Il campionato tornerà nel fine settimana ma ”#LeBeatrici: storie di donne di Serie A” giocano d’anticipo. 

Nella nostra calza della Befana abbiamo trovato ancora ricordi. Dopo la tripletta di Girelli sotto l’albero, arriva la storia di quella volta in cui anche Bartoli ne fece tre ma ”al contrario”.

Elisa Bartoli

Manuale del calcio, pagina 13: ”Il salvataggio è come un gol”. Chi meglio di lei può dirlo? Romana, romanista e capitano giallorosso, oggi Elisa Bartoli è la sintesi dei sogni di tutte le più belle storie. Appena qualche tempo fa era una fondamentale pedina di una sorprendete Fiorentina, tanto viola quanto azzurra.

 

È il 15 novembre del 2017 in Germania, a Wolfsburg. All’ AOK stadium va il scena la gara di ritorno degli ottavi di UEFA Women’s Champions League. Il verdetto del Franchi era stato severo: 4 i gol delle tedesche, tutti nella seconda frazione di gioco; il tempo aveva sfiancato la resistenza di casa e permesso alla squadra ospite di far valere forza fisica e qualità.

Le viola, con scudetto e coccarda tricolore sul petto, non hanno mai raggiunto i quarti di finale della competizione continentale e per riuscirci questa volta dovrebbero abbattere un muro mastodontico. L’avversaria è la squadra campione di Germania, da anni abituata a presenziare le fasi finali della Champions, trofeo messo in bacheca per ben due volte, consecutivamente.

Fischia Monzul. Inizia Wolfsburg – Fiorentina. 

Al secondo minuto è già tempo di gol: il capitano in area fa la torre per Ilaria Mauro che di testa mette il pallone in rete. Alla mezz’ora un attacco pericoloso si dirige verso la porta di Durante, difesa a spada tratta da Bartoli che si immola entrando in scivolata sull’avversaria in maniera grintosa ma pulita. È il primo intervento decisivo della numero 13, il primo gol al contrario della sua sontuosa partita.

In pochi minuti succede di tutto e il Wolfsburg ribalta il risultato andando a riposo con il vantaggio di una rete. La storia sembra scritta ma Guagni e compagne non ci stanno. Al minuto 60 Rinaldi segna un gran gol dalla distanza e l’esultanza collettiva non nasconde amarezza, conta esserci. La reazione delle padrone di casa è arrembante e Hansen a portiere battuto pregusta il gol. Peccatto che sulla linea di porta ci sia lei, Elisa Bartoli, come una sentenza, come le porte del treno che si chiudono quando stai per salire. Seconda annotazione sul tabellino dei gol al contrario per lei, secondo sospiro di sollievo per la sua squadra.

Elisa Bartoli

Il pareggio resiste fino al minuto 71 quando, con un’azione corale, Gunnarsdóttir trova il gol del vantaggio. L’epilogo appare ancora più scontato di quanto non lo fosse nel finale del primo tempo ma tra Durante e la linea di porta sembra esserci uno spazio abitabile. C’è un fazzoletto di terreno che gli altri non vedono e dove Bartoli si trova particolarmente a suo agio. Il portiere è messo fuori dai giochi da un dribbling ma accanto al palo sta il piede di un difensore. Terzo salvataggio della gara, la firma ancora della romana.

A dieci minuti dalla fine il gol di Brazil riporta in parità il risultato e lì lo inchioda. Al netto delle due sfide il turno lo passano le tedesche, che si arrenderanno solo in finale al Lione, ma i meriti di crescita sono gigliati.

A fine stagione Elisa Bartoli torna nella capitale ma a Firenze nessuno la dimentica. Lo sanno bene i tifosi che in occasione della sfida che vede opporsi la Fiorentina alle giallorosse, il 14 aprile del 2019, la salutano con affetto dagli spalti. D’altronde i gladiatori si ricordano per secoli. 

Elisa Bartoli

 

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