Torna oggi la rubrica #icone con l’ultimo appuntamento del 2019, prima di introdurci nel nuovo decennio più carichi che mai e con la volontà di raccontare le storie dei fuoriclasse dello sport. Ci spostiamo sul green per parlare quello che, ad oggi, è il miglior golfista al mondo dopo Tiger Woods, e stando al ranking anche a Koepka, ma che per vari motivi non è ancora stato capace di dominare il circuito sul lungo periodo. Il suo nome è Rory McIlroy.

Gli esordi da antidivo

Rory McIlroy nasce nel maggio 1989 a Holywood, con un “L”, in Irlanda del Nord, cittadina che rappresenta l’esatto contrario della sua quasi omonima californiana. Se cercate Holywood su Wikipedia trovate solo il numero di abitanti e la foto di una chiesa, neanche particolarmente bella. Famiglia benestante e piccoli club di golf vicino casa gli spianano la strada verso lo sport e sin da giovane si dimostra un vero e proprio enfant prodige. Da junior vince tutto quello che si può vincere fino al passaggio tra i professionisti nel 2007, all’età di 18 anni.

Nei primi anni tra i pro viene spesso accostato per talento all’italiano Matteo Manassero, di quattro anni più giovane, e i due vengono considerati gli astri nascenti del golf mondiale. Purtroppo per noi la storia ha voluto che le cose andassero diversamente. Uno è entrato a gamba tesa nell’Olimpo del golf, l’altro si è perso e ancora oggi speriamo in un suo ritorno. Con quei ricci abbastanza improbabili e un modo di fare frizzante, abbastanza lontano dall’immagine più classica del golfista, Rory McIlroy si mette subito in luce, fino all’exploit nel 2011.

Rory McIlroy

2011-2014: un dominio che non si vedeva dai tempi di Woods

Il nome di Rory McIlroy è entrato nella storia del golf allo U.S. Open del 2011 quando a soli 22 anni è stato in grado di vincere il suo primo major con ben otto colpi di vantaggio su Jason Day e dieci su Westwood. In quell’occasione il nordirlandese ha dimostrato doti tecniche eccellenti stupendo la folla in quello che storicamente è il torneo più impegnativo tra i quattro major. L’anno seguente è riuscito a conquistare il primo Wanamaker Trophy del PGA Championship, bissato poi nel 2014. Nel mezzo, McIlroy ha vinto il titolo più importante della sua carriera (escludendo le Ryder) all’Open Championship 2014 del Royal Liverpool.

Dal 2010 ha sempre fatto parte al team europeo della Ryder Cup portando a casa quattro volte il titolo, a fronte di una sola sconfitta nel 2016 ad Hazeltine. Ovviamente Rory McIlroy sarà uno degli uomini di punta anche per l’edizione 2020 a Whistling Straits e il capitano Harrington non vorrà rinunciare al talento europeo più cristallino del dopo Ballesteros.

La maledizione del Masters

Nel 2020 Rory McIlroy compirà 31 anni e il suo palmarès è già più ricco di tanti cinquantenni. Quattro major, quattro Ryder, tre WGC, cinque vittorie ai playoff, una FedEx Cup e altri titoli in giro per il mondo. Eppure ne manca uno, il più ambito e il più desiderato dai golfisti: l’Augusta Masters. Quella “giacca verde” per Rory sta diventando un vero e proprio tabù. Resta indubbio il fatto che il percorso dell’Augusta National non è esattamente nelle corde di McIlroy, ma per il nordirlandese rappresenta l’ultimo vero ostacolo prima di entrare tra i big della storia del golf.

Il suo miglior risultato è un quarto posto nel 2015 che non va considerato come un rimpianto, visto che in quell’edizione Jordan Spieth si è dimostrato onnipotente e imbattibile. La carriera del nordirlandese è ancora lunga e noi scommettiamo su una sua vittoria al Masters perché, per ciò che rappresenta in questo sport, si merita la giacca verde.

Rory McIlroy

La rubrica #icone vi dà appuntamento al 2020, nel frattempo Journalism Zoom vi augura buone feste, da passare tra cibo, famiglia e tanto sport.

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