A livello di spettacolarità, è indubbio che questa 21ª giornata di Serie A stia rappresentando uno dei turni più interessanti ed emozionanti di questo campionato. Tuttavia, fra la divertente sfida di venerdì sera che ha visto il Milan battere per 1-0 il Brescia, la storica e sontuosa vittoria per 7-0 ottenuta dall’Atalanta ieri sera contro il Torino, ed un Inter-Cagliari terminato in pareggio senza tuttavia rimaner povero di intensità e intrattenimento, le grandi attese di questa domenica non possono che essere per le sentite sfide fra Roma e Lazio, nel celebre “Derby della Capitale” e per Napoli-Juventus, che nel posticipo delle 20:45 chiuderà questo entusiasmante weekend. Se a livello di fascino, la sfida del San Paolo è la più attesa soprattutto per il “ritorno a casa” di Maurizio Sarri, la classifica parla chiaro: questa volta il vero big match è il derby capitolino.

Infatti, pur trovandoci all’alba del girone di ritorno, con ancora moltissime partite davanti, il 174° confronto tra le compagini romane rappresenta uno snodo cruciale per il proseguio della stagione di entrambe, soprattutto dal punto di vista del morale e delle ambizioni.
In questo momento della stagione, dopo ben undici vittorie consecutive in campionato, è la Lazio ad arrivare all’appuntamento da favorita: non solo per l’ampio vantaggio in classifica rispetto ai rivali della “maggica” (7 punti con una partita in meno), ma anche per le opposte prestazioni offerte in Coppa Italia dagli uomini di Inzaghi e Fonseca in casa di Juventus e Napoli. I biancocelesti sono usciti dal torneo vinto l’anno scorso tra mille polemiche e con un rigore sbagliato “goffamente” da Immobile, dominando a tratti la gara e confermando ancora una volta il loro strepitoso periodo di forma, mentre all’Allianz Stadium i giallorossi dopo 45 minuti erano già sotterrati dai colpi di Ronaldo e compagni.

 

Fra i numeri e il cuore

Sarà quindi un derby che come dicevamo si preannuncia fondamentale per entrambe le compagini, le quali, oltre ai risultati, stanno disputando due stagioni molto diverse anche sul piano del gioco, dell’atteggiamento in campo e di conseguenza, dei numeri. Infatti, andando ad analizzare più nello specifico alcune statistiche, troviamo che la Roma concede meno tiri a partita (11,1 di media) di qualsiasi altra squadra di Serie A, mentre la Lazio ha il record di gol nell’ultimo quarto d’ora (ben 13) e ne ha segnati addirittura 6 nei minuti di recupero.

Tuttavia, quanto i numeri appartengano alla teoria, o almeno non siano da considerare scienza esatta, lo ha dimostrato proprio il derby d’andata, cinque mesi fa: 23 tiri, di cui 4 respinti dal palo, non bastarono ai giocatori di Inzaghi per vincere. Il gol di Luis Alberto servì per rimontare il rigore in apertura di Kolarov, altro dato in controtendenza rispetto agli esiti del campionato, in cui la Lazio ha goduto di ben 13 possibilità dal dischetto. Il motivo è semplice: la squadra di Inzaghi entra in area e arriva a contatto con il portiere avversario come nessuno in Serie A. Il secondo miglior attacco (con 46 gol) dietro all’Atalanta ha prodotto solo una rete da fuori area (Acerbi con un sinistro pazzesco dai 35 metri contro il Torino), tutte le altre sono maturate nei 16 metri. La Roma, invece, è temibile dalla distanza e possiede buoni tiratori: i giallorossi hanno realizzato ben 7 gol da fuori area, sfruttando i calci piazzati di Kolarov o i colpi di Pellegrini e Under. Meglio ha fatto solo l’Atalanta di Gasperini con 9 reti dalla distanza.

Questione di testa

Da tutto ciò quindi, il dato che emerge nella maniera più incotrovertibile è uno in particolare: conta l’atteggiamento. Inzaghi ha rivisto certe posizioni rispetto all’inizio della stagione in cui privilegiava un pressing alto e furioso, ma non troppo redditizio. La Lazio si stancava, perdeva lucidità e misure, mentre ora riesce ad alternare pressione e fraseggio, lanci lunghi e gioco corto.

Fonseca parla di linea difensiva alta e invece si è assai “italianizzato”, cercando di coprirsi ancora meglio e di più rispetto alle prime giornate, non a caso aveva trovato un argine con Mancini da vanti alla difesa e poi lo ha riportato dietro con Smalling quando è cresciuto Diawara, perso all’Allianz Stadium per un infortunio al menisco.

Un valore Capitale

E insomma, per questi motivi e non solo Roma e Lazio sono pronte ad affrontare uno dei derby più attesi e importanti degli ultimi anni, soprattutto per quanto concerne i rispettivi sogni e obiettivi. Ai giallorossi il compito di vincere quello che potrebbe anche essere l’ultimo confronto da proprietario di James Pallotta, battendo la rivale con la quale – oltre l’Atalanta e qualche altra possibile outsider – si giocherà un posto in Champions da qui a fine campionato. Dal canto suo, invece, la squadra dell’aquila di poter accorciare sulla Juventus, sfruttando il match a Napoli dei biancoreri, ma soprattutto ha la ghiotta occasione di agganciare l’Inter al secondo posto.

In ogni caso, classifica ed obiettivi a parte, il derby a Roma resta la partita più importante dell’anno per le due tifoserie, e il risultato finale potrà determinare il finale di questa stagione e/o stravolgerne i valori.

La capitale si ferma, a Roma si gioca il derby.

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