Battendo la Fiorentina, nel quarto di finale di Coppa Italia, l’Inter si è aggiudicata il passaggio alle semifinali della suddetta competizione, dove dovrà vedersela con il Napoli di Gennaro Gattuso. Il successo contro i viola, per i nerazzurri, è di vitale importanza per il morale. Dopo una prima parte di stagione formidabile, la squadra di Antonio Conte, nel mese di gennaio, ha rallentato il suo cammino in campionato, perdendo prima la vetta e poi il contatto dalla Juventus, attualmente prima in classifica. Tuttavia, alla luce della frenata dei bianconeri contro il Napoli, lo scorso fine settimana, il primo posto rimane ancora facilmente raggiungibile. I punti di distacco restano appena 3. Una distanza minima, che significa poco, se si considerano le 17 giornate ancora da disputare.

L'esordio di Eriksen con la maglia dell'Inter

Inoltre, grazie alla sessione invernale di calciomercato, l’Inter ha rafforzato il proprio organico, inserendo tre calciatori che possono tornare molto utili all’allenatore salentino. Se Moses e Young potranno far rifiatare Biraghi e Candreva, anche perché gli impegni inizieranno a diventare sempre più fitti e ravvicinati, l’innesto di Christian Eriksen non può rappresentare semplicemente un tassello aggiuntivo. La trattativa che ha portato il danese nella Milano nerazzurra è stata lunga e complessa. Ma è andata a buon fine. E in attesa del responso del campo, giudicando per il momento quello che ha fatto in Premier League, ci sentiamo di dire che ne è valsa la pena. I numeri sono molto importanti. Sono 51 le reti e 66 gli assist distribuiti in 266 partite giocate.

Eriksen con la maglia del Tottenham

L’esordio di Eriksen con la maglia nerazzurra

Al Tottenham, Eriksen ha letteralmente dominato da trequartista, ma non solo. Spesso, infatti, lo si è visto in Inghilterra occupare anche il ruolo di mezzala, dimostrando come non sia solo un giocatore bravissimo nel leggere la linea di passaggio giusta in fase di rifinitura. Ma anche un profilo mobile e dinamico quando l’azione deve ripartire. Ieri, ad esempio, entrato in campo nella seconda frazione di gioco, Eriksen si è immediatamente calato nella partita, capendo quello che andava e non andava fatto in un momento delicato.

Un minuto dopo il suo ingresso, Barella ha trovato una rete di pregevole fattura. Nel frangente successivo, si è capito l’impatto che potrà dare il danese in campo ad una squadra, che nella verticalità ha trovato il suo punto di forza. Nonché quello più efficace per colpire l’avversario. Anziché insistere sulla profondità, infatti, l’Inter ha preferito cercare Eriksen, perché capace di garantire più tranquillità e palleggio anche per vie orizzontali. Senza accelerare più di tanto, visto il vantaggio acquisito. Eppure, un lampo del 24 nerazzurro c’è stato. Quando gli è stata concessa la possibilità di avanzare fino al limite dell’area di rigore, Eriksen non ha esitato a dare un pallone delizioso a Lautaro Martinez che, inseritosi con un attimo di ritardo (rete, difatti, annullata per fuorigioco) in area di rigore, aveva raccolto la sfera del compagno di squadra.

Sarà 3-4-1-2 ora per sfruttare al meglio la pericolosità in rifinitura offerta dall’ex Tottenham? Conte, come ha dichiarato a fine partita, un pensiero lo sta facendo. Anche consapevole del fatto che, per cambiare un sistema e un modo di gioco collaudati e funzionali per la sua rosa, bisognerà fare un lavoro dispendioso e potrebbe servire tempo. Da non escludere comunque il possibile impiego di Eriksen da interno di centrocampo, zona, come già detto, presidiata ai tempi del Tottenham. L’unico dubbio, probabilmente, può essere legato all’intensità, soprattutto in fase di non possesso, che chiede Conte alle sue mezzali. Mezzali che, oltre a dare assistenza al duo Lautaro – Lukaku, devono essere brave ad inserirsi con i corretti tempi di gioco. Un limite per la sua creatività?

Eriksen e Ramsey: gemelli diversi

Può esser fatto un parallelismo tra Eriksen e Ramsey, arrivati entrambi dalla Premier League? In realtà, il gallese ha altre caratteristiche. Il calciatore della Juventus, approdato a Torino la scorsa estate, finora ha deluso le attese. Dopo l’infortunio di Douglas Costa, avvenuto alla terza giornata di campionato, e un recupero lento, dovuto alla fragilità fisica del brasiliano, Maurizio Sarri ha cambiato modulo. Con un Dybala rivitalizzato e difficilmente collocabile in un tridente, l’ex allenatore del Napoli ha dovuto adottare il rombo, con un trequartista alle spalle di Dybala/Higuain e Cristiano Ronaldo.

La fiducia data a Federico Bernardeschi non è mai stata ripagata dal 33 bianconero. Sarri, dunque, sperando di ritrovarlo dal punto di vista fisico (anche lui spesso alle prese con infortuni muscolari), ha provato proprio Ramsey dietro le due punte. Un ruolo, peraltro, non sperimentale, dal momento che il classe ’90, all’Arsenal, ha giocato anche in quella posizione. In Nazionale, diverse volte ha giocato addirittura da mezzapunta.

Tuttavia, per quale motivo Ramsey ha reso meno di quanto ci si aspettasse? Può centrare la brillantezza fisica, certo, che può togliere lucidità a livello tecnico. Ma un aspetto rilevante può anche essere la mattonella che vanno ad occupare Dybala e Ronaldo. Sia l’argentino sia il portoghese, infatti, preferiscono venire incontro al pallone per partire, talvolta, anche da dietro, in posizione decentrata. Dybala da destra, Ronaldo da sinistra. Pertanto, ad occupare l’area di rigore, a dettare la profondità, la maggior parte delle volte, è lo stesso Ramsey.

Per le combinazioni veloci che amano fare Lukaku e Lautaro, è molto probabile che Eriksen faccia un lavoro completamente differente da quello che ha fatto Ramsey, fino a questo momento. Magari ci sarà bisogno di un periodo di adattamento. Ma tatticamente, Eriksen è il calciatore giusto, il migliore che l’Inter potesse desiderare di avere adesso.

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