Genova è quel “mare scuro che si muove anche di notte, non sta fermo mai”. Lo diceva Paolo Conte, un piemontese di campagna al cospetto della Superba. Noi genovesi siamo innamorati dei suoi dettagli nascosti e imprevisti, come la focaccia pucciata nel cappuccino, che fa storcere il naso finché non la si prova. Amiamo i suoi cantautori. Amiamo la riservatezza della sua gente schiva, che “non si sa raccontare”, citando un altro capolavoro. Genova è anche, da ormai trentacinque anni, il Torneo Ravano, nato come manifestazione calcistica per i bambini delle scuole elementari.

Nato dall’idea di Paolo Mantovani, indimenticato Presidente della Sampdoria, il “Ravano” negli anni ha saputo diventare quello che oggi è il più grande torneo scolastico d’Europa. Calcio al maschile, poi – già dalla fine degli anni ’80 – femminile. E ancora, edizione dopo edizione, tanti altri sport tra cui rugby, volley, basket, tennis. Fino a rendere il Torneo una vera e propria mini Olimpiade, capace di coinvolgere ogni anno – nei mesi di aprile e maggio – migliaia di bambini delle scuole elementari.
Questa volta, il maledetto virus che stiamo fronteggiando ha rischiato di fermarlo. Ma il Ravano ha saputo cambiare pelle, con l’idea di una piattaforma virtuale attraverso la quale i piccoli protagonisti potranno sfogare la propria voglia di sport, entrando anche in contatto con i grandi campioni delle diverse discipline.

Ne abbiamo parlato con Ludovica Mantovani, Presidente della divisione calcio femminile della FIGC e della Fondazione che organizza il Torneo Ravano. Con delicatezza, entusiasmo e determinazione. Nel solco di suo padre.

Lo sport mondiale ha dovuto arrendersi al coronavirus, il Torneo Ravano ha trovato il modo di reinventarsi: come nasce questa idea?
Nei miei studi di architettura mi trovavo a confrontarmi con progetti dai vincoli sempre più stringenti. Questo mi portava a riadattarmi, restando comunque creativa, molto velocemente: è un metodo di lavoro che oggi mi serve tantissimo. 
La nostra manifestazione è ormai da anni rodata: ci sono i bambini, gli spazi, gli sponsor, eravamo perfettamente in linea e soddisfatti del nostro operato. Poi arriva una cosa così. E tutto ciò che davi per scontato scompare.
L’idea nasce in pochi giorni: la speranza c’è sempre, ma mi sembra davvero impensabile, ad oggi, che i bambini possano giocare assieme a maggio. Allora ho voluto comunque far loro un regalo: in accordo con l’Ufficio Scolastico abbiamo capito che la banda larga poteva toglierci alcuni dei confini che gli spazi fisici ci impongono. Parlando poi con il Miur, è stato subito chiaro che questo è un bisogno nazionale.

È significativo che questo messaggio parta ancora da Genova: dalle alluvioni alla tragedia di Ponte Morandi, il capoluogo ligure ha dato grande prova di resilienza negli ultimi anni.
Assolutamente. Genova ha tante virtù, e ogni tanto bisogna davvero scoprirla. Siamo stretti tra mare e montagna: abituati quindi ai vincoli, anche solo geografici. Non mi stupisce allora che Genova riesca a reinventarsi e rinascere, tanto quanto a volte finisca per “sedersi” sulle sue bellezze.
Ma davvero non vedo l’ora di osservare il dialogo tra i bambini genovesi e quelli di altre città: ci sarà molto da imparare. Questa piattaforma sarà per noi una fonte preziosissima.

Torneo Ravano

I bambini, appunto, al centro.
Dei bambini si parla poco, ma sono tra i più colpiti in questa fase: e noi vogliamo fare una differenza nella loro educazione sportiva. Stimoliamoli allora a fare esercizio di corpo libero, equilibrio, abilità, ad avere una disciplina che servirà loro anche in futuro.
Dobbiamo fornire tutti gli strumenti possibili affinché non venga intaccata la loro creatività e voglia di vivere: nessuno può sostituire un momento di aggregazione, l’abbraccio dopo un gol.
Ma questo è un metodo di lavoro che credo servirà, e potrà continuare anche nei prossimi anni. Nel momento in cui un bambino riceve un feedback da un campione per un video che monta lui, secondo me avrà voglia di tornare sulla piattaforma e darci un altro contenuto. E sarà quello lo stimolo a fare sempre più esercizio.

Come si articoleranno più nello specifico le attività della palestra virtuale?
Intanto ci sono due metodi per iscriversi: uno per le scuole e uno per i genitori. Ci sono istituti che si sono molto attivati, e allora lì saranno i maestri a guidare online l’intera classe prendendo spunto dagli esercizi che proporremo.
Abbiamo tredici Federazioni sportive che ci stanno inviando attività che si possono svolgere in spazi stretti, non necessariamente con una palla, che in casa potrebbe creare “qualche difficoltà”. E avremo istruzioni e parametri specifici da parte dell’Associazione Italiana Allenatori e Preparatori, con Renzo Ulivieri e Francesco Perondi.

Non parliamo però solo di esercizi da replicare.
Assolutamente. Il bambino poi monterà il suo breve video di un minuto, perché anche in quello sono bravissimi, e lo caricherà sul portale. A quel punto noi, e i nostri Campioni dello sport, commenteremo le prove dei bambini: questa è la forza, il dialogo diretto con i propri idoli. Penso sia bellissimo!

E poi, ovviamente, ci saranno dei premi, ma per ora voglio tenerli nascosti…
C’è però una regola, per iniziare, perché senza regole si perderebbe il valore del Torneo Ravano: i bambini devono disegnare la loro maglia da allenamento, che rifletta il logo Respect della Uefa, nostro patrocinatore. E posso dirti che in molti sono già al lavoro!

Torneo Ravano

Possiamo anticipare ai piccoli protagonisti il nome di qualche campione dello sport che incontreranno sulla piattaforma?
Ci sono già tre ragazze della Nazionale Italiana (Alia Guagni, Elena Linari e Cecilia Salvai) che ho coinvolto dicendo loro “per questa volta facciamo che siamo le prime”. Ma siete troppo curiosi… Ti posso dire Daniele Masala, che per me rappresenta il pentathlon moderno, la multisportività, proprio l’emblema delle Olimpiadi. Magari i bambini non lo conoscono, e mi chiedono “chi sono i Campioni?”, ma arrivano, vi informerò… In questo momento sto aspettando Damiano Tommasi (presidente AIC) e voglio vedere con chi mi stupisce! La Sampdoria ovviamente parteciperà, è nella storia di questa manifestazione, ma molti altri club mi stanno chiamando. Per il momento, diamo il giusto spazio alle ragazze!

A questo proposito, il calcio femminile è presente al Ravano da oltre trent’anni: è un motivo di orgoglio essere stati in un certo senso dei “precursori”?
Ovvio! Ma lo dobbiamo a una bambina, lo sai? Una bambina che scrisse una lettera a mio padre Paolo, e io sono davvero orgogliosa che lui abbia letto tutte le lettere, abbia dato attenzione a tutti. Lui mi ha insegnato che non si sa mai chi può scriverti, che da tutto può nascere un qualcosa. E quella lettera, in cui la bimba chiedeva “perché non possiamo giocare anche noi ragazze?” lo fece sentire vulnerabile: perché non lo aveva pensato lui, glielo aveva dovuto suggerire una bambina. E lui si scusò, lo trovo bellissimo.
Pensa quanta grinta ci mettevano: volevano veramente giocare. Il calciatore è un sogno di tanti, lo dico sempre, anche di molti genitori che magari spronano i propri figli maschi. Nel caso delle bambine invece sono loro! Sono loro che vogliono giocare: adesso questo cambierà, grazie alle nostre ragazze mondiali.

Veniamo allora al suo ruolo federale: l’Europeo femminile verrà posticipato come moltissimi altri grandi eventi. Questo potrà incidere sul movimento in rosa, che sembra ormai alle porte del professionismo e dopo il Mondiale francese sta viaggiando a ritmi di crescita altissimi? 
Qui entriamo in un tema molto delicato: noi stiamo facendo moltissimi meeting strategici, ma in questo momento dobbiamo per prima cosa riuscire a capire se e quando si potrà riprendere il campionato di quest’anno. Siamo tutti un po’ in attesa, e ogni programma è legato a calendari che sono interconnessi a livello europeo. C’è una macchina enorme da riorganizzare. Capire come mantenere questo slancio è prematuro: il mio ruolo adesso è stare vicino ai Club, comprendere le loro esigenze. Dovremo anche capire che cosa accadrà per tutto il calcio: in questo siamo tutti uniti, dai professionisti ai dilettanti, per poterci riorganizzare al più presto.

Esiste nel calcio italiano di oggi un’eredità di Paolo Mantovani? 
La sua eredità più grande è il Torneo Ravano, come ricorda sempre anche mio fratello Enrico (a sua volta ex Presidente blucerchiato, ndr). È stato davvero il suo più grande orgoglio. E oggi, in un momento così, si percepisce cosa una manifestazione di questo genere può dare: far sentire tutti i bambini campioni. Non esiste vincere o perdere: far sentire protagonisti i bambini, e parlo soprattutto di quelli che non sono “abituati” perché giocano già con le loro società, è la più grande eredità che ci ha lasciato.

Cosa può servire ricordare del suo insegnamento, in questo momento così complesso?
Voglio dire la correttezza. Quello che diceva, faceva: e questo porta con sé un grande amore. Mio padre è mancato da 27 anni, ma il legame che ha creato con i tifosi non è mai finito: ognuno si è sentito protagonista parlando con lui, a tutti sapeva dare importanza. Questa era la sua natura, prima ancora di essere un grande Presidente. E poi accettava, seguiva le regole. Era il primo a dare l’esempio: sapeva infondere una grande sicurezza, un supporto anche a distanza. In momenti di sconforto come questo, servirebbero figure che possano rappresentare anche un rifugio come è stato lui.

Un ringraziamento speciale a Ludovica Mantovani

Qui potete trovare tutte le altre nostre interviste.
Seguiteci anche sul nostro profilo Facebook e la nostra pagina Instagram.

Intervista di Diego Baracchi 
con il contributo di Simone Galdi

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here