Per un tifoso degli Houston Rockets andare a vedere una partita al Toyota Center dev’essere senza dubbio un’esperienza fantastica. Non servono grandi aggettivi, basterebbe definirla “divertente”. D’altronde i texani si possono amare o odiare, con il loro gioco tatticamente spesso “di dubbia provenienza”, ma sono forse la squadra più divertente della lega. Il primo a pensarla così è lo stesso Mike D’Antoni, un cultore del bel gioco che da quando è arrivato in Texas ha dovuto abbandonare i suoi dogmi per fare spazio all’ego smisurato della migliore shooting guard dell’ultimo lustro (e non solo).

Cornuto e mazziato possiamo dire, visto l’approdo ai Rockets di Russell Westbrook, il giocatore meno ordinato e probabilmente più folle dell’NBA. Eppure, in questo primo terzo di stagione Harden e compagnia sono riusciti a deliziare la folla senza trovare mai un equilibrio. Vediamo assieme i pro e i contro degli Houston Rockets.

Cosa funziona

Ciò che maggiormente ha stupito la platea fino ad ora è l’intesa sempre migliore tra James Harden e Clint Capela. Non vogliamo scomodare l’ormai estinta lob city dei Clippers, con CP3 e DeAndre Jordan, ma nelle ultime settimane in fase offensiva si è visto un ottimo dialogo tra i due. D’altronde non servono lezioni di basket avanzato: la penetrazione di Harden necessita solitamente di un raddoppio, che ancor più spesso arriva proprio dal 5 avversario. Risultato: palla alzata e alley-oop del 13 per il 15. Questo tandem si è visto di frequente soprattutto nella partita tra i Rockets e i Sixers, conclusa con un 118 a 108, 44 punti di Harden e 30 di Capela.

Houston Rockets

Oltre a questo, è necessario prendere i considerazione le medie dei big three che si confermano di livello assoluto. Harden sta viaggiando a 38 punti di media e salvo imprevisti si porterà a casa per il terzo anno di fila il titolo di miglior marcatore della lega. Westbrook, dopo due stagioni in tripla doppia di media mantiene 24.4 punti, 7.8 rpg e 6.9 apg: potrebbe sembrare un calo notevole ma bisogna considerare il fatto che a Houston sta a tutti gli effetti svolgendo un ruolo da “secondo violino”, mentre ad OKC era il faro di tutta la manovra offensiva. Numeri ottimi anche per Capela con 14.5 punti e 14.4 rimbalzi a partita, a dimostrazione di una grande crescita dello svizzero classe 1994. Da non sottovalutare l’importanza dei 10.5 e 12.2 punti di media rispettivamente di House Jr. e di Gordon.

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Cosa non funziona

Verrebbe da dire “niente di nuovo”. In questi ultimi anni gli Houston Rockets sono sempre stati ai vertici delle classifiche in regular season, senza però riuscire ad andare mai oltre alla finale di conference. I motivi degli “insuccessi” sono molteplici: su tutti l’inevitabile scontro contro la migliore squadra del terzo millennio, i Golden State Warriors, passando per gli infortuni e a tratti anche la mala sorte. Tuttavia, dall’inizio della gestione D’Antoni nel 2016, i Rockets hanno sempre faticato ai playoffs proprio per quella tipologia di gioco tanto spettacolare quanto inaffidabile di cui sopra.

Nonostante il perno del gioco sia il miglior attaccante dell’NBA, la manovra impostata principalmente sull’isolamento di Harden si è dimostrata poco producente in post season. Sia chiaro, lo step-back da 3 del Barba è uno dei movimenti più difficili da marcare della storia del basket, con un’efficacia che a Houston fa tornare in mente il Dream Shake di Hakeem. In Texas si stanno vagliando strade alternative? Ad oggi non sembra. L’arrivo di Westbrook in vista dei playoffs potrà essere una carta in più, perché comunque due MVP in quintetto non li ha nessuno tra le contendenti, ma i dubbi restano parecchi. Quando si comincerà a fare sul serio, le difese cambieranno drasticamente approccio e ritmo, e per questo sarà fondamentale l’atletismo senza eguali di RW0.

Russell Westbrook sì, Russell Westbrook no?

Il Russell di oggi può essere un fattore in positivo in post season? A detta di chi scrive no. Il genio e la sregolatezza del numero 0 l’hanno portato a costruirsi una fama e un palmarès individuale da fuoriclasse assoluto, ma la sua indisciplina tattica rischia di essere un boomerang per Houston. Westbrook è capace di mettere a referto una tripla doppia da 40 punti, ma anche di passare la palla all’avversario in rimessa, recuperarla per poi andare a schiacciare da solo in campo aperto e… sbagliare la schiacciata (vedi partita vs Phila).

In questo momento le possibilità di titolo di Houston non sono molte. Tuttavia, penso che nessuna persona al mondo scommetterebbe mai contro i texani. Coach D’Antoni ha ancora qualche mese per mettere a punto le cose in vista dei playoffs. Nel frattempo Russell Westbrook dovrà rendersi conto di essere l’ago della bilancia per un possibile successo Rockets.

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