Il presidente del Cio Thomas Bach rompe il tabù: esiste l’ipotesi di rinvio dei prossimi Giochi Olimpici estivi. Mentre lo sport mondiale è bloccato a causa della pandemia, l’unico evento per ora confermato è Tokyo 2020, a celebrare l’inizio della trentaduesima Olimpiade moderna. Da un lato un segno di speranza, incarnato nel fuoco di Olimpia. Dall’altro un azzardo: l’umanità combatte un nemico implacabile e per nulla razzista. Difficile credere che l’evento olimpico possa isolarsi da questa lotta.

Thomas Bach

Il punto di svolta è arrivato ieri sera. Convocato in fretta un consiglio esecutivo straordinario, il massimo organo sportivo si è trovato a discutere una completa “valutazione del rapido sviluppo della situazione sanitaria mondiale e il suo impatto sui Giochi, tra cui lo scenario del rinvio”. Venti parole per dire “sapevamo della pandemia anche prima di stasera, ma speravamo di non dover rinviare Tokyo”. Quattro settimane, la fine di aprile: questo il termine stabilito da Cio e organizzatori locali per trovare una soluzione al puzzle nipponico.

Tanti gli aspetti che Bach e i suoi partner dovranno considerare: il problema logistico e di riflesso quello sanitario (i Giochi muoverebbero decine di migliaia di persone, concentrate in un’area già densamente popolata come quella della Greater Tokyo), i contratti commerciali da rispettare e le eventuali ripercussioni legali, il clamore mediatico di un’Olimpiade che non si celebra, la diplomazia internazionale che deve salvare la faccia al Giappone. Accanto a tutto questo rischia di passare in secondo piano il tema sportivo, mentre il mondo si divide in due schieramenti.

Imoto Naoko

A favore dell’evento, il Giappone delle istituzioni (governo, comitato organizzatore, amministrazione metropolitana) disponibili al massimo per un rinvio alla fine dell’estate o all’inizio dell’autunno 2020, non oltre. Tra le proposte c’è quella di gareggiare nelle stesse date di Tokyo 1960, dal 10 al 24 ottobre, in un periodo di clima piovoso.

Contrari alla manifestazione in estate ed aperti ad un rinvio dopo il 2020,  alcuni comitati olimpici nazionali (Stati Uniti, Brasile, Norvegia) e molte federazioni sportive nazionali ed internazionali (a partire dalla World Athletics). La loro preoccupazione principale è che gli atleti non riescano a prepararsi in modo corretto, ammesso abbiano già staccato il pass per il Giappone. Per tutti gli altri, con la qualificazione ancora in bilico, poter competere al massimo delle proprie possibilità è pura utopia. Ci sono atleti che possono ancora allenarsi, altri che invece si trovano in quarantena o che non hanno accesso agli impianti di allenamento. Siamo lontani dal motto olimpico “Citius, altius, fortius” (“Più veloce, più in alto, più forte”): l’essere umano deve tirare fuori il meglio di sé nella prestazione sportiva, partendo da una salda posizione mentale e spirituale. Un ossimoro, in tempi di pandemia.

Tokyo_rings

Gli stessi investitori pubblicitari si chiedono che senso abbia tenere in vita questo evento nelle date previste, quando è impossibile stabilire un termine per la fine dell’emergenza. Ad ogni livello, i Giochi Olimpici si basano su una programmazione di lungo respiro: proprio il contrario di quello che ci chiede di fare il maledetto coronavirus.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here