La Juventus è lenta, non è squadra. È colpa di Maurizio Sarri”.

Tre frasi che da ieri sera rimbalzano sulla Lione-Torino del pallone: una linea a bassa velocità, a giudicare dalla prestazione bianconera.
Il Comandante Sarri, che guida il più nobile dei club cisalpini, sembra l’ombra del condottiero di Empoli e Napoli. La squadra – per sua stessa ammissione – viaggia ad una velocità diversa da quella impostata sul ponte di comando. Gioca ad un ritmo anni luce distante da quello del fu Napoli sarriano. Soprattutto, pare un non collettivo, una somma malriuscita di singoli che, se non inventano il colpo, non trovano sfogo alle loro qualità tecniche.

 

Forse la Juve – intesa come rosa – è stata sopravvalutata, in primis da chi l’ha costruita. Forse il Comandante stesso è l’uomo sbagliato al posto sbagliato. Ricordate la sfuriata con la tuta del Chelsea a poche ore dal calcio d’inizio della finale di Europa League, contro l’Arsenal a Baku? Ecco, sembrava la scossa di chi tiene tutti sulla corda per non fallire l’obiettivo finale. Ma venne dopo mesi di diffidenza e torpore vissuti nella Londra blues. Incubi che si sono moltiplicati per mille sotto la Mole. C’è tempo per rimediare, d’accordo. Il ritorno allo Juventus Stadium non vedrà i bianconeri già eliminati. È però vero che conquistare la Champions, a velocità così basse e senza solidità di impianto, pare una chimera.

Forse è solo una congiuntura malefica. Le altre che corrono di più (in Europa come in Italia), il gruppo che ci crede di meno (a sentire Bonucci post Lione) e un fumatore integralista in panchina, quando servirebbe un abile maniscalco per continuare la galoppata.

Non resta che ribaltare il verso a quella strada ferrata. Gioco, compatezza, intensità: quello che in Francia non si è visto. Come? Il Comandante saprà bene la rotta.

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