In questi giorni, nonostante il momento difficile con il quale noi tutti conviviamo, su JZsportnews stiamo cercando di offrirvi come sempre contenuti di alto livello e che speriamo possano essere interessanti anche per voi che ci seguite e supportate. A tal proposito, oggi abbiamo avuto il piacere di avere in diretta sul nostro profilo Instagram il grande Pietro Aradori, guardia attualmente in forza alla Fortitudo Bologna nonché pilastro dell’Italbasket, di cui è stato capitano fino alla scorsa estate.

Ciao Pietro e grazie mille per aver accettato di passare assieme questa serata e per tenerci un po’ di compagnia in questo periodo così strano. Partiamo proprio da questo: come vive un atleta professionista tempi di quarantena?

Per cominciare, ovviamente le limitazioni ed i sacrifici sono tanti, per sportivi e non, ma la salute viene prima di tutto e sembra che continuando a rispettare le regole le cose stiano migliorando.

Riesci a mantenerti in forma nonostante sia ovviamente impossibile recarsi in palestra?

Nella mia vita ho sempre alternato sala pesi e campo da basket mentre ora ho scoperto che esistono un sacco di altri modi per allenarsi quando non si riesce a recarsi in palestra. Sto facendo dunque questo tipo di allenamenti qui in casa e, pur essendo cose diverse, mi sto trovando molto bene.

Secondo te la stagione 2019/20 può considerarsi chiusa o esistono spiragli per una ripresa?

In questo momento non sappiamo nemmeno quando potremmo tornare a fare una vita un minimo normale, quindi mi viene difficile pensare di poter portare di nuovo 5-6mila persone al palazzetto considerando poi che mancano 12 partite più i playoff la vedo dura. Comunque per me la cosa più importante è cercare di riacquistare un po’ di normalità, poi verrà il momento di riorganizzare tutto.

Dalla tua risposta mi pare di capire che non prenderesti in considerazione l’idea delle porte chiuse… Soprattutto in un contesto come il tuo di Bologna dove il pubblico è quasi un sesto uomo.

A porte chiuse puoi fare una o due partite al massimo; se si arriva a farne 10-15 vuol dire che siamo di fronte a qualcosa di grosso e non avrebbe senso. Poi si, è vero, personalmente penso che quest’anno senza i nostri tifosi in casa avremmo vinto la metà delle partite.

Fonte Foto: M.Ceretti / Ciamillo-Castoria

A proposito di pubblico; hai giocato in tutte le piazze più importanti della pallacanestro italiana (Milano, Cantù, Siena, Reggio Emilia…), in campo, si sente la differenza da una città all’altra?

Ci sono differenze, sia giocando da ospite che soprattutto giocando in casa. Ad esempio il mio secondo anno a Cantù, in cui abbiamo vinto 15 partite interne; il fattore campo è evidente, come del resto qui a Bologna.

Meglio gli Eagles (tifoseria di Cantù) o la Fossa (Fortitudo)?

Con gli Eagles avevo un ottimo rapporto, ti caricano veramente molto. La Fossa è numericamente molto più ampia; giocare con la curva sempre piena è incredibile

Da avversario invece il Paladozza è difficile?

Si, anche se in realtà ci ho giocato da avversario solo una volta con la maglia di Biella.

In più quest’anno è tornato il derby di Basketcity in Serie A…

Già, non è andato proprio benissimo in realtà per noi, però siamo andati avanti comunque dai! (ride, ndr.)

Parliamo un po’ di Nazionale e partiamo da quest’estate e dal premondiale; immagino la delusione del taglio all’ultimo minuto.

Diciamo che non sono una persona che ama tirare la volata da capitano per due anni per poi farsi da parte e lasciare vincere gli altri. Penso che chiunque, sia nello sport che in altri contesti, non possa accettare a cuor leggero una cosa del genere.

La spedizione in Cina è stata una parziale delusione o le aspettative erano troppo alte?

Credo sia stato fatto ciò che ci si aspettava, niente di meno, ma nemmeno sulla di più. Non c’è comunque troppo da recriminare.

Sempre a proposito di nazionale, con gli Nba ti senti spesso? Penso magari soprattutto a Danilo Gallinari con cui siete praticamente cresciuti assieme.

Col Gallo c’è un ottimo rapporto perché appunto ci conosciamo da una vita. Facevamo il liceo assieme io, lui e Mitch Poletti (ora alla Scaligera Basket in A2) e cercavamo di darci una mano e passarci qualcosa durante le verifiche. Ma sono legato anche a Belinelli, che è stato mio compagno di stanza per tantissimi anni. Quest’anno poi c’è anche Nick Melli, altro super ragazzo. In generale tra noi del gruppo storico della nazionale (Hackett, Bargnani, Datome e appunto gli NBA) c’è veramente un gran legame.

Qual è stato il momento più bello vissuto in maglia azzurra?

Ce ne sono stati molti, come anche tante delusioni. Se devo sceglierne uno direi la settimana del preolimpico di Torino 2016, la gente si organizzava da tutta Italia per venirci a vedere e L’Italbasket era sulla bocca di tutti. Era il calore di cui la pallacanestro ha bisogno, anche se poi finì con una grossa delusione (la sconfitta con la Croazia in finale si tempi supplementari)

Aradori

Secondo te perchè Gigi Datome invece in NBA non si è affermato?

Mah, in realtà Gigi ha fatto là due anni facendo anche bene quindi non è che abbia mollato, forse non ha avuto la fortuna di essere al posto giusto nel momento giusto perché sicuramente ci poteva stare.

Al di là dell’oceano questa situazione di lockdown è diversa rispetto a qui per i giocatori?

No, anche loro si allenano a casa, magari con attrezzi forniti dalle varie società. Ma questa cosa è globale è più grande anche della NBA.

Torniamo alla tua carriera. C’è una squadra in cui sei stato meglio?

Sono stato molto bene in tutte. Per non scontentare nessuno dico che conservo un ottimo ricordo dell’Estudiantes di Madrid, che poi è la verità.

Quali sono le differenze tra giocare in Italia e negli altri due campionati (spagnolo e turco con la maglia del Galatasaray) in cui hai militato?

In Turchia diciamo che il movimento ruota tendenzialmente intorno ad Istanbul, quindi anche in trasferta le grandi polisportive come Gala o Fenerbahce hanno molto sostegno. I derby invece sono sempre bollenti.

L’esperienza spagnola invece?

Lì il basket è veramente vissuto come una festa: il movimento è ben organizzato e molto a misura d’uomo e di famiglie. Io poi ho avuto la fortuna di giocare in una società rispettata come l’Estudiantes, che è uno dei vivai più prolifici di Spagna, da cui è uscita gente come Sergio Rodriguez o i fratelli Reyes.

Hai qualche squadra europea in cui vorresti giocare? O magari l’Eurolega sarebbe meglio farla con la maglia della Fortitudo?

Sto benissimo qui e quindi non penso ad altre squadre. Entrare in Eurolega ormai è difficilissimo perché si è creato un sistema chiuso dove ormai la meritocrazia è passata in secondo piano.

C’è stato un momento in cui hai sperato di sbarcare in NBA? La mancata esperienza oltreoceano è un mezzo rimpianto?

No, nessun rimpianto, mi piace seguirla e sono contentissimo per i ragazzi che ci giocano, ma sono pienamente soddisfatto della carriera che ho costruito qui in Europa.

Segui una franchigia in particolare? Hai un giocatore preferito?

Il mio giocatore preferito è Bradley Beal degli Wizard, ma non ho una franchigia preferita. Diciamo che come gran parte della mia generazione simpatizzo un po’ per i Lakers perché sono cresciuto col mito di Kobe…

Aradori

Kobe appunto, un lutto tremendo per tutto il mondo dello sport, tra l’altro proprio mentre stavate giocando.

Già, eravamo in campo quando abbiamo la curva ha tirato fuori uno striscione che diceva “R.I.P. Kobe”. Sulle prime non abbiamo capito, poi a fine partita lo abbiamo saputo. Per un paio d’ore ho sperato fosse una fake news…

Parliamo un po’ di come vivi Bologna fuori dal parquet.

Vivo molto il centro! A diciotto anni mi sono diplomato in un liceo a duecento metri da dove abito ora e mai avrei pensato dopo tutti questi anni di starci ancora così vicino. Poi ho i miei posti: spesso mi fermo a prendere il caffè da Zanarini (storico bar di piazza Galvani, ndr.), poi ho il barbiere ecc… è una bellissima città e si sta davvero bene.

Ci spieghi un po’ qualcosa del tuo format “Doggy Corner”?

È un format sui social che mi diverte molto e che faccio con Marco Barzizza di EuroSport. Abbiamo iniziato con un paio di interviste per  parlare un po’ di me e della mia vita e magari andando avanti lo svilupperemo concentrandoci magari su temi che ci stanno a cuore o di attualità .

Qual è il tuo rapporto coi social e com’è cambiato nell’arco della tua carriera?

All’inizio c’era solo Facebook e lo usavo principalmente per restare in contatto con gli amici, poi quel mondo si è sviluppato ed è diventato un buon modo per farsi conoscere in modo diretto e spontaneo al di là del giocatore che si può vedere in campo. Per questo motvio faccio fatica a capire chi ha degli staff che gestiscono i vari account perchè secondo me dev’essere una cosa molto personale. Cerco comunque di non abusarne, ma neanche di usarlo troppo poco: serve il giusto equilibrio!

Aradori

Com’è il rapporto con il C.T. Meo Sacchetti? E in generale hai dei coach che reputi più influenti nella tua carriera?

Ho avuto buoni rapporti con tutti, compreso Sacchetti. Diciamo che ogni coach che ho avuto mi ha lasciato qualcosa, da Becchi che mi fece esordire a Biella a Trinchieri, Ramagli e Djordjevic.

Con Djordjevic hai tra l’altro riportato un trofeo, la Champions League, nella bacheca della Virtus, alzando la coppa da capitano.

È stata una grande emozione; avevo il ricordo della coppa vinta a Reggio e tornare ad alzare trofei è sempre bellissimo.

Ti piacerebbe tornare a Milano magari per lavorare con Ettore Messina?

Tornare a Milano credo sia impossibile, ma Ettore l’ho conosciuto sia in nazionale che da avversario; è veramente un grande e si merita ogni fortuna avuta in carriera.

Per concludere: com’è nato il soprannome “Cagnaccio”?

In nazionale, per prenderci in giro abbiamo cominciato a chiamarci cane, cani ecc… io sono stato uno di primi e dunque mi è rimasto attaccato! (ride, ndr.)

Aradori

Un ringraziamento speciale a Pietro Aradori per la disponibilità.

Qui potete trovare tutte le altre nostre interviste.
Seguiteci anche sul nostro profilo Facebook e la nostra pagina Instagram.

Intervista di Alberto Boschini

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here