Lo sport è fermo, ma non per questo non si deve ragionare sul suo stato. Nel calcio, la grande novità italiana di due estati fa è stata la reintroduzione delle seconde squadre. Alla fine però l’unica con i mezzi e la volontà di intraprendere questo progetto è stata la Juventus, con le altre squadre alla finestra ad osservare. A distanza di due anni si possono fare i primi bilanci per capire se possa essere un investimento produttivo.

Perché le seconde squadre?

Uno dei grossi limiti dello sport italiano è la difficoltà nel produrre atleti di livello. Anche quando c’è il talento spesso ci troviamo a commentare ragazzi che fanno grandissime cose a livello giovanile per poi sparire o impiegare anni per il salto tra i grandi. Nel calcio non accade diversamente. Le cause sono molteplici. La prima è che spesso gli allenatori cercano il risultato anziché di formare il giocatore. La seconda è che il livello dei campionati giovanili non è sufficiente a preparare per un campionato professionistico. Se parliamo dei grandi club, abbiamo giovani che devono per forza fare la gavetta in squadre di livello più basso cui vengono girati in prestito. Qui, però, non appena c’è la necessità di fare risultati pesanti, vengono preferiti giocatori più esperti, più “pronti”. In tutto ciò, la crescita spesso rallenta o addirittura si ferma e il giocatore si perde. L’idea è quindi di mantenere il controllo dei propri giovani, gestirne la crescita “in casa” facendoli allenare anche con la prima squadra e giocare in campionati veri contro giocatori fatti e finiti.

Partenza a rilento

Un progetto rimasto nell’aria a lungo e concretizzatosi in poco tempo, non sufficiente a tutte le squadre per organizzarsi. Così l’unica seconda squadra ad oggi è quella bianconera. Partenza non senza difficoltà, con diversi giocatori da acquistare, anche in prestito, per completare la rosa. Cosa che ha sì permesso di investire su giovani interessanti, ma ha anche significato un investimento notevole. Solo sul mercato sono stati spesi più di 45 milioni, che con i vari bonus possono superare i 50. A questo vanno sommati un contributo di 1.2 milioni all’iscrizione e l’affitto del Moccagatta per le partite in casa, in attesa della costruzione del secondo stadio. Questo, che sarà usato anche per la squadra femminile, avrà tra i 3500 e i 5000 posti e sarà affiancato da altre strutture da allenamento. Il progetto è quanto di più vicino al modello spagnolo a cui la FIGC si è ispirata, ma è molto esoso. Milan, Inter e Roma ad esempio, per quanto interessate, hanno deciso di aspettare momenti e regolamenti più favorevoli. seconde squadre

I risultati del primo anno

Sul campo una salvezza tranquilla, fondamentale per proseguire con il progetto, ma non l’unico obiettivo. Innanzi tutto dare minutaggio ai giocatori delle classi 98 e 99. Ben 12 giocatori di quelle annate hanno fatto registrare più di 20 presenze. Alcuni di loro hanno anche esordito in prima squadra. Tra questi Mavididi, ‘98 preso dall’Arsenal, e Nicolussi, ‘00 che ha finito con 3 presenze. Nicolussi ha chiuso l’anno aggregato alla prima squadra, ma in molti hanno avuto la possibilità di allenarsi con i “grandi”. Per loro si sono aperte le porte per esperienze in campionati di più alto livello. Mavididi ha giocato 28 partite con il Dijon, condite da 8 goal, mentre Nicolussi ne ha 18 col Perugia. A fine stagione, tra prestiti e cessioni, il ricambio è stato ampio. Dietro a questo il fatto che il primo anno servisse di fatto come rodaggio, ma anche la possibilità per molti di mettersi alla prova in campionati di livello superiore.      seconde squadre

Il secondo anno

In questa stagione l’obiettivo era andare a regime o quasi, almeno per quanto riguarda la rosa. Il nucleo di ‘98 e ‘99 italiani è rimasto pressoché intatto, a completare un percorso di formazione previsto dalla società di due anni. Da Beruatto e Muratore a Touré e Zanimacchia, l’ossatura non è cambiata. Chi tra i primavera, come Rosa e Portanova, era stato aggregato lo scorso anno, ha visto notevolmente incrementato il minutaggio. Non sono mancati gli investimenti, anche importanti, su giovani talenti. Tra questi Marques, cantera Barça, e Rafia, ex OL con 3 presenze con la Tunisia (seppur in amichevole). Come lo scorso anno, si sono bagnati i piedi i migliori ragazzi della primavera, come Fagioli, centrocampista anche delle nazionali giovanili. I risultati sul campo sono stati nettamente migliori. Per quanto riguarda lo sviluppo dei ragazzi è ancora presto per commentarli e sicuramente questa pausa non aiuta. Per i reduci della stagione precedente l’obiettivo immediato deve essere quello di guadagnarsi la chiamata in campionati di primo livello o di serie B competitive. Nei prossimi anni completare la crescita per tornare alla base o trovare squadre di medio-livello europeo.     seconde squadre

Investimento giusto o azzardo?

Ad oggi né l’una né l’altra. I costi d’investimento per qualsiasi delle nostre società sono effettivamente elevati. I limiti del fair play finanziario non aiutano. Inoltre per realizzare pienamente questo tipo di progetto sono essenziali investimenti su tutti i fronti. Dagli impianti ai tecnici, non si può tralasciare nulla. Investimenti che non hanno un ritorno immediato, ma per cui serve almeno un biennio. Accorciando le rose si avrà la possibilità di risparmiare tra stipendi e cartellini o di investire per meno giocatori, ma di qualità maggiore. Sarà inoltre più facile lanciare i giovani, in quanto più pronti. Arriveranno anche plusvalenze da tutti quei giocatori che non riusciranno ad affermarsi ai più alti livelli, ma che avranno mediamente più minuti rispetto a chi va in prestito e allo stesso tempo si saranno allenati con i campioni di A. Questi saranno piazzabili più facilmente in squadre di buon livello anche all’estero, come accade in Spagna. L’investimento, se completo, si ripagherà, altrimenti il rischio di fallimento non è trascurabile.

I benefici per il movimento nazionale

Anche il movimento ne trarrà beneficio. Basti pensare che quasi tutti i giocatori della Spagna campione del mondo sono passati dalle seconde squadre, così come Guardiola e Zidane da allenatori. Perché questo accada, però, altre squadre devono accodarsi e probabilmente la Federazione dovrà trovare un modo perché ciò accada. Inoltre, la sosta forzata potrebbe a mettere a rischio molte società e una ristrutturazione della serie C potrebbe rendersi inevitabile. Insieme alle limitazioni dei prestiti per gli over 22 da adottare entro il 2023, potrebbe essere l’occasione giusta per rendere il sistema calcio più sostenibile. Perdere ogni anno squadre anche importanti per fallimento non può essere la norma in uno dei maggiori movimenti a livello mondiale. Le seconde squadre potrebbero essere parte integrante di un progetto che rilanci l’intero sistema, permetta ai settori giovanili di sfornare molti più giocatori per le proprie prime squadre. E che permetta loro di raggiungere di maturare prima e raggiungere il loro potenziale. Si deve però avere la forza di investire e avere la pazienza necessaria a raccogliere i frutti.

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