Barking, 12 aprile 1941. Mentre le truppe italiane riconquistano ad un anno di distanza la regione egiziana del Sollum, in uno dei 35 borghi di periferia di Londra, nasce Robert Frederick Chelsea Moore. Se nel tempio delle piramidi il nostro popolo era pronto a dire addio ad oltre cento  nostri concittadini, per il popolo londinese inconsciamente si apprestava a vivere emozioni uniche. Emozioni sportive, calcistiche che, al posto di dividere, avrebbero unito migliaia di appassionati di “football” come gli inglesi amano definirlo. 

Soprannominato “The Baronet”, il baronetto, in oltremanica e non solo, divenne famoso grazie a tale nomea.  Soprannome d’altri tempi, spesso associato a uomini d’alta borghesia, che facevano di essi personaggi eleganti e con una certa postura. Ma, in questo caso, tali caratteristiche le si riscontravano nel rettangolo verde di gioco. 

Bobby Moore

Inizi e approcci d’amore 

Cresciuto tra le file degli Hammers, Moore esordì a 17 anni con i londinesi in un match contro il Manchester United. Fin da giovane fu elogiato come difensore capace di leggere il gioco in maniera pulita, tanto che Pelé lo descrisse come l’avversario più elegante mai affrontato. Il percorso è ottimo anche con la nazionale inglese,  che nel 20 maggio del 1963 gli affidò la fascia da capitano. In quel match i sudditi della regina vinsero per 2-4 contro la Cecoslovacchia. 

La sua carriera però, visse un periodo di forte crisi quando gli fu riscontrato un cancro ai testicoli. Nonostante lo shock improvviso, esso si riprese in tempo record per accompagnare il West Ham a vincere la FA Cup nel 1964. L’anno successivo, invece, fu un protagonista assoluto in Coppa delle Coppe, quando la squadra più ad est di Londra si aggiudico il titolo in finale contro il Monaco 1860. 

Bobby Moore FA Cup

Crisi d’identità alla vigilia della vittoria mondiale

Mentre l’Inghilterra si apprestava a vincere il suo unico trofeo mondiale nella storia, Bobby Moore si apprestava a dire addio ai suoi compagni del West Ham. Infatti, non avendo firmato il contratto di rinnovo con gli Hammers, si propose al Tottenham. A negare il divorzio tra i londinesi e la leggenda di Barking fu l’allora tecnico degli Spurs: Sir Alf Ramsey. Egli, analizzando le partite disputate da Bobby, considerò poco adatto alla causa il calciatore, viste le doti tecniche. Al nettò di ciò, Moore si convinse a firmare il nuovo contratto con il West Ham e far continuare la lunga storia d’amore. 

Nonostante il pensiero pessimista del Sir., Moore riuscì a portare alla vittoria finale nei tempi supplementari i suoi. Ciò avvenne grazie all’ausilio di due assist, uno su punizione ed uno con un lancio di 40 metri dalla difesa. Grazie al primo di essi riuscì a far siglare una tripletta al suo compagno di squadra, Geoff Hurst. 

Seppur la sua carriera continuò con fiducia nelle successive annate, visse un altro momento drammatico. Infatti, la nazionale inglese prima di disputare il nuovo mondiale tenne la preparazione in Colombia, dove Moore fu uno degli imputati per una rapina in una delle maggiori gioiellerie della nazione sudamericana. Per fortuna fu poi assolto in breve e aggregato di nuovo alla nazionale. 

Bobby Moore Mondiale Inghilterra

Il contrasto che nessuno riuscirà a migliorare e l’addio al West Ham 

Uno dei maggiori momenti di gloria della sua lunga carriera fu nella gara della fase eliminatoria contro il Brasile, dove in più contrasti affrontando Jairzinho, si dimostrò pulito e perfetto. Grazie a tali prodezze in molti definirono la sua prova al limite del perfetto e considerarono alcuni suoi contrasti irripetibili

Dopo 15 anni con gli Hammers, Bobby Moore nel 1974-75 disse addio ai londinesi per approdare nel Fulham, eterni rivali del West Ham. Con essi riuscì a risultare ancora una volta decisivo, tanto da condurli alla finale di FA Cup contro la sua ex squadra. Purtroppo non riuscì a portare in bacheca un altro titolo, causa il 2-0 finale per gli avversari. 

Il prosieguo 

Dopo aver vestito anche la maglia di altre tre squadre, tra l’Inghilterra e l’America, egli passo alcune stagioni come dirigente in serie minori. Prima di morire prematuramente nel 1993 a causa di un tumore all’intestino, Bobby Moore si mise in gioco grazie al ruolo di opinionista sportivo. 

Bobby Moore Statua

A causa di tale evento, lo stadio del West Ham, il Boleyn Ground di Upton Park, vide il south bank del campo intitolato a Bobby. Ma tale gesto non fu l’unico, perché pochi anni dopo fu eretta una statua in bronzo in suo onore, all’ingresso del nuovo Wembley Stadion. Infine, nel 2008, in occasione del cinquantesimo anniversario del suo decesso gli Hammers decisero di ritirare la maglia numero 6. 

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