La scorsa settimana a nostro modo, nella nostra lingua, abbiamo voluto accompagnare il saluto del mondo a Kobe Bryant scegliendo il silenzio e non raccontando nessuna storia. Oggi tornano ”Le Beatrici: storie di donne di Serie A”  per l’undicesimo appuntamento di questa stagione con Katja Schroffenegger!

Il Sassuolo non smette di stupire, il Milan rimonta nel derby, la Roma passa di misura sull’Empoli e una prodezza di Lázaro regala i tre punti alla Fiorentina. Il campionato è entrato nel vivo e nulla appare scontato. 

A San Gimignano arriva la Juventus. Il Santa Lucia è vestito a festa per l’occasione, l’opzione di disputare il match in un impianto più capiente e attrezzato non è stata quasi presa in considerazione. Come il cuore della città è protetto dalle mura, così una banda di sfrontate e determinate ragazze da il meglio di sé nel rettangolo verde dello stadio di casa.

Nello skyline delle torri della Manhattan del medioevo, famoso in tutto il mondo, la più alta, quella del Podestà, la Torre Grossa non può che essere Katja Schroffenegger.

Alla vigilia della partita di andata sui suoi profili social, sotto una sua vecchia foto, scriveva: ”Non servono motivazioni extra per domani!”. Chissà cosa passava nella testa di una bambina cresciuta emulando Buffon mentre metteva piede sul campo della Juventus. Certo è comune ispirarsi ad un colosso ma Katja ha le idee chiare. Di lui dice: ”è semplicemente il migliore di tutti”.

Persino Manuel Neuer ha dichiarato di aver avuto Gigi come modello. A detta sua guardava molte partite della Juventus e dell’Italia da ragazzo. Chissà invece quante ne avrà viste Schroffi. E quante di Neur invece, che negli anni in cui lei militava nelle file del Bayern era la saracinesca dei Bavaresi. Con i rossi di Germania resta due anni, vince un titolo, ma la rottura del crociato funesta la sua avventura. 

Katja Schroffenegger

Era il 2013 quando da Jena aveva raggiunto Monaco e già portava l’eredità di un infortunio alla mano. Un anno al Leverkusen e poi inizia a farsi spazio in lei il richiamo dell’Italia, d’altronde a quei tempi è una pedina della nazionale di Cabrini. Torna a casa. Passa per il Sudtirol e per l’Unterland e poi approdare all’Inter dove si rende protagonista della promozione in massima serie.

Non gioca la Serie A con le nerazzurre ma è contro di loro che sfodera una prestazione maiuscola. La Florentia ha infatti trovato in lei un baluardo che in alcuni giorni par davvero insuperabile. I guantoni di Schroffenegger hanno preso un punto contro Inter e Roma e tre contro il Milan. Il portiere para, l’attaccante segna e in mezzo al campo si lotta: così funziona la Florentia San Gimignano. È la cosa più vecchia del mondo ma sorprende ancora. 

È andata così anche contro le prime della classe: Katja ha deciso che la rete doveva restare inviolata. Anche quando una sua sbavatura stava per favorire le avversarie è sgusciata quasi dal nulla e si è materializzata proprio lì dove Pedersen voleva spingere il pallone quasi a botta sicura.

A chi le chiede perché proprio il portiere lei risponde ‘Mi piace volare”, come sulla pregevole conclusione di Girelli. Il calcio è semplice: l’attaccante segna ma il portiere deve essere d’accordo. 

Katja Schroffenegger

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