La storia dello sport è piena di campioni che hanno dovuto interrompere la loro carriera montsre a causa degli infortuni, o comunque vivere un turbolento declino sportivo. In un primo momento mi viene da pensare a Marco Van Basten, ritiratosi nel 1995 ad appena 31 anni per i numerosi problemi alla caviglia. Al Cigno di Utrecht erano bastate otto stagioni al Milan per riscrivere il destino del ruolo del centravanti e per portarsi a casa trofei di ogni genere. Penso a Grant Hill, uno dei più grandi rimpianti della storia NBA, che a differenza dell’olandese ebbe una carriera lunga ma a dir poco tormentata. I primi cinque anni nella lega avevano fatto strabiliare un sistama Jordan-centrico, ma la sfortuna fece sì che la parabola discendente iniziò troppo presto. E poi c’è Jonah Lomu, colui che ha portato il rugby ad un livello planetario, segnando un prima e un dopo. Oggi avrebbe compiuto 45 anni. Sì, perché la malattia se lo portò via troppo presto, appena quarantenne, il 18 novembre del 2015.

Jonah Lomu

Immaginative un trequarti ala potente, veloce ed estremamente tecnico. Oggi risulterebbe molto difficile comporre un identikit simile. Restando nel terzo millennio servirebbero la potenza di Lote Tuqiri, la velocità di Shane Williams e l’eleganza di Doug Howlett per costruire ciò che Jonah Lomu racchiudeva dentro di sé.

Un giocatore che mai si era visto e che, a quei livelli, mai più si rivedrà su un campo da rugby e che per questo ci manca tanto. In molti lo considerano il miglior trequarti della storia della palla ovale, altri scomodano addirittura Sua Santità Richie McCaw, definendolo il GOAT. Dettagli quasi irrilevanti e spesso inutile visto che paragonare giocatori di decadi diverse è sempre un’impresa ardua. Ma Jonah Lomu è stato senza dubbio il più pop di sempre nel rugby, ma non pop come LeBron James o Leo Messi. Silenzioso, composto, e con un sorriso che è diventato leggenda. Questo era Jonah Lomu.

Jonah Lomu

In otto anni tra gli All Blacks ha collezionato 185 punti in 63 caps, diventando il recordman di mete nella Coppa del Mondo di rugby a pari merito con il sudafricano Habana. Tuttavia, proprio la Webb Ellis Cup è stato il grande rimpianto della carriera del nativo di Auckland. Ci arrivò vicino nel 1995 quando perse in finale contro gli Springboks, nell’edizione passata alla storia e raccontata magistralmente nel film Invictus.

A 40 anni Jonah Lomu morì, lasciando un vuoto ancora oggi incolmato nei cuori degli appassionati. Non fu di certo una sorpresa, considerando la grave malattia renale che lo portò a sottoporsi ad un trapianto nel 2004, ma nessuno riuscì ad immaginarsi il mondo della palla ovale senza la sua stella. Due settimane prima però, dalla sua casa di Auckland, potè gioire del successo in back-to-back degli All Blacks nella RWC, il suo grande rimpianto. Buon compleanno Jonah Lomu!

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here