La Serie A sembra ormai avviata con decisione alla ripartenza. Ripresi da qualche giorno gli allenamenti in forma individuale presso i centri sportivi delle società – e le prime polemiche non hanno tardato ad arrivare, come nel caso delle “partitelle” in casa Lazio – è ufficiale il via libera anche per le sedute di gruppo. Allenamenti collettivi che saranno consentiti, come ha dichiarato il Ministro Spadafora nel suo intervento al Senato mercoledì, dal prossimo lunedì 18.

E proprio quella di mercoledì è stata una giornata quantomai significativa. In serata infatti la Lega Serie A, attraverso una nota a valle della propria Assemblea, ha indicato una precisa data per la possibile ripresa: 13 giugno. Ieri poi, il numero uno del CONI Giovanni Malagò, è intervenuto al programma “Non è un Paese per giovani” di Radio 2. Sbilanciandosi in maniera decisamente ottimistica: “Da 1 a 100 quante possibilità ci sono che la Serie A riparta il 13 giugno? Secondo me 99%”.
Tutto fatto dunque? Probabile, ma non così certo.

Nel corso dell’informativa al Senato, il Ministro dello Sport ha tenuto a precisare che “nei prossimi giorni si dovrà decidere sulla riapertura del campionato: ma dovrà essere fatto in sicurezza per tutti. Il Governo non si farà condizionare, nessuna pressione”. Il primo scoglio resta, nonostante i passi avanti, quello legato al protocollo presentato dalla Figc sulla base delle indicazioni dell’ormai famoso CTS (Comitato tecnico scientifico). Le norme, che dovrebbero essere applicate alla ripresa degli allenamenti collettivi, non trovano ancora il favore della Lega. I punti spinosi che – come evidenzia la nota diffusa ieri – riguardano in particolare la quarantena di gruppo e la responsabilità dei medici sociali, dovranno essere ulteriormente discussi tra tutte le componenti coinvolte.

Serie A

Perché dunque la Lega Serie A si è affrettata a fissare nel 13 giugno la data che ritiene più indicata alla ripresa? A livello sportivo tale scadenza permetterebbe, giocando costanti turni infrasettimanali, di portare a termine il campionato entro la deadline del 2 agosto imposta dalla Uefa. E concederebbe inoltre una finestra utile al completamento della Coppa Italia. Ripartire il 13 giugno consentirebbe perciò, al di là di possibili recrudescenze nella curva dei contagi che certo nessuno auspica, di salvaguardare l’integrità sportiva della stagione. La tempistica stessa della nota, però, sembra rivelare quale sia la vera partita che si sta giocando nemmeno troppo velatamente. Quella dei diritti Tv.

Sul piatto infatti c’è ancora il pagamento dell’ultima tranche relativa alla stagione in corso. 233 milioni a cui ovviamente i club non hanno intenzione di rinunciare. Torniamo così alla nota pubblicata mercoledì: “La Lega Serie A ribadisce, nel rapporto con i licenziatari dei diritti audiovisivi 2018-2021, la necessità del rispetto delle scadenze di pagamento previste dai contratti per mantenere con gli stessi un rapporto costruttivo”. E non è certo un caso che questo capoverso sia stato inserito prima ancora di quello relativo alla ripresa del campionato. Ma fissando inequivocabilmente una data per la ripartenza, la Lega stabilisce un punto ulteriore. Dovrà essere il Governo, eventualmente, a dichiarare conclusa anzitempo la stagione. Ovvio il corollario: se non ci sarà una ripartenza, non sarà per volontà dei club. Che si riservano così il diritto di battere comunque cassa presso i broadcaster, per ottenere il pagamento di quanto contrattualmente dovuto.

Ma la partita non si esaurisce sui 233 milioni di questa rata della discordia. All’orizzonte si staglia infatti la ben più ricca negoziazione per il triennio 2021-2024, con un nuovo ingombrante interlocutore pronto a sparigliare le carte. Secondo quanto riportato dal Sole 24 Ore una decina di giorni fa, un soggetto internazionale con enormi capacità d’investimento ha preso contatti con la Lega Serie A. Si tratta di Cvc Capital Partners, fondo di private equity attivo in settori diversificati, ma con un’esperienza all’attivo nel mondo dello sport attraverso la Formula Uno e la manifesta intenzione di acquisire nel prossimo futuro una quota del Sei Nazioni di rugby.

Cvc valuterebbe il pacchetto dei diritti legati alla Serie A circa 11 miliardi di euro sul prossimo decennio. E sarebbe pronta a metterne sul piatto 2,2/2,5 per il triennio 2021-2024, per un ingresso quantificabile quindi nei due terzi, se non qualcosa in più, del pacchetto stagionale. Tradotto, le sette partite attualmente trasmesse a livello domestico da Sky. Va precisato che Cvc, essendo appunto un fondo d’investimento, non è un broadcaster. E difficilmente potrebbe trovare conveniente dotarsi, magari in collaborazione con la stessa Lega, di una piattaforma di trasmissione. Molto più probabile sarebbe perciò una contrattazione di secondo livello, attraverso la quale Cvc andrebbe a rivendere i pacchetti acquisiti ai diversi soggetti interessati. Quindi le attuali Sky e DAZN per l’Italia, oltre a Img per l’estero. Ma anche i colossi AGFA: ovvero Amazon, Google, Apple, Facebook già entrati in Premier League proprio con Prime Video di Amazon.

Ecco allora che il richiamo della Lega Serie A agli attuali concessionari, chiamati al rispetto delle scadenze di pagamento nell’ottica di “mantenere con gli stessi un rapporto costruttivo”, assume un significato diverso. Forse ancor più importante sul lungo periodo che nel breve termine. Il campionato deve ancora ripartire, ma la vera partita è già nel vivo.

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