Cinquantanove ore e mezzo senza dormire. Correndo nella neve del Minnesota a meno 28 gradi. Trainando una slitta. Sembra quasi una scena di un bio-movie hollywoodiano, e invece è l’ultima impresa di Simone Leo, 40 anni, ferroviere di mestiere, ultramaratoneta non professionista nell’anima.

Completando a gennaio la Arrowhead 135 (217 chilometri) ha stabilito un vero e proprio record: è il primo ad aver completato (non vinto) le otto ultramaratone più impegnative. Sette prove più una, che richiedono un fisico estremamente adattibile e una determinazione senza pari. 

simone

Una follia per molti, e a tratti anche per lui, il campione di quest’impresa titanica. Le Seven Sisters – le 7 gare più impegnative al mondo, Ultrabalathon, Nove Colli Running, Ultra Milano Sanremo, Spartathlon, Asa Philippides RUN, Badwater ed infine la Brasil135 – superano i 200km l’una, e spingono al limite corpo e mente.

Ma è alla seconda notte di Arrowhead 135 (217km) che Simone ha pensato di mollare: nove ore in mezzo al nulla, senza alcuna traccia o contatto umano. Fermarsi non è mai una scelta saggia. Simone è così andato avanti, in parte per questo e in parte per una promessa fatta all’amico Daniele Nardi, alpinista deceduto lo scorso anno assieme al collega Tom Ballard sul Nanga Parbat. «Mi diceva sempre che è troppo facile compiere certe imprese al caldo, quindi mi sono iscritto alla gara in Minnesota – se non ho mollato è stato anche grazie a lui».

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Una gara contro la natura e contro sé stessi, cominciata per caso poco più di 10 anni fa, quando Simone era ancora 29enne. «Ero a un matrimonio, ho visto una mia foto e mi sono visto grasso e stanco. Ho cominciato a correre, mi sono sentito talmente potente che non ho più smesso». 

Per prepararsi Simone si è allenato tutto l’inverno trascinando un copertone avanti e indietro tra Milano e Pavia. E nel mentre si riesce anche a riposarsi. Si dorme mentre si cammina e mentre si corre: ci si addormenta proprio, si sbanda un pochino, si riprende. Si chiamano micro sonni e la sensazione che danno è quella di aver dormito dieci ore. 

 Adesso Simone pensa al futuro: cambierà lavoro (ha accettato una proposta di diventare manager di una società che si occupa di tematiche ambientali) e pianterà tanti alberi quanti ne serviranno per riequilibrare l’impronta ecologica lasciata dai voli di andata e ritorno dal Minnesota. Il tutto aspettando di scoprire quale sarà la sua prossima impresa. 

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