Raccontare la storia di Kobe Bryant non serve. Kobe Bryant è il simbolo della pallacanestro a cavallo tra i due millenni. Kobe è, e continuiamo a usare il presente, il Black Mamba e lo sarà per sempre. Però voglio provare a raccontarvi ciò che è stato per me, quello che ha rappresentato nella mia adolescenza. In terza elementare decisi di iniziare a giocare a basket e il primo acquisto “cestistico” che feci fu un pallone giallo-viola dei Lakers. Era un 3 o un 5, d’altronde le mie mani erano ancora piccole. Così iniziai a palleggiare con quei colori, senza mai diventare un fenomeno, anzi.

Kobe Bryant

Qualche mese dopo, vidi tutti i miei amici ad allenamento con le maglie dei giocatori NBA. O’Neal, T-Mac, Garnett e tanti altri, ma io volevo la 8 di Kobe Bryant. In centro a Padova c’era un negozio della Champions che all’epoca vendeva le maglie ufficiali ma ovviamente la 8 del Mamba non c’era mai, sempre esaurita. Però io la volevo, la volevo a tutti i costi. Così la feci ordinare dal sito dei Lakers a mio padre. Amazon Prime era ancora un lontano miraggio e le spedizioni erano assai lente. Dopo due settimane arrivò una mail che la mia canotta era andata smarrita, la solita “iella”… Me ne avrebbero inviata un’altra.

Dopo quasi un mese arrivò la 8 viola di Kobe Bryant, un sogno che diventava realtà. Gioco del destino, un mese e mezzo dopo arrivò anche quella che era andata persa. Uguale, sempre viola, sempre con l’8 di Kobe. Ma cosa poteva interessarmi? Avevo due maglie di Bryant ed ero il bambino più felice del mondo. Oggi, quasi vent’anni dopo, quell’8 è nell’armadio, non ci entro neanche tirando dentro la pancia. Stanotte stesa sul letto, così che quell’8 rappresenti l’infinito.

Kobe Bryant

Non servono altre parole.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here