Che la Champions League abbia un tasso di imprevedibilità talmente alto da risultare indecifrabile, specie nella fase ad eliminazione diretta, è una conoscenza che abbiamo ormai acquisito. Tuttavia, nonostante le emozioni che ci ha regalato la scorsa edizione della massima competizione europea, anche quest’anno, nel vedere le prime due qualificate ai quarti di finale, siamo rimasti un po’ tutti esterrefatti. Oltre all’Atalanta di Gasperini, tra le prime otto d’Europa c’è anche la mina vagante del torneo. Il Lipsia di Julian Nagelsmann.

Julian Nagelsmann

La doppia sfida contro il Tottenham di José Mourinho aveva un fascino particolare. Due filosofie di gioco differenti. Opposte, a dir la verità. Da una parte, il controllo maniacale della partita e dell’avversario, anche nei momenti più sofferti; dall’altra, la spregiudicatezza e il libero sfogo di intensità. Tra andata e ritorno, Nagelsmann ha espresso la sua idea di calcio a 360 gradi ed è stato premiato da un risultato rotondo, che non è mai stato in discussione. Dopo aver battuto di misura (0-1) gli Spurs fuori casa, ieri sera, il Lipsia ha letteralmente schiacciato la squadra inglese, vincendo per 3-0.

Mourinho e Nagelsmann

Grazie alle ottime individualità presenti in rosa, Nagelsmann ha potuto applicare il suo credo calcistico, in maniera chiara e riconoscibile. Un calcio fatto principalmente di pressing ultra-offensivo, per permettere una rapida riconquista del pallone e ripartire, sfruttando le transizioni. L’aspetto curioso è che questo approccio volto al “gegenpressing” (ovvero, volendo semplificare, il recupero aggressivo delle palle perse) è così caratterizzante, da consentire il recupero della sfera anche nell’area di rigore avversaria. E questo significa una sola cosa: alta probabilità di rendersi pericolosi negli ultimi metri. In poche parole, quello accaduto in occasione del 3-0 contro il Tottenham, nella gara di ieri. Tiro di Adams respinto, vicini a lui e al pallone ribattuto, ci sono Werner e Forsberg. Quest’ultimo ribadirà prontamente in rete.

Il suo modello di gioco è sì sfrontato e temerario per larghi tratti, ma allo stesso tempo equilibrato. Questo perché, oltre alle accelerazioni e ad un pressing dominante sulla squadra avversaria sin dalla fase di costruzione, il Lipsia cerca di rimanere sempre corto e compatto, per non dare la possibilità allo stesso avversario di rispondere. Insomma, non c’è supponenza, nel modo di pensare e ragionare in termini calcistici, da parte di Nagelsmann. Una squadra non solo riconoscibile, come detto, per la mentalità che l’allenatore tedesco è riuscito ad inculcare ai suoi calciatori. Ma anche matura per l’interpretazione dei momenti cruciali della partita. Che sa, insomma, quando c’è da attaccare e quando c’è da difendere. Tant’è vero che, anche in un campionato entusiasmante e spumeggiante come la Bundesliga, il Lipsia assieme al Bayern Monaco ha la miglior difesa (26 reti subite).

Altro dato che contraddistingue fortemente la squadra di Nagelsmann è relativo ai passaggi lunghi (per media) a partita (56), ultima in graduatoria. Per passaggi corti, invece, si trova al quarto posto (442). Un calcio, pertanto, estremamente associativo che predilige il palleggio e quasi mai il cambio campo, come dimostrato in questa immagine. Il passaggio è sempre al compagno più vicino, la manovra risulta articolata, ma fluida e veloce.

Il profilo di Nagelsmann non risponde ad un’identità tale da collocarlo in un determinato contesto tecnico-tattico. L’allenatore tedesco, complice la sua formazione calcistica, ha principi solidi, ma dinamici e adattabili a più partite e più avversari. Un’elasticità di pensiero dovuta anche alla sua età. Nagelsmann ha appena 32 anni. Un classe 1987 destinato a lasciare il segno nella prima metà di questo nuovo decennio calcistico. Non più una rigorosa organizzazione difensiva, non più il tiki-taka. Con Nagelsmann, potremmo essere vicini a qualcosa di completamente diverso, un intrigo ancora tutto da scoprire e determinare. 

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here