Nessuno avrebbe scommesso sugli scaligeri ad inizio campionato. Eppure, dopo ventidue giornate, la squadra dell’allenatore Ivan Juric, alla luce del pareggio esterno contro una delle big del torneo (la Lazio di Simone Inzaghi), continua a sorprendere. I 31 punti racimolati finora, con la zona retrocessione distante 15 lunghezze, avvicinano inevitabilmente l’obiettivo della salvezza. In realtà, già adesso, trovandosi nella parte sinistra della graduatoria, il Verona potrà dare uno sguardo a chi è davanti. Tenendo comunque un occhio di riguardo per ciò che può accadere dietro. Il Cagliari, momentaneamente sesto in classifica, in zona Europa League, è lontano due punti. Inoltre, la neo-promossa fa parte di un raggruppamento molto ampio che include anche altre compagini. Oltre alla squadra di Maran, c’è anche il Parma, il Milan, il Napoli e il Bologna. Una bagarre che si preannuncia divertente.

Lazio - Hellas Verona

Il pareggio ottenuto contro i biancocelesti, nel recupero della diciassettesima giornata di campionato di mercoledì, può voler dire tutto. Ma può anche significare poco, se si vuole provare a capire quale sarà il destino degli uomini di Juric. Tuttavia, ci sono stati alcuni frangenti del match che hanno fotografato al meglio il credo calcistico del tecnico croato. Insomma, che squadra è diventata o può diventare questo Verona? Prendendo in esame il dato relativo alle reti subite (soltanto 23), appare evidente quale sia l’impronta che l’ex allenatore del Genoa ha voluto dare ai suoi calciatori. Che è ben lontana dall’idea “catenacciara” e prettamente “difensiva” alla quale erroneamente potremmo pensare.

Al contrario, il Verona è una squadra che atleticamente è difficile da affrontare e contrastare. Infatti, nella classifica dei km percorsi (109.566), da inizio stagione, è addirittura terzo, dopo Inter e Parma. E se la posizione dei nerazzurri e dei crociati è giustificata da un calcio verticale, che punta all’intensità specie in zona offensiva, il terzo posto del Verona è dovuto all’aggressività costante soprattutto nella fase di non possesso. Dunque, una squadra che punta raramente ad abbassarsi per aspettare l’avversario. Ma che prova ad andare alta e catturare immediatamente il pallone.

Ivan Juric, allenatore dell'Hellas Verona

A tal proposito, possiamo considerare quello che è accaduto contro il Milan. Un pressing asfissiante che denota la grande organizzazione del collettivo. Castillejo è costretto a buttare via il pallone, non avendo compagni vicino a permettergli un’uscita pulita. Amrabat lo raccoglie. Intorno a sé, ha l’imbarazzo della scelta. Tuttavia, anziché gestire la sfera e distribuirla facilmente per Miguel Veloso (alla sua destra), decide di premiare il taglio perfetto di Faraoni, che, a sua volta, sa che alle sue spalle lo stesso movimento lo ha effettuato anche Pessina, e gli cede il pallone. L’azione si concluderà con Zaccagni che non riuscirà a segnare per via del palo colpito.

Milan - Hellas Verona

Il dato che, fino ad ora, penalizza un Verona molto attento e molto abile nell’applicazione tattica nei vari momenti della partita, è relativo alle reti fatte. Solo 26, a sottolineare, quindi, la sterilità offensiva. Anche contro la Lazio, le occasioni create dalla formazione gialloblu sono state tante (10). Nessuna ha sbloccato il risultato. La più clamorosa avuta all’84’. Anticipo netto di Kumbulla su Parolo e ripartenza veloce letta benissimo da Miguel Veloso, il quale sceglie di passare a Zaccagni perché si avventuri in campo aperto, senza essere disturbato dai giocatori avversari. Intanto, sul lato opposto, Borini era già scattato e sarà lui a capitalizzare il tutto, trovando però la risposta pronta di Strakosha.

Gioco rapido, orgoglio, sacrificio, ritmi alti e una minuziosa cura tattica che ha messo in difficoltà anche l’Atalanta di Gian Piero Gasperini (il ribaltone avvenne solo allo scadere). Domani, per resistere alla Juventus, ci sarà bisogno di tutto questo. Per adesso, Juric si gode il momento positivo dei suoi ragazzi. Che sia riscatto o rivalsa, non lo sappiamo. Di sicuro, il lavoro portato avanti dall’allenatore è la conseguenza logica del risultato attuale, ampiamente meritato.

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