Con la vittoria ottenuta sabato scorso contro il Tottenham (0-1, rete di Roberto Firmino), il Liverpool di Jürgen Klopp è riuscito a centrare un traguardo straordinario. Nessuna squadra d’Europa, infatti, era stata capace di cominciare la stagione in maniera così netta. Vincendo contro gli Spurs, i Reds hanno battuto i 59 punti del Bayern Monaco (stagione 2013-14), del Manchester City (stagione 2017-18) e della Juventus (stagione 2018-19). Con 20 vittorie e un pareggio, la squadra dell’allenatore tedesco ha superato questa soglia, volando a 61 punti. Insomma, un campionato già archiviato, salvo clamorosi colpi di scena.

Ormai, il Liverpool abbiamo avuto modo di conoscerlo piuttosto bene, sia nelle individualità, sia nel collettivo. Un gruppo assemblato alla perfezione. La difesa è guidata dal miglior centrale difensivo attualmente in circolazione (Virgil Van Dijk); il centrocampo, nonostante non presenti nomi altisonanti, svolge un lavoro importantissimo nella fase di pressione; l’attacco rappresenta, senza particolari dubbi, la vera forza della squadra. La velocità di Salah e la grande capacità di attaccare la profondità di Mané hanno contribuito a costruire le fortune del reparto offensivo, oltre che del vero leader tattico della rosa: Roberto Firmino.

Un “9” diverso da tutti quanti gli altri. Non solo particolarmente cattivo negli ultimi metri. Non solo il finalizzatore implacabile nell’area di rigore avversaria. Il calciatore brasiliano è molto più completo. Diremmo, forse superficialmente, un “falso nueve”. In realtà, Roberto Firmino è semplicemente, ad oggi, un unicum nell’interpretazione del ruolo di attaccante. Quel centravanti che segna meno dei suoi due compagni laterali di reparto (Mané 11 gol, Salah 10, Firmino 7, nel campionato inglese in corso), ma che crea, dopo Alexander-Arnold, il maggior numero di palle gol (8).

Dai tempi della Figueirense (suo primo club), Firmino non si è mai messo in mostra per la sua prolificità. Tra il 2009 e il 2010, furono solamente 8 le reti messe a segno dal classe ’91 in 38 presenze. Eppure, in Germania, l’interesse verso questo talento inizia pian piano ad aumentare. Soprattutto per merito del gioco “Football Manager”, come svelato dal curioso aneddoto di Lutz Pfannenstiel, osservatore dell’Hoffenheim, squadra che acquistò il cartellino del giovane calciatore nella sessione invernale di calciomercato della stagione 2010-11.

Roberto Firmino con la maglia dell'Hoffenheim

Ed è proprio in Bundesliga che Firmino comincia a far intravedere le proprie caratteristiche tecniche che, di lì a poco, verranno prese in forte considerazione dai top club europei. Prima di tutte le altre corazzate, decide di arrivarci il Liverpool, con un investimento oneroso (cifra vicina ai 40 milioni di euro). A rendere al meglio il suo talento, forgiato soltanto in un secondo momento, sarà il suo attuale allenatore. Quel Klopp che lo farà avanzare di qualche metro, capendo il suo reale potenziale. Nonostante i grandi mezzi tecnici in suo possesso, il tecnico ex Borussia Dortmund preferirà toglierlo dalla “gabbia” tattica della trequarti (sua posizione originaria). Scegliendo, invece, quel percorso che Dunga aveva inaugurato, lanciandolo come attaccante, in occasione della Copa América. Senza snaturare, ovviamente, la naturalezza delle giocate di Firmino.

Firmino con la maglia del Liverpool

Questo, dunque, il motivo per cui oggi il calciatore brasiliano non può essere definito né un goleador, né un centravanti di vecchio stampo. Firmino è un attaccante moderno, abile ad adattarsi ad una qualità di gioco che lo esalta, grazie all’incessante lavoro svolto alle sue spalle dalla mediana e in verticale da Mané e Salah. Oltre i numeri, lo score personale e le reti messe a segno (quello che si richiede principalmente ad un numero 9). “Bobby” Firmino è l’emblema dell’evoluzione del calcio odierno. Evoluzione che porta innanzitutto la sua firma. 

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here