Una piccola, grande luce. È quella che ha acceso il Como (Serie C, girone A) con la sua iniziativa: la società lariana, stante l’obbligo della disputa degli incontri a porte chiuse fino – almeno – al 3 aprile, ha deciso di rimborsare le relative quote ai propri abbonati.
Ma non solo: le quote che i tifosi sceglieranno di non ritirare verranno donate all’ospedale Sant’Anna di Como. E per ogni euro per il quale gli abbonati rinunceranno al rimborso il Como ne aggiungerà due, garantendo in ogni caso una donazione minima di 100.000 euro alla struttura ospedaliera. Una cifra certo non da poco, specie per una società militante nella nostra terza serie.

Como

Sono state, e non c’è dubbio che altre seguiranno, giornate convulse. Stranianti. Il susseguirsi dei decreti, più o meno sconsideratamente anticipati dalle varie testate, e dei conseguenti divieti. Il passare dalla psicosi, magari ingiustificata, alla ingenua sottovalutazione della minaccia, altrettanto se non più pericolosa. L’iniziare poi a preoccuparsi, davvero, per i propri affetti.
Parlare di calcio e di sport, anche per chi come me di calcio e sport si nutre, diventa difficile come mai prima

E certo il calcio italiano ha saputo, al solito, fare la sua parte. Con litigi e dichiarazioni degne della più becera assemblea di condominio. Principalmente attorno a una partita, va detto: quella Juventus-Inter che avrà finalmente luogo stasera e che sembra ormai interessare il giusto.
Ecco allora che l’esempio del Como offre una possibilità a tutto il nostro calcio, partendo magari proprio dalle due grandi rivali: se in Serie A e B venisse adottata la stessa iniziativa, quante importanti risorse potrebbero arrivare in breve tempo dove più c’è e ci sarà bisogno?
Rendeteci orgogliosi di voi.

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