Oggi a Belgrado è il giorno del Derby Eterno. La città si accende, va in scena la sfida tra la Stella Rossa e il Partizan. Una rivalità a tutto tondo, atavica, quasi naturale, che oppone due fazioni che si giocano molto di più della supremazia territoriale. Quest’anno sulle panchine siede un po’ di Serie A: da una parte Dejan Stanković e dall’altra Savo Milošević.

Se i km tra la nostra penisola e la Serbia son quelli che sono, calcisticamente siamo più vicini che mai vicini. La squadra U19 della Stella Rossa, nel mese appena trascorso, è stata ospite nel villaggio ”Bella Italia” di Lignano Sabbiadoro (UD). Una decisione di Dejan Cvetkovic, segretario generale settore giovanile da oltre trent’anni anni, quella di fornire ai giovani l’opportunità di preparare nel Bel Paese la seconda fase della Uefa Youth League.

Abbiamo parlato con Slavoljub Djordjevic, attuale allenatore U19. Il classe 1981, è stato un difensore della prima squadra guadagnando anche la fascia da capitano e un posto nella nazionale maggiore. Ora è una guida per i calciatori in erba, un giovane esperto tra tante ancor più giovani promesse.

Stella Rossa

Nella vostra storia di club ci sono moltissime pagine ”tricolore”. Penso alla Champions League, ai tempi ancora Coppa dei Campioni, vinta al San Nicola di Bari nel ’91 contro il Marsiglia di Papin. Mi vengono in mente calciatori come Savićević, lo stesso Stanković, punte di diamante di alcune delle nostre più rappresentative squadre, o ancora Siniša Mihajlović, tuttora seduto su una panchina ricca di fascino nel calcio azzurro. Ecco, cosa significa per voi portare i vostri giovani in Italia, non solo quella del pallone?

L’Italia è come una seconda casa. Veniamo spesso qui anche come turisti, è un posto che ci piace, che si tratti di mare, paesaggi, moda, città, storia… è un paese che ha tutto. Uso le più belle parole per parlare dell’ Italia. Poi siete una nazione sportiva come la Serbia: calcio, basket, pallavolo, pallamano… Molti nostri giocatori sono stati qui, io penso che l’Italia sia molto, molto vicina a noi.

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Concentrandoci proprio sui giovani: sempre più frequentemente, almeno qui, si parla della crescita dei piccoli calciatori. Si dice che nei primi anni i bambini vadano lasciati liberi per le strade a coltivare la loro fantasia. Lei cosa ne pensa? 

Giocare in strada è sicuramente importantissimo. In Serbia i migliori talenti si trovavano davanti alle scuole elementari. In più, quasi sempre, i genitori non avevano la possibilità di pagare scuole calcio, organizzazioni, molti dei più grandi sono stati notati mentre giocavano con altri ragazzini per le strade.

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Oltre ai ragazzi nella vostra famiglia bianco rossa ci sono anche le ragazze? Avete una squadra femminile? E si vive il calcio femminile in Serbia, sopratutto dopo il mondiale di Francia che ha acceso tanti riflettori?

Ci sono parecchie ragazze che giocano a calcio in Serbia, abbiamo sedici club come in prima lega. Noi come Stella Rossa, oltre a tutto il settore giovanile ampio e vario, abbiamo la nostra selezione femminile. Purtroppo allenando solo i ragazzi non so bene quali siano gli idoli o i punti di riferimento delle ragazzine che si avvicinano a questo sport ma so che ci sono e non sono poche. 

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Tornando ai suoi ragazzi che conosce bene per salutarci: pensa ci possa essere qualcuno di cui sentiremo presto parlare? Magari anche in Serie A?

Di venti giocatori penso che diciotto possano fare carriera. Nomi non ne faccio ma sono davvero dei talenti, potranno fare strada. Che Dio ci aiuti!

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Un ringraziamento speciale a Slavoljub Djordjevic. Un grazie anche ai manager Silvano Mitrovic, per l’aiuto con la traduzione, e Sandro Cecchini per la mediazione.

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Intervista di Marialaura Scatena 

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