Claudia Ferrato nasce a Padova nel Novembre del 1996, in un tempo in cui a vincere lo scudetto era la squadra che poteva schierare Carolina Morace. Dal 2018, dopo un passato biancorosso, milita nella massima serie con la maglia del Sassuolo. La sua avventura calcistica è una di quelle da ”Le Beatrici: storie di donne di Serie A”: passione e umiltà, Claudia ha tutte le carte in regola. Nell’ultimo turno di campionato entra in corsa e, in poco meno di dieci minuti, si avventa di testa su due palloni e con tempismo e opportunismo li deposita in rete. Nella seconda frazione di gioco Cantore riaccende le speranze scaligere ma la numero 22 non ci sta e, anticipato il portiere, firma la sua personale tripletta. Nei minuti finali chiude le marcature un classico di Sabatino.

Claudia Ferrato

Gli ultimi tempi, sopratutto noi con la penna in mano, li abbiam vissuti all’insegna dei resoconti e dei riepiloghi. Se un anno che arriva si porta dietro tanto entusiasmo, figuriamoci un decennio. Dell’inizio calcistico ho subito notato una cosa: alla fine del campionato 2010/2011 il campo ha eletto due regine con 25 gol ciascuno, la veterana Patrizia Panico e la giovane Daniela Sabatino. Tra dieci anni, riavvolgendo il nastro, una delle prime cose che vedremo sarà la tua tripletta, la prima non solo dell’anno ma dell’intero decennio; il primo gol è nato qualche ora prima dai piedi di Agnese Bonfantini. Ora Daniela Sabatino, il bomber per eccellenza, una che non ha bisogno di ulteriori presentazioni, è una tua compagna di squadra e di reparto. Cosa significa giocare con lei? Cosa stai imparando in campo e nello spogliatoio?

Tutti sappiano che Daniela ha un grande valore ed è il motivo per cui il Sassuolo l’ha presa. Oltre ad essere una grandissima giocatrice è anche una grandissima donna spogliatoio. Per un attaccante giocare di fianco a lei è una grande opportunità, possiamo imparare molto da una che la butta sempre dentro. Io in partita, così come in allenamento, cerco sempre di guardare come si muove, come riesce a finalizzare. Perché sì, io ne ho fatti tre ma lei ne ha fatti più di cento. È un patrimonio!

Speriamo che questa storia del decennio sia di buon auspicio per te.

Beh, se in dieci anni ne segno quanti ne ha segnati lei sicuramente…

Hai realizzato il tuo primo gol in A all’esordio, nel settembre del 2018 nella vittoria per 3-2 sulla Roma. Nel post partita rispondendo alle domande di rito hai detto: ”lo dedico alle mie compagne che mi hanno messo nella condizione di segnare”. Anche se questa frase dice già molto, per te che cosa significa far parte di una squadra? Come lo spiegheresti ad una ragazzina che vuole iniziare a praticare questo sport e forse ancora non conosce l’importanza del gruppo?

Allora io sono attaccante quindi sono abituata ad essere un po’ più celebrata delle mie compagne. Quando c’è il gol dell’attaccante non sempre si fa caso al lavoro che c’è dietro, il lavoro della squadra, come si può vedere anche dai miei gol. Non sono una che prende palla e va a far gol, parte tutto da dietro, dal portiere che fa la parata e tiene il risultato aperto. Partendo da lì poi si fa gol. Senza le altre dieci un’ attaccante da sola non fa niente. Ad una ragazzina che inizia a giocare dico che deve sì farlo anche per gloria personale ma sopratutto perché va ad inserirsi in un contesto, in una squadra appunto, che sicuramente le da tanto, dentro e fuori dal campo.

Ricordo bene, anche per motivi di tifo visto che tifo Juve, so poi che tu tifi inter… (risate) Dicevo, ricordo il tuo assist a Daniela Sabatino proprio nella sfida contro la Juventus. Possiamo dire che sei una che partecipa alla manovra spesso e volentieri…

Diciamo che questa volta mi è andata bene che ho segnato, di solito faccio il lavoro sporco, guadagno punizioni, rigori, faccio qualche passaggio in più. Alla fine non è solo una questione di fare gol, siamo attaccanti dinamici, ci mettiamo a servizio della squadra.

Se potessi, per chissà quale stregoneria, rigiocare qualche partita di tutte quelle che hai giocato in serie A ce n’è una che rigiocheresti per poterne cambiare il finale? E invece una così bella da rigiocare tale e quale?

Ti dirò, potessi sceglierne una da rigiocare sicuramente prenderei quella dell’anno scorso contro la Roma. Arrivavamo da super sfavorite, era la mia prima partita in A, le gambe neanche ti dico quanto mi tremavano, in pullman, arrivando allo stadio. Poi è arrivato il gol, la vittoria… quella la rigiocherei piacevolmente. Se dovessi sceglierne una da rigiocare con rabbia così, su due piedi, ti direi l’ultima del 2019, il 2-2 con l’Empoli. Non la rigiocherei tutta ma giocherei cinque minuti in più perché, e posso scommetterci quello che vuoi, eravamo sotto 2-0, l’abbiamo riacciuffata al ‘92… cinque minuti in più e l’avremmo vinta

Ora possiamo parlare di Serie A ma per arrivare dove sei hai lavorato per anni, hai investito energia e impegno. Come si mantiene tutto questo? Durante la giornata come riesci a conciliare il calcio, lo studio, qualche hobby…

Noi ci alleniamo ogni giorno, il martedì e il giovedì doppia seduta. Non è solo un impegno fisico ma anche mentale, comunque se hai una mezza giornata libera o devi studiare o hai faccende da fare per la casa. Non hai praticamente mai una mattinata da passare totalmente a letto a dire “Ah che bella la vita, mi rilasso oggi”, anche perché, alleandoci alle tre, a mezzogiorno dobbiamo pranzare. È sicuramente un impegno mentale però poi ne vale la pena. Per tutto quello che poi ne ricavi, vale la pena sgobbare un po’ durante la settimana. Magari poi la domenica ci riposiamo.

La permanenza in Serie A ti ha fatto incontrare diverse calciatrici, alcune con più esperienza, italiane o straniere. Ce n’è una che ti ha colpito particolarmente? Una che ti ha fatto pensare “Quanto è forte questa qui!”?

Forse una in particolare no, però sto notando che quest’anno il livello, secondo me, si è alzato molto e sono arrivate dall’estero tante giocatrici di valore; questo significa che riconoscono la competitività del campionato italiano. Se devo dirne una posso dirti… non sono stata molto attenta durante le partite (ride). Dico Thomas, della Roma. Però se dovessi sceglierne proprio una, in generale, da portare nella mia squadra, dico Giugliano.

Ti dico solo una cosa: maglia azzurra. Tu che cosa mi rispondi?

Io ne sono appena uscita perché sono troppo vecchia per far parte dell’U23. Il pensiero va sicuramente alla maggiore, quando esci dalle giovanili è inevitabile, però c’è ancora tantissimo da lavorare. Al momento quelle che sono in nazionale, per fortuna dell’Italia, sono davvero forti forti. Quindi sì, il pensiero ci va però c’è prima da fare tanto qua a Sassuolo quest’anno.

Ci salutiamo con una domanda più leggera, visto anche che tifiamo per due squadre rivali nel maschile. Le due punte, Lukaku e Higuain. Cosa prenderesti da loro e perché?

Da Lukaku, e forse un po’, anzi non dico che mi ci rivendo anche perché il mio idolo è Diego Milito a prescindere, prenderei la forza. È una bestia, non si fa problemi a puntate l’avversario quindi sì, prenderei quello. Da Higuain prenderei il senso del gol. Adesso magari alla Juve segna un po’ meno ma, sopratutto quando era a Napoli, non importava come, si girava, calciava e la palla finiva in porta.

Claudia Ferrato

 

Un ringraziamento speciale a Claudia Ferrato.

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Intervista di Marialaura Scatena 

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