C’è stato un giorno, neanche troppo lontano, in cui il calcio italiano si illuse di essere tornato padrone della seconda competizione europea per club. Quella coppa che un tempo era rassicurante giardino di casa per le nostre squadre, prima che il nuovo millennio ci relegasse a periferia del calcio continentale. Eccezion fatta per qualche exploit sempre più sporadico. Quel 26 febbraio 2015 il calcio italiano portò Inter, Fiorentina, Roma, Napoli e Torino, in un sol colpo, agli ottavi di finale di Europa League. Facendoci rivivere per un attimo quei magnifici anni ’90.

Inter-Celtic 1-0

L’Inter della stagione 2014/2015 è ancora in una di quelle sue sbiadite versioni figlie del post-triplete. Dopo un anno di onorevole assestamento, chiuso al quinto posto, Walter Mazzarri comincia la sua seconda stagione in nerazzurro.

È l’anno della tanto discussa maglia con le pinstripes, comprensibilmente accolta con poco favore dalla tifoseria. Soprattutto, è il primo anno senza più alcun reduce della splendida squadra che ha vinto tutto con Jose Mourinho.

La stagione si apre presto: poco dopo ferragosto c’è già il preliminare contro gli islandesi dello Stjarnan, facilmente superati con un complessivo 9-0. I nerazzurri si qualificano poi da primi, senza infamia e senza lode, in un girone che comprende Dnipro, Qarabag e Saint-Étienne.

Nel frattempo, però, dopo la sconfitta sul campo del derelitto Parma (destinato al fallimento) e il pareggio interno contro il Verona, si è chiusa l’avventura di Mazzarri sulla panchina nerazzurra. A sostituire il tecnico toscano viene chiamato un ex dei tempi belli, Roberto Mancini, reduce dall’esperienza al Galatasaray.

Dopo gli acquisti di Brozovic, Shaqiri e Podolski a gennaio, l’Inter si presenta con rinnovate speranze alla fase ad eliminazione diretta. L’andata a Celtic Park è colma di rimpianti: sul doppio vantaggio dopo un quarto d’ora (Shaqiri e Palacio) e di nuovo avanti grazie al secondo gol dell’argentino, i nerazzurri si fanno riprendere al 93’ da John Guidetti. Ma il 3-3 esterno è comunque un buon risultato in vista del ritorno al Meazza.

Sette giorni più tardi gli uomini di Mancini, con il loro completo azzurro di coppa (altra scelta stilistica poco azzeccata di quella stagione), soffrono in avvio. Con Hernanes spaesato in mezzo al campo e Shaqiri eccessivamente fumoso. L’ingenua espulsione di Van Dijk (non ancora in versione candidato pallone d’oro), poco dopo la mezz’ora, potrebbe rappresentare la svolta del match. Ma i nerazzurri sprecano troppo, gli scozzesi non mollano un centimetro e capitolano solamente al minuto 88. Quando Guarin, con uno dei suoi destri al fulmicotone, fulmina Gordon e conduce l’Inter agli ottavi.

Europa League

Fiorentina-Tottenham 2-0

I viola, al terzo anno con Vincenzo Montella in panchina, sono una squadra che gioca un bel calcio, tecnico e propositivo. Il quarto posto della stagione precedente ha permesso loro di accedere direttamente alla fase a gironi di Europa League. Il raggruppamento è piuttosto morbido, comprendendo Guingamp, PAOK Salonicco e Dinamo Minsk.

Proprio la prima fase della competizione permette alla Fiorentina di dare slancio alla propria stagione, segnata da un avvio stentato in campionato. L’arrivo a gennaio dell’egiziano Mohamed Salah, in prestito dal Chelsea, sembra il tassello ideale per andare alla caccia del trofeo.

Il sorteggio si rivela però poco benevolo. Riserva infatti ai viola, agevolmente primi nel girone, l’affascinante sfida contro il Tottenham di Pochettino, giunto invece secondo nel Gruppo C alle spalle del Besiktas. La gara d’andata a White Hart Lane si chiude sull’1-1, per effetto dell’immediato vantaggio Spurs con Soldado e del pareggio di Basanta per i gigliati. Un risultato molto promettente in vista della sfida di ritorno.

Il 26 febbraio, va in scena al Franchi una delle notti più belle della storia recente viola. Contro un avversario superiore per larghi tratti della gara, la Fiorentina lotta, soffre, si difende strenuamente. Per poi crescere nella ripresa e vincerla grazie a Mario Gomez, che nelle coppe ha ormai trovato la sua dimensione ideale. E a Momo Salah, divenuto in brevissimo tempo autentico idolo della Fiesole. Il Tottenham prova fino all’ultimo a riaprire il match, ma Lamela, Soldado ed Eriksen sbattono su un Neto in serata di grazia.

Europa League

Feyenoord-Roma 1-2

Dopo il secondo posto del campionato 2013/2014, la Roma di Rudi Garcia si appresta a fare il suo ritorno in Champions League a distanza di quattro anni dall’ultima volta. Il girone è molto tosto, ma i giallorossi lo cominciano nel migliore dei modi: netto 5-1 al CSKA Mosca e prezioso 1-1 in casa del Manchester City, con un eterno Francesco Totti meraviglioso protagonista.

Ma il drammatico 1-7 subìto all’Olimpico ad opera del Bayern Monaco mina ogni tipo di certezza e lascia in eredità tossine pesanti, che condizioneranno tutta la stagione. Lo 0-2 dell’ultimo turno contro il City fa retrocedere in Europa League i capitolini, che ai sedicesimi se la dovranno vedere con gli olandesi del Feyenoord.

Il risultato della gara d’andata (1-1 con reti di Gervinho e Kazim-Richards) passa in secondo piano a causa delle vicende extra campo. I tifosi olandesi devastano il centro di Roma. Vandalizzano Campo de’ Fiori e la fontana della Barcaccia in Piazza di Spagna, poi vengono a contatto con la polizia e lanciano bottiglie, fumogeni e bombe carta.

Anche il match di ritorno si svolge in un clima elettrico: i tifosi di casa mostrano una banana all’indirizzo di Gervinho. E la partita viene anche sospesa per 15’ a causa di un fitto lancio di oggetti in campo, tra cui una bottiglia di plastica che colpisce un guardalinee. La Roma, che non vinceva una trasferta europea dal 2010, riesce però ad uscire vincitrice dalla battaglia del De Kuip, grazie ai gol di Ljajic e Gervinho, inframezzati dal momentaneo pari di Elvis Manu. È la prima vittoria nella storia giallorossa in Olanda, la prima per una squadra italiana in casa del Feyenoord.

Roma - Feyenoord 2014-2015

Napoli-Trabzonspor 1-0

Il Napoli di Rafa Benitez comincia nel peggiore dei modi la stagione, fallendo l’accesso al tabellone principale di Champions. Colpa dell’inopinata sconfitta nel playoff contro l’Athletic Bilbao: una doppia sfida che passerà alla storia per lo sciagurato errore sotto porta del neo acquisto Michu. Gli azzurri si devono consolare con l’Europa League, dove vincono agevolmente il gruppo su Young Boys, Sparta Praga e Slovan Bratislava.

Nessun patema nemmeno ai sedicesimi: i turchi del Trabzonspor si dimostrano ben poca cosa, venendo travolti a domicilio nella gara d’andata. Uno 0-4 maturato già nella prima mezz’ora di gioco (Henrique Buss, Higuain e Gabbiadini) e rifinito con un gol di Duván Zapata oltre il novantesimo. Al San Paolo, una settimana dopo, Jonathan de Guzmán (uno che nel corso della propria carriera arriverà anche ad indossare la maglia numero 1) firma l’unico gol di un incontro giocato davanti a pochi intimi.

Napoli - Trabzonspor 2014-2015

Nonostante la Supercoppa Italiana vinta ai rigori sulla Juve a Doha, nel corso della stagione i partenopei non riescono mai a trovare la necessaria continuità di rendimento e risultati. All’ultimo turno di campionato, nello scontro diretto contro la Lazio, la speranze degli azzurri di raggiungere la qualificazione in Champions si infrangono sul rigore calciato alle stelle da Higuain. I biancocelesti ringraziano, il Napoli viene superato anche dalla Fiorentina e chiude al quinto posto, mentre Benitez a fine stagione dà l’addio per accasarsi al Real Madrid.

Athletic Bilbao-Torino 2-3

Antefatto: all’ultima giornata della Serie A 2013/2014, il Torino è impegnato sul campo della Fiorentina. È un match cruciale per i granata, in lotta con il Parma per il sesto posto, l’ultimo utile per la qualificazione in Europa League. Mentre i crociati vincono facile sul Livorno già retrocesso, il Torino è fermo sul 2-2 al Franchi. Quando Alessio Cerci, a pochi minuti dal termine, ha sui piedi il rigore che vale un ritorno in Europa atteso 20 anni. L’esterno di Velletri si fa però neutralizzare la conclusione da Rosati e il Toro si fa così sopravanzare in classifica dai gialloblù per un solo punto.

Pochi giorni più tardi, però, Figc e Coni negano ai ducali la licenza UEFA per il mancato pagamento di una ritenuta IRPEF: il Parma perde dunque il posto in Europa League, rimpiazzato proprio dal Torino. Alessio Cerci può a questo punto asciugare le lacrime, liberarsi di un grosso peso e andarsene serenamente nel “calcio che conta”.

Il Torino di Giampiero Ventura comincia allora molto presto la stagione: i granata sono infatti attesi da un doppio turno preliminare. Superati agevolmente gli svedesi del Brommapojkarna, qualche patema in più lo riserva il doppio confronto con l’RNK Spalato. Giunto al tabellone principale, il Toro si qualifica poi da secondo del girone, dietro al Club Bruges e davanti a HJK Helsinki e Copenaghen.

Al primo turno ad eliminazione diretta, si rivede l’Athletic Bilbao: i baschi, infatti, dopo aver battuto il Napoli e aver conquistato l’accesso alla Champions League, sono stati rimbalzati da Porto e Shakthar Donetsk, scendendo nell’Europa meno nobile. L’andata all’Olimpico si chiude sul 2-2, con la doppietta di Maxi Lopez tra le reti ospiti di Inaki Williams e Carlos Gurpegi.

Al San Mamés serve l’impresa. Gli ingredienti ci sono tutti: un fortino pressoché inespugnabile, quasi 50mila spettatori, il diluvio. Al quarto d’ora Gurpegi abbatte Vives in area, per un rigore solare: Quagliarella non calcia bene, ma Iago Herrerin tocca soltanto, senza riuscire ad evitare lo 0-1. A pochi minuti dall’intervallo, Molinaro legge male un cambio di gioco da sinistra, facendosi superare da Iraola, il quale controlla bene e batte Padelli. Ma è Toro da fuga, e pochi secondi più tardi è ancora Maxi Lopez a colpire di testa in modo perentorio un cross da destra dell’inesauribile Darmian.

Torino - Athletic Bilbao 2014-2015

Nella ripresa, l’Athletic si lancia rabbiosamente alla ricerca del pari: prima Inaki Williams colpisce il palo, poi De Marcos fa 2-2 su servizio di Muniain. Ma non è finita, perché El Kaddouri scende a sinistra e sul suo traversone arriva la stoccata vincente di Darmian. È il terzo vantaggio granata, quello definitivo. L’impresa è realtà, il Napoli è vendicato, l’en plein è servito.

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