C’era una volta un gioco chiamato Subbuteo, il calcio a dita con piccoli omini di plastica da spostare su un panno verde per fare goal. Due portieri, manovrati con una terribile asta conficcata nella schiena, per salvare il risultato. Abilità e fantasia, questo il cuore del gioco. Le squadre in confezioni di polistirolo portavano uno o più nomi sull’etichetta. I ragazzi (rigorosamente tutti identici) vestiti a strisce nere e blu potevano recitare la parte di diversi club: Atalanta, Imperia, Inter e il misterioso Saarbrücken.

Saarbrücken

Saarbrücken è il capoluogo del Saarland, regione di confine contesa nel primo novecento tra Francia e Germania. Dopo la sconfitta del nazismo, il Saarland si ritrova indipendente e Saarbrücken diventa capitale. Il suo club calcistico più importante, il 1.Fussball-Club Saarbrücken, si comporta bene tra gli anni quaranta e cinquanta. Sono stagioni di gloria, ma pure fasti bizzarri: vincitori della seconda divisione francese nel 1949, campioni della Saarland nel 1951, vicecampioni in Oberliga tedesca nel 1952. Un club diviso tra tre federazioni nazionali, Francia, Germania e Saar.

La contesa territoriale si risolve nel 1956, la regione torna sotto controllo tedesco il 1° gennaio 1957 e per contrappasso il Saarbrücken inizia una parabola discendente. Appena cinque campionati in Bundesliga (nata nella stagione 1963-64), l’ultimo dei quali nel 1993: da allora, il buio delle retrocessioni e dei fallimenti, il precipizio oscuro della quarta divisione.

danielbatz

Fino al lampo del 3 marzo 2020, la vittoria ai rigori contro il Fortuna Dusseldorf nei quarti di Coppa di Germania, tre categorie di differenza annullate dagli undici metri. L’eroe della Saar si chiama Daniel Batz, portiere bavarese classe 1991: quattordici parate decisive, cinque rigori neutralizzati (uno a gara in corso, quattro nello showdown finale), il pass per la semifinale contro il Bayern Monaco. Il classico Davide contro Golia, il topolino e l’elefante: i motivi per cui amo lo sport e non smetto di appassionarmi al calcio. Ripenso al panno verde del Subbuteo e alle storie inventate lì sopra: di sicuro Batz sarebbe stato il mio portiere titolare.

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