L’ultimo appuntamento con ”#LeBeatrici: storie di donne di Serie A” prima della sosta natalizia ci porta in casa del Tavagnacco.  

Le prime della classe si confermano, l’Inter arranca, per Empoli e Sassuolo pari e patta. A pochi istanti dal fischio finale a San Gimignano il risultato è fermo sull’ 1-1. Poi, al minuto 96, Veronica Benedetti si fionda su un pallone spazzato in avanti, con furbizia approfitta di un rimbalzo che inganna l’avversaria e mette la palla tra il portiere e il palo. Firma così la prima vittoria friulana in questa serie A.

Veronica Benedetti

Fino al 2015, poco meno di cinque anni fa, Veronica giocava tra i maschi, più precisamente nelle file del Cjarlins Muzane. Da allora sono cambiate molte cose, per un universo in fieri cinque anni non sono affatto pochi. Ad aprir lei le porte del calcio femminile è la primavera del Tavagnacco. Quello nelle mani della squadra gialloblù è un gioiellino del gol che la nazionale di categoria non può lasciarsi sfuggire. Gioca il primo torneo delle Nazioni U16, che va in scena proprio in Italia, conquista la medaglia d’argento e si toglie la soddisfazione di segnare il gol vittoria contro la selezione statunitense. Veronica Benedetti è una sentenza ma quando ha iniziato emetteva verdetti al contrario.

Veronica Benedetti

All’inizio della sua carriera le manine della giovanissima Veronica toglievano dalla porta i tiri degli avversari. Aveva otto anni, era impavida, quindi i suoi compagni in allenamento, e gli avversari in gara, non si preoccupavano di calciare forte verso la porta. Tra i pali ci sapeva fare ma non erano il suo habitat, aveva bisogno di correre, di segnare, di vivere la più alta gioia di questo sport a suo dire. 

Veronica Benedetti

Quella tra lei e il Tavagnacco è una bella storia che forse però non sarebbe mai iniziata se un allenatore del passato non avesse assecondato le sue inclinazioni facendola giocare in avanti e concedendole anche la fascia di capitano. Come ci aveva ricordato il turno infrasettimanale di Coppa Italia la giovane Italia c’è e reclama spazio. 

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