Nel 2001 l’International Rugby Board, ora World Rugby, ha istituito il premio di miglior giocatore dell’anno. Diciannove assegnazioni, monopolizzate da due ruoli, appaiati a quota 7 nell’albo d’oro: mediani di apertura e flanker. Tra i numeri 10 troviamo alcuni uomini simbolo del rugby del terzo millennio, da Jonny Wilkinson a Dan Carter, passando per Beauden Barrett e Jonny Sexton. Tra le “terze ali” invece compare Sua Santità Richie McCaw, il miglior rugbista della storia, oltre ai vari Thierry Dusatoir, Schalk Burger e l’attuale detentore del titolo Peter-Steph du Toit.

Openside vs Blindside

Prima di addentrarci tra i migliori interpreti del ruolo è doveroso capire le differenze tra le due tipologie di terze ali. I due flanker che compongono il pack di mischia vengono definiti “blindside flanker” (il numero 6 per intenderci) e “openside flanker” (il numero 7). Storicamente, i 7 sono quelli più evidenti in fase offensiva perché operano appunto nel lato aperto/forte del campo, mentre i 6 dal lato chiuso, componendo la mischia chiusa in base al posizionamento di essa sul terreno di gioco. In fase difensiva i flanker si caratterizzano per varie skills: innanzitutto l’abilità da fetcher, il cacciatore di palloni, alla O’Mahony per fare un esempio; in secondo luogo, più raramente, la capacità di fungere da ball carrier, in stile Ardie Savea.

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Per quanto riguarda la mischia chiusa le differenze dei due flanker si fanno molto più rilevanti. Sull’introduzione avversaria il compito principale è affidato al blindside flanker, essendo il più vicino al lato chiuso rispetto al numero 8 o al pilone ancora ingaggiato. Per questo motivo, il numero 6 ha un ruolo più difensivo rispetto al 7, più mobile e maggiormente adatto al gioco al largo.

I migliori interpreti

Nell’ultimo decennio il panorama della palla ovale ha visto le gesta di alcuni dei migliori flanker di sempre. In questo momento storico possiamo tranquillamente affermare che tutte le principali nazionali hanno in rosa delle terze ali di livello assoluto. Nell’emisfero nord in questo momento a farla da padrone è sempre l’irlandese Peter O’Mahony, il miglior blindside al mondo assieme al capitano Springboks Siya Kolisi. Tra i numeri 6 sta crescendo molto anche il gallese Ross Moriarty, phisique du role non indifferente, capace di giocare anche da terza centro e comporre con Justin Tipuric un tandem di spessore. Lo stesso Tipuric ha dovuto ereditare la maglia di quello che per molti è stato l’openside flanker europeo degli anni ’10, Sam Warburton.

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Tra i numeri 7 non si può non citare Peter-Steph du Toit, miglior giocatore al mondo del 2019 che ha segnato un punto di svolta per quanto riguarda la versatilità dei flanker. Dominatore in touche anche in una nazionale dove non ce ne sarebbe particolarmente bisogno, fenomenale nei breakdown e ottimo placcatore, un connubio perfetto tra 6 e 7. In Europa i migliori intrepreti attualmente sono l’inglese Sam Underhill, l’emblema della sana aggressività sportiva, ed Hamish Watson, ball carrier sublime e fetcher con pochi eguali.

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Da non dimenticare anche i fuoriclasse dell’emisfero sud: in Nuova Zelanda è toccato a Sam Cane ereditare la pesantissima maglia di McCaw e, pur non essendo McCaw, sta dimostrando di essere un giocatore di elevato spessore. Tra l’altro, la terza linea All Blacks, composta da Cane, Savea e Read è da considerarsi come una delle migliori assieme a quella del Sudafrica e quella dell’Inghilterra.

E in Italia?

Non possiamo di certo azzardare paragoni con i mostri sacri citati in precedenza, tuttavia tra gli azzurri uno dei nomi più interessanti e che già da alcuni anni si sta ritagliando un ruolo importante è quello di Sebastian Negri.

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