra spesso nel discorso quando si parla di Mannion.

Se non bastasse, gli analisti lo indicano come uno dei primi 10 prospetti della classe del 2019 per il college. Si diploma con un anno d’anticipo con risultati scolastici ai massimi livelli e viene ricercato da tutti i migliori atenei americani. Rimane a casa, scegliendo Arizona, e già dalle prime partite ha mostrato di non patire il salto. La squadra sta avendo ottimi risultati, lui ha sfornato grandi prestazioni e mostrato anche la capacità di prendersi le responsabilità di go-to guy nei finali di partita. È solo l’inizio della stagione, ma sono già arrivate la vittoria al Wooden Legacy, condita da MVP e canestro della vittoria su Pepperdine, e ben due doppie doppie. L’ultimo a riuscirci prima di lui Mike Bibby. Per Nico Mannion la strada per la NBA pare spianata, con i mock draft che al momento lo vedono costantemente tra le prime 10 scelte e un percorso da predestinato.

Nico Mannion

Che giocatore potrà essere

Soprannomi e paragoni in questi pochi anni si sono già sprecati. Se “Red Mamba” e il paragone con Bryant sono frutto più di un mix dei capelli rossi e della conoscenza con Kobe, il parallelo più calzante (ma non meno pesante) è probabilmente con Steph Curry. A partire dalle analogie familiari,  sono entrambi figli di un ex giocatore NBA e di una pallavolista, a quelle tecniche. Ovviamente affermare oggi che diventerà dello stesso livello di Curry sarebbe folle, il paragone riguarda solo la tipologia di giocatore. Nico è infatti un realizzatore sopra la media, capace di costruirsi il tiro dal palleggio, ma anche di tirare sugli scarichi. Anche solo avvicinarsi al miglior tiratore al mondo in questo momento sarebbe eccezionale. Dalla sua ha probabilmente una maggiore esplosività che gli permette di aggredire il ferro con più facilità. Inoltre gli piace mettere in ritmo i compagni e si impegna in difesa, coinvolgendoli quindi in entrambe le metà campo. Ad oggi sono 15 i punti a partita (con il 40% da tre e 82% ai liberi), conditi da 6,2 assist. Anche altezza e peso sono circa gli stessi del 30 degli Warriors, come saranno probabilmente gli stessi i problemi collegati. Dovrà essere bravo ad adattarsi al livello di fisicità della NBA, avere la giusta durezza, riuscendo ad assorbire e sfruttare i contatti in attacco (sia per prendere falli che per diventare un buon bloccante) e trovando la sua dimensione difensiva, consapevole che comunque verrà attaccato da giocatori più grossi. Se vogliamo trovare il modello perfetto da seguire, anche in questa parte del gioco si torna ancora a Curry.

Nico Mannion

Verso Tokyo e oltre

Se si dichiarerà già al prossimo draft, Nico Mannion potrebbe dover saltare il preolimpico e forse anche gli eventuali Giochi, ma poi sarà sicuramente il leader per diversi quadrienni. Soprattutto è un giocatore che alla nazionale mancava: play moderno, sa essere una minaccia da ogni zona del campo ed è in grado di prendersi i tiri decisivi. Se manterrà le promesse, la nostra nazionale sarà guidata per i prossimi 15 anni da un play di livello assoluto, in grado di darci una dimensione diversa nel ruolo.

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