Di recente la nostra redazione ha avuto l’opportunità di intervistare un pilastro del basket femminile italiano: nello specifico, il capitano Giorgia Sottana. Una ragazza che ha avuto una carriera iniziata da giovanissima e che l’ha vista subito protagonista di tanti successi e traguardi raggiunti sia in Italia che all’estero. Tra le sue vittorie infatti, si segnalano cinque scudetti nel campionato italiano, tre Supercoppe italiane, sei Coppe Italia e uno scudetto nel campionato turco.

Eppure, nonostante sia un’atleta di spicco, Giorgia si è rivelata essere anche una persona umile e gentile (a conferma dell’hashtag che usa sui suoi social) e, noi della redazione aggiungeremmo, disponibilissima. Qualità che, ormai, sono difficili da rintracciare nelle persone e soprattutto negli atleti ad alti livelli. Questi ultimi infatti talvolta non reagiscono positivamente alla pressione mediatica che li investe conseguentemente al successo.

La cestista trevigiana invece – che ora milita tra le fila del Flammes Carolo (Francia) – afferma che, sebbene per qualche giovane possa essere un’atleta da idolatrare, lei ogni giorno lavora e sfida se stessa per migliorarsi dal punto di vista sportivo e umano, cercando di essere un esempio sotto ogni punto di vista.

È stato quindi un vero piacere per noi poter intervistare una campionessa di tale calibro, che ringraziamo per averci concesso un po’ del suo tempo. Vediamo insieme cosa ci ha raccontato.

Giorgia Sottana

Reyer Venezia, Basket Treviso, Cras Taranto, Schio, Lattes Montpellier, Fenerbahçe e ora di nuovo in Francia al Flammes Carolo. Come stai vivendo questa esperienza all’estero? Ti manca giocare in Italia?

“Ormai questo è il mio terzo anno lontano dall’Italia. Vedere altre realtà credo sia una fortuna per me, mi fa crescere anche sotto l’aspetto umano. Mi manca l’Italia? Sì e no. Mi mancano tanto le persone a me care e a volte mi manca anche giocare nel campionato italiano. Però, ora come ora, sono felice dove sono, è l’unica cosa a cui penso.”

Una nuova squadra comporta tanti cambiamenti e anche un nuovo torneo: l’EuroCup. Com’è non poter più giocare in EuroLeague dopo tanti anni?

“Onestamente il fatto di non giocare l’Eurolega non mi pesa. Le competizioni europee, compresa l’Eurocup, sono tutte eccitanti. Sono contenta di fare l’esperienza dell’Eurocup: è un campionato che non conoscevo e quindi è bagaglio in più che acquisisco.”

Ultimamente hai dovuto mettere a tacere delle voci messe in giro dal giornalista Claudio Pea che vedrebbero le Azzurre scontente del riapprodo al team di Coach Andrea Capobianco. Cosa hai da dire a questo proposito?

“Ho già risposto al Sig. Claudio Pea. Penso che quando si fanno certe affermazioni, usando il mio nome nel titolo, una chiamata per accertarsi della veridicità di ciò che si sta per scrivere sia cosa buona e giusta da fare. Allo stesso tempo, ci sarebbe da andare a fondo sul perché abbia scritto questa cosa. Purtroppo io il numero di Claudio Pea non ce l’ho, altrimenti l’avrei già chiamato.”

Giorgia Sottana

Si parla molto spesso di una nazionale femminile che non riesce a soddisfare le aspettative, che si vede trainata da Giorgia Sottana e Cecilia Zandalasini e ha solo in loro la sua ragion d’essere. Credi che la poca visibilità, la conseguente sottovalutazione e il ridotto seguito (rispetto ai colleghi del maschile) del settore femminile del basket italiano siano dei fattori che incidono molto?

“Si parla di me e Zanda (Zandalasini n.d.r.), ma la nazionale e il movimento femminile NON siamo io e lei. Penso ad esempio a Crippa, una nostra compagna, fondamentale in tantissime partite e che ora si sta riprendendo da un infortunio: lei è un cardine della nostra nazionale. Finché si crederà di poter sviluppare un movimento su poche individualità, non si andrà lontano perché si starà sfruttando solo una minima parte di ciò che già si possiede. Occorre costruire e sviluppare un movimento sulla pluralità, dando voce a tutti, perché solo così – insieme – si creerà un movimento coeso e forte.”

Giorgia Sottana e Martina Crippa

Visti gli ultimi successi conseguiti dall’U18 e dall’U20 all’Europeo, credi che sia giusto riporre concrete speranze nella crescita delle ragazze e nel loro futuro approdo alla nazionale maggiore?

“Credo che per aver risultati anche nel futuro sia necessario dare continuità e programmazione al lavoro che si sta facendo e che si vuole fare, altrimenti è come percorrere una strada senza sapere dove si vuole andare: magari si arriva da qualche parte oppure ci si perde nel cammino. Bisogna programmare prima.”

Gli ultimi anni hanno visto il fallimento di molte società italiane importanti a livello nazionale e internazionale. Quale pensi sia la radice del problema e in che modo secondo te si può dare maggiore visibilità e maggior sostegno al settore femminile?

“La radice di uno dei problemi è che si pensa in piccolo e non in grande. Si pensa ad un successo immediato, ma momentaneo, invece di lavorare per creare un qualcosa che possa dare risultati a lungo termine. Si vuole tutto e subito. Io credo non funzioni così, non se si vuole fare, di ciò che si ha, un qualcosa d’importante, creare radici e un’identità. Ci vuole tempo e pazienza, un’idea e degli obbiettivi. La domanda vera è: chi è disposto a questo?”

Cosa ha rappresentato per te il 2019? (La pubblicazione di “Io sono”, gli Europei da capitano e la creazione del blog.)

“È stato un anno sportivamente parlando molto difficile. Dove ho investito molto e raccolto poco. Mentre a livello personale ho raggiunto delle cose che progettavo da tanto di fare come il libro che ho scritto con Gabriele ma, soprattutto, l’idea di essere utile agli altri, per la mia storia ma anche per l’aspetto benefico legato al libro. Ho finalmente poi deciso di buttarmi e aprire un mio blog, sperando di arrivare ogni volta anche solo ad una persona. Ma di arrivargli davvero. Il 2019 è un anno che mi porterò sempre dentro, nella parte più vicina al cuore. Sono estremamente grata per tutto ciò che ancora ho.”

Un ringraziamento speciale a Giorgia Sottana

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Intervista di Ilaria Petruzzi 

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