E’ l’11 giugno del 1997, il teatro è il Delta Center di Salt Lake City. In bianco i padroni di casa, gli Utah Jazz di John Stockton e Karl Malone. In rosso i Chicago Bulls, campioni in carica nonché squadra più forte di ogni epoca. La situazione della Finals ’97 vede un equilibrio perfetto, 2 a 2 dopo gara-4 e un pivotal game che di solito indirizza fortemente il destino per la corsa all’anello. Quell’11 giugno è passato alla storia come il Nausea Game, o The Flu Game: partita che Michael Jordan non avrebbe dovuto giocare per una notte passata insonne in un vero e proprio incubo psico-fisico.

Chicago Bulls

In quei Chicago Bulls militavano, oltre ai soliti noti Jordan, Rodman e Pippen, anche altri giocatori meno noti ai più. C’era Toni Kukoč, jugoslavo prima e croato poi, membro di quel dream team composto da Paspalj, Petrovič, Radja, Divač. Poi c’era Ron Harper, cinque volte campione NBA con un three-peat e un back-to-back in palmarès. Steve Kerr, uomo che da allenatore è entrato nella storia del basket. E poi c’era Luc Longley, centro australiano di quasi due metri e venti scelto alla numero 7 nel draft del 1991.

Dopo l’inizio del quarto quarto il punteggio è di 77 pari. Jordan ha riportato in corsa i Chicago Bul dopo un passivo di 14 punti ai danni dei Jazz nella prima metà di gara. The Air conferma al mondo intero di non essere un uomo come gli altri, di essere un Dio. John Stockton e Karl Malone nel frattempo cercano invani di arginare i campioni del mondo in carica in un Delta Center che raggiunge decibel mai sentiti in una partita di pallacanestro. Nei sei minuti successivi, le due squadre segnano poco e arrivano ai meno due minuti finali con una sola lunghezza di vantaggio per Utah.

A 40 secondi dal game over Michael Jordan va in lunetta per portare i Chicago Bulls avanti nel punteggio, ma il secondo libero gli esce corto. I taglia fuori dei Jazz non sono di certo dei migliori e il rimbalzo lo prende proprio Jordan che dopo uno scarico dal post alto infila la tripla del +3 con appena 25 secondi da giocare. Possesso veloce della squadra di Salt Lake City che si riporta sotto di uno con la schiacciata di Greg Ostertag su assist di Stockton. In quegli istanti finali di partita succede qualcosa che spesso non viene ricordato.

Chicago Bulls

Michael Jordan riceve la rimessa, non subisce fallo che lo porterebbe in lunetta con una percentuale realizzativa troppo alta per i piani dei Jazz. The Air passa a Steve Kerr sulla metà campo e grazie ad un triangolo con Kukoc la palla arriva a Luc Longley, smarcato e liberissimo di allargarsi e portare il cronometro a 0, con soli 7.3 secondi dalla sua ricezione e con i Bulls in vantaggio 88 a 87. Longley però, sotto canestro, schiaccia e riporta i suoi sul +3, lasciando un possesso comodo ai Jazz con 6.2 secondi. Una scelta scellerata. L’espressione di Jordan, in preda al dolore, è un misto di rabbia e di gioia. Ma il pallone è degli Utah. Gli uomini di Sloan subiscono fallo e Stockton in lunetta sbaglia un libero che condanna definitivamente la sua squadra.

Cosa sarebbe successo se dopo quella schiacciata di Longley i Jazz fossero riusciti a portare il pivotal game all’overtime? Tutto il resto è storia.

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