In un momento così difficile per il mondo e per l’Italia in particolare, alle prese col mostro Coronavirus, tutto lo sport ha deciso giustamente di fermarsi.  E allora ecco che tutti noi ci siamo dovuti velocemente catapultare nel passato, “accontentandoci” di rivedere le imprese ormai lontane negli anni dei nostri eroi, come la vittoria del mondiale di calcio del 2006, in onda su Sky Sport in questi ultimi giorni, o tutte le altre importanti vittorie azzurre che al tempo – e quindi anche oggi – ci hanno resi più spensierati e felici.

E allora, in questo periodo sicuramente non fa male neanche provare a celebrare i campioni che settimanalmente ci fanno amare lo sport. Volendo in questo caso parlare di calcio e della nostra Serie A, un giocatore che da anni ogni tifoso italiano – aldilà delle fede calcistica – ammira, per la sua classe e potenza, è senza alcun dubbio il Edin Dzeko, il “Gigante Buono” del campionato insieme a Romelu Lukaku. Il bomber giallorosso infatti, che fra l’altro ieri ha spento ben 34 candeline, ormai da diverso tempo è diventato il punto di riferimento e di principale paragone per ogni centravanti che approda in Italia. Da Icardi a Higuaìn, passando per Milik, Immobile, Belotti, Zapata e tutti gli altri bomber della Serie A, negli ultimi cinque anni l’unico che ha “resistito” ininterrottamente ad alti livelli in un grande club, è stato proprio Edin.

Per questo motivo, ma non solo, come dicevamo Dzeko rappresenta da più di un decennio il prototipo dell’attaccante moderno europeo, presentando caratteristiche che fanno impazzire addetti ai lavori e tifosi. Anche se non più giovanissimo infatti, il bosniaco continua ad avere ancora oggi un grande strapotere fisico, che gli permette di proteggere la palla in maniera magistrale. Ma la caratteristica che ha reso Edin un bomber amato e stimato, sono i suoi ottimi piedi, quasi “da 10”, che spesso trasformano palle sporche e complicate in pregevoli assist per i compagni. Ed è proprio questa peculiarità che nel tempo ha reso il numero 9 della Roma un attaccante completo e versatile, al pari dei mostri sacri Ibrahimovic, Lewandowski, Suarez e via dicendo, degli ultimi anni.

Tuttavia, come ognuno di questi grandi bomber e non solo, la “skills” principale di Dzeko è sempre la stessa: fare gol.
Il cigno di Sarajevo infatti, nel corso della sua lunga ormai lunga carriera, le reti le ha sempre fatte, e anche tante: ad oggi, ben 347. Chissà se quel ragazzo che in patria aveva iniziato a giocare a pallone da centrocampista (ed ecco da dove deriva l’ottima visione di gioco!), avrebbe immaginato di raggiungere tali risultati.

Tuttavia, evidentemente il talento e la fame erano lampanti già allora, anche ai tempi dell’FK Željezničar, la sua prima squadra da professionista, con il quale Edin segnò pochissimi gol (solo 4 in due anni) ma si mise in mostra tanto da guadagnarsi la chance di giocare in un campionato, quello ceco, da sempre attento ai giovani promettenti. Ed è proprio lì, al Teplice (passando prima dal prestito all’Ústí nad Labem) che arrivano la svolta offensiva e l’esplosione totale. In Repubblica Ceca infatti, Dzeko diventa a tutti gli effetti un centravanti, e i risultati non tardano ad arrivare: nella stagione 2006-07 mette a referto 13 gol in 30 presenze, vincendo anche il premio di miglior straniero ed affermandosi come uno dei maggiori grandi talenti dell’epoca.

Pronti via quindi, a 21 anni Dzeko è un “piccolo gigante” conteso dalla varie big dell’epoca, che scatenano una feroce asta per accaparrarselo sperando in una sua definitiva consacrazione. Tuttavia, anche a quei tempi (parliamo ormai di 13 anni fa) le giovani promesse più interessanti del calcio europeo sono di competenza delle squadre tedesche: non a caso infatti, la spunta il Wolfsburg, al tempo club ricco ed ambizioso che vuole provare a vincere a vincere qualche trofeo importante in quegli anni.

E così accade, soprattutto grazie ad Edin, che nel giro di due stagioni diventerà davvero un top player europeo. Non subito però, perchè come succederà poi anche alla Roma, con i tedeschi la prima stagione non è esaltante: nella stagione 2007-2008 infatti, il bosniaco segna solo 9 volte in 33 apparizioni fra campionato e coppe. Ma è solo questione di ambientamento ad alti livelli, perchè l’anno successivo, invece, è strepitoso sia a livello individuale che di squadra: Dzeko totalizza 26 gol in 32 partite (36 in 42 complessivamente, e sarà la sua seconda miglior stagione in carriera prima dell’incredibile seconda annata romana), formando con il brasiliano Grafite la coppia più prolifica di sempre in una singola annata di Bundesliga e, soprattutto, contribuisce con le sue reti a portare a Wolfsburg un clamoroso scudetto.

A livello individuale, si ripete anche l’anno successivo segnando 22 reti in campionato e soprattutto 4 in Champions, un risultato che l’estate seguente lo porterà ad essere molto vicino al Milan, con Adriano Galliani che lo aveva individuato come rinforzo ideale per ripartire dopo gli addii di Ancelotti, Maldini e soprattutto Kakà. Tuttavia, nonostante il pressing dei rossoneri e di diverse big europee, resta in Germania fino a Gennaio, arrivando in doppia cifra nel solo girone d’andata prima del trasferimento più importante della sua carriera al Manchester City di Roberto Mancini.

Dzeko sbarca quindi in Premier per ben 35 milioni di euro (che a quei tempi significavano un investimento davvero importante), ma anche stavolta conferma la sua difficoltà ad ambientarsi rapidamente ad un campionato diverso: infatti, nei seguenti primi sei mesi in maglia Citizens, segna solo 2 reti in 15 partite, con gli inglesi che – nonostante il suo contributo nella vittoria dell’FA Cup – a giugno iniziano già a domandarsi se il bosniaco valga davvero i 35 milioni spesi. Ma mai fidarsi della prima stagione di Edin.

E infatti, tempo di ricaricare le batterie in estate, e anche a Manchester, la seconda annata è tutta un’altra musica. Già alla terza giornata stende da solo il Tottenham a White Heart Lane con un’incredibile doppietta e alla fine segna 14 gol in campionato, vincendo anche stavolta un titolo storico in un club (a quei tempi) che non si laureava campione d’Inghilterra da più di 40 anni. Sua infatti una delle reti nel 3-2 decisivo all’ultima giornata contro il QPR.

Da quella stagione, gioca stabilmente da titolare sia in Premier che in Champions, continuando a fare bene anche in nazionale, dove naturalmente diventa ben presto l’indiscusso giocatore copertina inseme al suo futuro compagno di squadra Miralem Pjanic. Tornando al City quindi, anche le due stagioni successive sono da vero Dzeko, che non raggiunge quota 20 reti in campionato, ma comincia a maturare le sua qualità da leader tecnico del reparto offensivo, fornendo tanti assist ai compagni e soprattutto grandi prestazioni di sacrificio per la squadra. E così arrivano anche altri trofei importanti, come il Comunity Shield (2012), la Coppa di lega inglese (2014), e soprattutto la seconda Premier nella stagione 2013-2014, condita dalle sue 16 reti in campionato (26 in 48 complessivamente).

Tuttavia, dopo tre anni e mezzo ad altissimo livello, nell’estate seguente qualcosa si rompe ed Edin viene messo ai margini del progetto. L’ultima annata inglese infatti, sarà molto deludente a livello personale: solo 4 reti in 22 presenti in Premier che lo costringono a guardarsi intorno in cerca di una nuova stimolante esperienza. E quale campionato quindi, poteva accogliere meglio un campione così, di quello italiano?

Non è una sorpresa infatti che con il ritorno a certi livelli della Serie A dopo il periodo buio post-Calciopoli, Dzeko sbarchi alla Roma, la squadra che in quel momento più di tante altre, dopo anni sul groppone di Totti cercava (in zona gol) da tempo un degno erede del Capitano. Natualmente l’accoglienza in una piazza così calda non può che essere da vero Re, in un’estate che come dicevamo aveva riportato in Italia i grandi giocatori, ma soprattuto la mania dei “veri” 9: la Juventus aveva preso Dybala, il Napoli era pronto a gustarsi l’Higuaìn dei record, il Milan aveva formato, sulla carta, una grande coppia composta da Bacca e Luiz Adriano, e l’Inter si coccolava un ormai affermato Icardi.

Peccato che per Edin valga sempre la “maledizione del primo anno”. E infatti, la sua avventura in giallorosso, iniziata nel migliore dei modi con il gol alla seconda giornata contro la Juve, non continua sui livelli che ci si aspettava da un bomber come lui. A fine stagione, nonostante il ritorno di Luciano Spalletti in panchina ed il conseguente quarto posto raggiunto, lo score per il bosniaco sarà assolutamente impietoso: solo 8 reti in Serie A unite ad incredibili errori sotto porta. E così, per la per la terza volta in carriera, il centravanti bosniaco è costretto a rifarsi al “secondo tentativo”: stavolta, lo fa davvero in modo inverosimile, segnando 29 reti (senza rigori) nella Serie A 2016-2017 che lo vedrà laurearsi capocannoniere del campionato. In totale sono 39 i centri messi a segno in stagione contando anche le 8 reti in Europa League che anche in quel caso lo confermano come miglior marcatore. Grazie a Momo Salah, e soprattutto al suo mentore Spalletti quindi, dopo due annate negative Dzeko torna al “centro villaggio” mettendo la Roma stessa nelle condizioni di preferirlo anche all’inifinito Francesco Totti che in quel finale di stagione appenderà le scarpette al chiodo.

Dopo questo ennesimo exploit, l’anno seguente si conferma su buoni livelli con 16 reti in campionato e ancora una volta altre 8 in Europa, attirando le attenzioni del Chelsea di Conte che offre quasi 40 milioni per riportarlo in Premier. Solo il rifiuto dello stesso bosniaco lo tratterrà in Italia, e per la Roma è una manna dal cielo, visto che sarà anche lui, naturalmente, uno degli indiscussi protagonisti del grande cammino in Champions che la squadra di Eusebio Di Francesco compirà quell’anno, arrivando addirittura a sfiorare una clamorosa finale nella nota e rocambolesca semifinale contro il Liverpool.

Da quella stagione ai giorni nostri, il passo è breve: di mezzo c’è l’annata scorsa nel quale il bosniaco – complice l’annata deludente dei giallorossi – è andato sotto i suoi standard in campionato (solo 9 gol), ma ha continuato a fare bene in Champions (5 reti). Quest’estate poi, sembrava ad un passo dall’addio alla squadra capitolina, nuovamente in “direzione-Conte”, ma alla fine, anche stavolta, Edin ha preferito la sua Roma, della quale oggi, dopo gli addii di De Rossi e del più recente Florenzi, è anche il Capitano. Com’è noto, anche l’attuale tecnico giallorosso (il quinto in cinque anni romani) Paulo Fonseca, nonostante la sua età, non riesce proprio a rinunciarvi. E Dzeko, non delude, continuando a segnare e a rimanere uno dei giocatori di riferimento del nostro campionato.

E allora, anche se con un po’ di ritardo, tanti auguri Edin, augurandoci che la nostra Serie A torni presto per goderci nuovamente i campioni come te.

Con il contributo di Matteo Cerasari

 

 

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