Parlare di scudetto a Roma, sponda bianco-celeste, sembra una sorta di tabù. Qualche giorno fa il Direttore Sportivo della Lazio Igli Tare ha dichiarato che la vittoria del campionato non riguarda la sua squadra. Eppure, con un ritardo di sei punti dalla Juventus e una partita da recuperare che potrebbe portare l’XI di Inzaghi al secondo posto è ora che anche a Formello ci si prenda l’onere di ammettere che sì, la lotta scudetto riguarda anche la Lazio. Vediamo con quali certezze i biancocelesti affronteranno il girone di ritorno della Serie A per puntare a qualcosa che rimarrebbe nella storia del calcio italiano.

Una difesa consolidata

La difesa a 3 di Simone Inzaghi è diventata ormai un marchio di fabbrica dell’ex attaccante. In questa stagione il tecnico è riuscito a far fare il salto di qualità tanto atteso a Luiz Felipe che, dopo 49 presenze in A nonostante i soli 22 anni, è uno dei maggiori talenti difensivi del nostro campionato, nonostante qualche ingenuità come contro il Napoli in Coppa Italia. Ad affiancare il brasiliano ci sono due uomini d’esperienza come Acerbi e Radu. Il primo è a tutti gli effetti il leader carismatico della Lazio, mentre il secondo tornato perfettamente nelle gerarchie laziali dopo un’estate a dir poco travagliata. Inoltre, Inzaghi può contare anche sull’angolano Bastos che quando chiamato in causa non ha mai sfigurato né abbassato il livello. Con 18 gol subiti la Lazio è la seconda miglior difesa della Serie A dopo l’Inter, grazie anche ad un Thomas Strakosha che, oltre ad aver fatto lievitare il suo prezzo di mercato, ha dato sicurezza a tutta la linea.

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Un centrocampo equilibrato

Se il mercato estivo di Tare, stranamente, non è stato dei migliori, portando a Roma giocatori come Vavro e Jony che continuano a far fatica a trovare spazio, il DS laziale ha piazzato un colpo praticamente perfetto acquistando dalla Spal Manuel Lazzari. Acquisto esoso per le casse di Lotito ma di estrema lungimiranza, considerando le caratteristiche perfette per il gioco di Inzaghi del vicentino classe ’93. Quinto di destro a tutta fascia, polmoni da maratoneta e buona tecnica l’hanno reso insostituibile nell’out di destra.

Dal lato opposto del campo resta titolare capitan Lulic che, pur essendo il giocatore sul quale sarebbe possibile fare un upgrade durante le sessioni di mercato, non sembra intenzionato a lasciare il posto ai concorrenti. A fare ordine in mezzo c’è l’insostituibile Lucas Leiva, altra genialata di Tare, che pur non avendo piedi educati è uno dei migliori interditori della Serie A.

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I quattro fenomeni

Tutti i giocatori che abbiamo citato sono senza dubbio fondamentali per il cammino da urlo della Lazio, ma ce ne sono quattro che stanno letteralmente facendo impazzire l’Olimpico. Il primo è Milinković-Savić, talento che da sempre divide il pubblico e che sembra sempre lì lì per andarsene, eppure. Sempre in campo in tutte le 19 partite, 3 gol e 4 assist, oltre ad un dominio fisico che da interno di centrocampo sta facendo diventare matti i difensori avversari. Poi c’è Luis Alberto, il genio della squadra. Il numero 10 è uno dei giocatori con più visione di gioco della Serie A, capace di dettare geometrie sia orizzontali che verticali. Preso praticamente a zero qualche stagione fa, ora è uno dei centrocampisti più forti in Italia.

Il terzo gioiello laziale è Correa che in questo momento sta avendo delle noie fisiche che l’hanno portato al forfait nelle ultime gare. L’argentino ex Sampdoria ha già collezionato 6 gol, dimostrandosi una perfetta seconda punta. E poi c’è Ciro. Ciro Immobile ad oggi è un’autentica ira di Dio. A tratti incontenibile, continua a segnare con una facilità disumana, facendo impazzire gli statistici con medie gol a partita e record da battere. Battere il numero di reti di Higuain fino pochi mesi fa sembrava impossibile, ma con questo ritmo Immobile o lo farà, o ci andrà molto vicino.

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E poi, vogliamo parlarne di Caicedo?

Chi mastica un po’ di ciclismo capirà il paragone: Caicedo è il Mark Renshaw di Cavendish. Il gregario perfetto. L’uomo che, oltre a non fiatare pur essendo tendenzialmente dietro a Correa nelle gerarchie, lavora, segna e fa gol importanti. 5 gol, di cui alcuni di importanza vitale per la Lazio, sono il bottino dell’ecuadoriano. Chiamarlo riserva sarebbe davvero un insulto all’importanza a dir poco centrale di Caicedo nei biancocelesti. Se la Lazio può continuare a sognare è anche merito suo.

In conclusione, la Lazio non perde in campionato dal 25 settembre (0-1 contro l’Inter), viene da 11 vittorie di fila, non ha le coppe europee da disputare ed è uscita ai quarti di Coppa Italia dopo un rocambolesco 1-0 contro il Napoli di Gattuso. Dovrà lottare solo in campionato e, considerando la rosa non molto lunga di Inzaghi, questo potrà essere un fattore positivo. Igli Tare ha affermato che lo scudetto non è affare loro, per ora i numeri dicono il contrario!

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