Quarta puntata di #Dunkinthefuture ancora tinta a stelle e strisce. Dopo l’italoamericano (Mannion) e il ragazzo emigrato al college (Moretti), è il turno dell’oriundo. Donte DiVincenzo è infatti nato e cresciuto negli States anche se il cognome tradisce l’origine italiana dei nonni. A sottolinearle, se ce ne fosse bisogno, il soprannome di “The big Ragù”, che associa le origini e i suoi capelli rossi.


Gli inizi


Donte DiVincenzo nasce nel 1997 a Newark da una famiglia di origini siciliane. Americano di terza generazione, ha comunque mantenuto un certo legame con l’Italia in primis grazie al nonno paterno, che parla quasi solo italiano. Se i suoi inizi sportivi sono legati al calcio, dalla high school si dedica esclusivamente al basket, con ottimi risultati. Vince infatti due titoli statali alla Salesianum HS e il premio di giocatore dell’anno dello stato. Durante l’anno da junior viene invitato al Nike EYBL, importante evento per i migliori talenti dell’high school, dove figura tra i migliori.

Donte DiVincenzo

Il college


Finita l’high school per Donte DiVincenzo si aprono le porte del college. La sua scelta ricade su Villanova, college di buona tradizione, anche se non come Duke o North Carolina. Con coach Jay Wright però il programma è presenza fissa al torneo NCAA e la squadra della stagione 2015/16 è di altissimo livello. DiVincenzo va insieme a Brunson ad aggiungersi ad Arcidiacono,Hart, Bridges e Paschall (tutti oggi in NBA). Per Donte la stagione non è positiva a livello personale a causa di un infortunio grave al piede che lo costringe ai box tutta la stagione, ma la squadra vince il suo secondo titolo NCAA della storia, con Arcidiacono MOP del Championship Game. La prima vera stagione giocata, l’anno successivo, si conclude con la prima posizione di Conference, ma la delusione dell’eliminazione alla élite eight del torneo. La stagione 2017/18 è invece trionfale. Dopo la vittoria nel torneo di Conference, i Wildcats dominano anche quello NCAA, diventando la prima squadra a vincere tutte le partite con scarti in doppia cifra. Il connubio Villanova-italoamericani si conferma con DiVincenzo che partendo dalla panchina vince l’MOP, dominando la finale con 31 punti (su 79 di squadra), 5 rimbalzi, 3 assist e 2 stoppate. Vince ovviamente anche il premio di miglior sesto uomo dell’anno. È in questa occasione inoltre che nasce il suo caratteristico soprannome, coniato dal commentatore di Fox Gus Johnson.

Donte DiVincenzo


L’approdo in NBA


Dopo un anno fantastico, si dichiara eleggibile al draft 2018, dove viene scelto alla 17 da Milwaukee. Dopo un primo anno in cui un altro infortunio al piede lo limita a solo 27 gare disputate, in questa stagione sta trovando la sua dimensione, in quella che al momento è la miglior squadra della lega. Con la partenza estiva di Brogdon i suoi minuti sono aumentati e con l’infortunio di Bledsoe nelle ultime partite ha trovato spazio anche in quintetto. Se i numeri a livello di punti, rimbalzi e assist non sono così ricchi, lo stesso non si può dire riguardo le statistiche difensive. Quattordicesimo per rubate, 1.6 a partita, e primo per defensive rating tra chi ha almeno 15 partite e 15 minuti di media. Perfettamente inserito in una delle migliori difese della NBA, si è ritagliato un ruolo chiave nelle lunghe rotazioni di Budenholzer. Insieme a Connaughton è uno dei primi cambi e va ad alzare il volume difensivo della squadra già nella prima parte della partita. L’unico neo le percentuali solo discrete dall’arco, che se riuscisse a riportare attorno al 40% come al college potrebbero dargli ancora più spazio.

Donte DiVincenzo


Caratteristiche


Donte DiVincenzo non è altissimo (1.93 m), ma con grande fisicità e ciò gli permette di giocare anche “oversized”, ossia contro giocatori più grossi. Grande difensore sia sulla palla che lontano dalla stessa, ha un’ottima velocità laterale che gli permette di reggere ottimamente sugli scivolamenti e sa seguire i tiratori sui blocchi. Altro punto forte sono le letture, sia in difesa, dove è ottimo nell’intercettare passaggi, sia in attacco, dove riesce a crearsi spazi con i tagli anche in situazioni di gioco rotto. A discapito dei numeri è anche un buon rimbalzista per la sua taglia. Anche senza catturarne molti è bravo a non farsi tagliar fuori, anche in attacco, e a contestare e toccare palloni contro giocatori più alti, garantendo possessi extra (o negandoli agli avversari in difesa). L’aspetto su cui può migliorare è quello realizzativo. Se al college ha dimostrato di poter segnare e anche molto, in NBA le percentuali sono sicuramente migliorabili, anche se sicuramente il lavoro fatto in difesa è molto dispendioso.

Donte DiVincenzo


Il ruolo in nazionale


Ha già dichiarato di voler giocare per la nazionale azzurra, per la convocazione manca di fatto solo l’ottenimento del passaporto, che dovrebbe essere pronto per il Preolimpico. Il reparto piccoli è sicuramente affollato, ma per energia e fisicità ha caratteristiche uniche. Potrà giocare sia da guardia che da ala piccola in un eventuale quintetto piccolo dando una dimensione difensiva diversa alla squadra già oggi e a maggior ragione in futuro, con Mannion e Moretti che hanno caratteristiche totalmente diverse. Con un realizzatore del calibro di Mannion al fianco avrà molto più spazio e meno pressione nei possessi offensivi. Per la sua unicità può integrarsi al meglio con chiunque. Il suo status di passaportato impedisce di usare quello slot per un lungo, come fatto ultimamente con i vari Burns e Brooks, ma come vedremo nelle prossime puntate a porre rimedio a questa mancanza, potrebbe arrivare un altro ragazzo proprio dagli States. Per ora, se non ci saranno intoppi burocratici, godiamoci la crescita di “Big Ragù”, il futuro del nostro backcourt è sicuramente roseo.

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