2806 giorni. Prima del gol di sabato pomeriggio contro il Cagliari, tanto era passato dalle ultime due reti in Serie A di Zlatan Ibrahimovic. Infatti, bisogna tornare al 6 maggio 2012 per trovare le ultime due marcature in maglia rossonera da parte di Ibra. Quel giorno lo svedese, alla penultima gara con la maglia del Milan nella stagione 2011/12, segnò una doppietta nel derby contro l’Inter, ma non riuscì a tenere vivi i sogni di scudetto rossoneri. Nonostante la grande prestazione di Ibrahimovic, furono i cugini nerazzurri ad aggiudicarsi per 4-2 quell’importantissima stracittadina, la quale, insieme alla contemporanea vittoria della Juventus a Trieste contro il Cagliari, condannò i rossoneri a dover assistere alla vittoria del tricolore da parte della Vecchia Signora con una giornata di anticipo.

Alcune cose cambiano, altre no

Dopo quasi otto anni di “assenza”, lo svedese è tornato in un Milan parecchio diverso da quello che aveva lasciato: nel frattempo infatti, sono cambiate tre proprietà, nove allenatori, numerosi dirigenti e tantissimi calciatori. Soprattutto, ben quindici centravanti: da Pato e Balotelli, che dovevano essere gli “eredi designati” dello svedese, passando per le varie “meteore” che in maglia rossonera hanno totalmente deluso, leggasi i vari Matri, Destro, Kalinic, Andrè Silva e (soprattutto) Fernando Torres, senza dimenticare “i più positivi” (ma comunque altalenanti) Bacca e Menez, finendo con i recenti Cutrone, Higuaìn e Piatek. Anche gli obiettivi sono decisamente diversi,  considerando che il Diavolo è passato dalla lotta per lo scudetto (da squadra favorita) a quella per l’accesso in Europa League.

Lo stesso Ibrahimovic di ora poi, è diverso da quello di 8 anni fa, soprattutto a causa del brutto infortunio al ginocchio destro subito ai tempi del Manchester United. Eppure, come abbiamo visto nella gara tra Cagliari e Milan di sabato pomeriggio – la prima da titolare al suo ritorno per l’ex Juventus e Inter -, c’è una cosa che nello svedese non è cambiata, e probabilmente non cambierà mai: la sua voglia di essere sempre determinante.

Una voglia dettata soprattutto dall’ambizione di volersi confermare – anche a 38 anni – un vero fuoriclasse. Sì, perchè come dichiarò tempo fa in una nota intervista a Sky Sport, prima del suo grave infortunio, era lui stesso a chiedersi quanto tempo avrebbe giocato ancora ad alti livelli, ma dopo lo stop, l’obiettivo era semplice: continuare a giocare fin quando non sarebbe nuovamente tornato al 100%. E così è stato: prima l’avventura con i LA Galaxy in MLS, dove ha dimostrato di essere, fisicamente e soprattutto mentalmente, ancora al top, e adesso il Milan, in un momento storico in cui probabilmente – sia per la sua età, sia per la sopracitata situazione dei rossoneri – non riuscirà ad incidere come faceva una volta, ma potrà sicuramente dare un grosso contributo ad una squadra che da tempo aspettava il ritorno del suo condottiero.

È quindi possibile, anzi probabile, che questa sia l’ultima grande sfida della sua carriera: essere il leader di una squadra giovane che del vero Milan, al momento, ha solo lo stemma e la tifoseria, non di certo i risultati. E allora, dopo il rodaggio nel match d’esordio contro la Sampdoria, quando col suo ingresso nel secondo tempo il Milan è apparso più convinto di poter vincere, Pioli ha deciso che a Cagliari fosse arrivato il momento di schierare Zlatan da titolare. Pronti-via, lo svedese non si è fatto ancora attendere più di tanto, disputando una grande gara conclusa poi, al 64′ della ripresa, con la rete del 2-0 su assist di Theo Hernàndez.

Novità tattiche e intese generazionali

Se andiamo ad analizzare la sua gara poi, al netto di un primo quarto d’ora con qualche errore, il fuoriclasse di Malmoe è apparso già in confidenza con i compagni, sfruttando anche il cambio di modulo optato Pioli, che è passato dal solito 4-3-3 al 4-4-2, rinunciando a Piatek e Suso per lasciare spazio proprio a Ibrahimovic e Leao. La scelta di puntare sul giovane portoghese in attacco, un giocatore rapido e capace di sfruttare le giocate di Ibra, – il quale ormai è a tutti gli effetti un centravanti boa che grazie alla sua fisicità prova ad aprire sempre spazi importanti per i compagni – sembra aver pagato, visto che il primo gol è stato messo a segno proprio dall’ex Lille, che adesso può crescere sapendo di giocare accanto ad un campione.

Come detto infatti, la coppia Ibra-Leao ha dato l’impressione di funzionare molto bene, e potrebbe quindi rappresentare la vera soluzione per rimediare alla carenza di gol che ha caratterizzato fin qui la deludente stagione dei rossoneri. Nonostante i 18 anni di differenza infatti (quando Leao nasceva nel ’99, Ibrahimovic segnava il suo primo gol con il Malmoe), i due attaccanti si cercano, si trovano e sembrano andare d’accordo anche fuori dal campo. E allora ecco che la “sola presenza” di Zlatan potrà far comodo al Milan anche in quest’ottica. 

Ibrahimovic

Numeri e leadership da campione senza tempo

Dando uno sguardo alle statistiche, fanno impressione i numeri e i record che lo svedese ha già portato con sè dopo questa prima rete. Il gol contro il Cagliari infatti, gli ha permesso di diventare il primo calciatore al mondo ad aver segnato almeno un gol in quattro decenni diversi (anni ’90, ’00, ’10 e ’20). Inoltre, in questo momento Ibra si attesta anche come il secondo miglior marcatore in attività della Serie A, con 123 reti, alle spalle di Quagliarella (158), davanti a Higuain (122) e Immobile (119). Zlatan è poi diventato il 5° goleador più anziano in rossonero a 38 anni e 100 giorni, e il 4° posto di Liedholm dista solo 20 giorni. Infine, le marcature in rossonero del classe ‘81 in tutte le competizioni sono ora 57, cifra che gli vale la 23esima posizione nella classifica all-time. 

Oltre al primo sigillo, come dicevamo poc’anzi in terra sarda è emersa la leadership di Ibrahimovic, caratteristica che mancava come il pane dalle parti di Milanello. Tutti i compagni di squadra sembravano sentirsi “protetti” dalla presenza del nuovo numero 21, che, conscio di non aver più a che fare con i campioni di una volta, non si arrabbia quando il compagno sbaglia, ma anzi lo incoraggia. È quanto accaduto in particolare contro la Samp con Suso e Paquetà, due giocatori mentalmente in difficoltà e che il Milan, qualora dovessero restare in terra meneghina, deve cercare di recuperare al più presto.

Ibrahimovic

Insomma, probabilmente dopo la sola vittoria di Cagliari è ancora troppo presto per dire se il Diavolo sia sulla strada giusta o meno (anche perché i rossoblu stanno vivendo un evidente periodo di crisi), ma sicuramente il Milan, da qui a fine stagione, per “salvare il salvabile” ha trovato nel nuovo e allo stesso tempo “vecchio” innesto di Zlatan uno scoglio su cui appoggiarsi nei momenti di maggior difficoltà.

Adesso, ad Ibrakadabra il compito di compiere l’ennesima “magia” della sua meravigliosa carriera… 

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