Il calcio dell’Europa dell’Est ha sempre prodotto grandi talenti e grandi storie. Dalla grande Ungheria, alla Dinamo di Lobanovs’kyj o la Stella Rossa campione d’Europa. Storie di un mondo diverso, distante per noi dell’ovest, spesso rimaste avvolte da un’aura di mistero. Tanti giocatori passati alla storia, chi per l’eccezionale talento, chi è diventato un’icona magari per gesta narrate come mitologiche. Tutto questo ha dato a quel calcio un fascino particolare che tutt’oggi rimane intatto nonostante internet, televisione e il fatto che molti di loro arrivino nei nostri campionati, cosa ben più rara in passato. Tra giovani talenti, uomini dalle storie particolari e meteore proviamo a costruire per tre aree geografiche distinte (ex-Jugoslavia, ex-Unione Sovietica e il resto dei Paesi d’oltre Cortina) altrettante squadre. Evitando però nomi troppo “mainstream”.

Il calcio nei Paesi della Cortina di Ferro

TuttI i Paesi d’oltre Cortina sono riuscitI a produrre, seppur in momenti diversi, grandi squadre e grandi giocatori. I primi ad affermarsi sono stati gli ungheresi. La scuola danubiana è stata forse la prima rivoluzione calcistica europea. Il mancino di Puskas, Kocsis, ma soprattutto Hidegkuti, falso nove con decenni di anticipo che costrinse gli inglesi a scendere dal loro piedistallo e cambiare modo di giocare. La Cecoslovacchia è stata l’unica a portare a casa un trofeo, l’Europeo del ‘74, quello del cucchiaio di Panenka. Ed era ancora unita quando è nata la fantastica generazione ceca dei vari Nedved, Baros, Koller e Poborski. Tra ‘70 e ‘80 è stata la volta della Polonia di Zibì Boniek, capace di ottenere due terzi posti ai mondiali di Germania e Spagna. Il decennio successivo, quello che ha visto il crollo del blocco comunista, ha visto l’ascesa di altre due nazioni: Romania e Bulgaria. Guidate da Hagi e Stoichkov hanno raggiunto i loro massimi risultati a USA ‘94. Anche se a dire il vero, la Romania era già stata protagonista con la vittoria della Steaua di Duckadam della Coppa Campioni nel 1986. Oggi queste nazioni non sono protagoniste a livello internazionali, ma hanno molti giovani pronti a riportare ai fasti di un tempo le rispettive nazioni. Talento e gioventù saranno protagoniste nel nostro 4231.      Paesi d'oltre Cortina

Portiere

Tra i Paesi d’oltre cortina elencati nel paragrafo precedente ne manca uno. Calcisticamente meno importante che politicamente, la DDR è comunque riuscita a ritagliarsi un posto nella storia, grazie al famoso goal di Sparwasser. A dire il vero un figlio della DDR ha vinto il mondiale (Kroos), ma non è l’unico giocatore in attività nato ad est del muro. A Chemnitz, quando ancora si chiamava Karl-Marx-Stadt, è nato nell’88 Ralf Fährmann. Seppur finito fuori dalle grazie del “suo” Schalke, è stato per anni uno dei migliori portieri della Bundes. Non sempre bellissimo da vedere, ma efficace. I suoi quasi due metri gli consentono di coprire tutto lo specchio, ma non gli impediscono di avere ottimi riflessi. Allo Schalke è riuscito a sostituire più che degnamente Neuer quando passò al Bayern. Ora che la storia si è ripetuta con Nubel, potrebbe riprendersi il suo posto.

Difesa a tinte bianco-rosse

Portiere a parte, la squadra è giovanissima, a premiare la quantità di talenti che cresce nei Paesi d’oltre Cortina. Il primo è Jakub Kaminski, 2002 del Lech Poznan. Esterno offensivo che per la facilità di corsa è stato più volte schierato terzino nella sua prima stagione coi grandi. Buona tecnica e dribbling insieme alle capacità aerobiche ne fanno un interessante profilo “alla Cancelo”. Come per quasi tutti in questo articolo, data l’età, ha bisogno di rinforzarsi fisicamente. Sul lato sinistro, Michal Karbownik. Nato centrocampista, al Legia lo hanno dirottato sulle fasce. Quasi ambidestro, ha grande progressione e tecnica. Il passato da centrocampista lo rende pericoloso anche rompendo le linee internamente. Il classe ‘01 ha già attirato l’attenzione di mezza Europa. Al centro un ragazzo che in patria viene considerato il talento più precoce da Lubanski. Come la leggenda del Gornik Zabrze, Daniel Hoyo-Kowalski ha esordito da titolare nemmeno sedicenne. Al Wisla potrà imparare da veterani come Wasilewski e Blaszczykowski. Glik alla stessa età non era così forte, ma proprio l’ex toro potrebbe essere il target come carriera. In mezzo ai polacchi trova spazio il bulgaro Valentin Antov, 2000 del CSKA Sofia. Tre anni più vecchio del compagno di reparto, ha già 43 presenze nel club e 2 in nazionale maggiore. È stato il più giovane esordiente e capitano nel proprio club. Buone doti in marcatura, sa anche impostare. Ogni tanto si prende qualche licenza di troppo in uscita ed è troppo irruento. Con l’esperienza potrebbe limare i difetti e fare strada. Paesi d'oltre Cortina

Mediana di sostanza e qualità

Tra centrocampo e trequarti il numero di talenti dai vecchi Paesi d’oltre Cortina è altissimo. La nostra scelta è ricaduta sul ceco Soucek e il romeno Cicaldau. Il primo si è fatto notare con lo Slavia Praga. Classe ‘95, è un giocatore fatto e finito. L’altezza e le lunghe leve lo rendono un ottimo schermo davanti alla difesa, sia su palle alte che basse. Non è molto veloce nel breve, ma se la cava egregiamente in campo aperto. A renderlo completo buona tecnica e pericolosità in zona goal. Inoltre è anche rigorista. Preso a gennaio in prestito dal West Ham, verrà quasi sicuramente riscattato nonostante i minori introiti dovuti all’emergenza sanitaria. Di fianco a lui un ragazzo che si è messo in mostra all’Europeo U21 e che è perfettamente complementare al compagno di reparto. Alexandru Cicaldau infatti assomiglia (e si ispira) molto al nostro Verratti. Brevilineo, grintoso, ma anche tecnico e molto pericoloso al tiro. Il classe ‘97 gioca ancora in patria, all’Universitatea Craiova, ma potrebbe approdare in campionati più prestigiosi già in estate. Gli interessamenti, anche in Italia sono tanti.

Tre mezze punte da tre nazioni diverse

Esterno destro Adam Hlozek, 2002 dello Sparta Praga, pupillo di Adani e Cassano, tra i tanti. Trequartista, esterno, ma anche punta, può giocare in ogni ruolo. Fisicamente più maturo quanto ci si possa aspettare, sa proteggere palla o dribblare l’uomo a seconda della situazione. Giocatore molto duttile, probabilmente diventerà una prima punta moderna, in grado sia di finalizzare che di fare gioco. Difficile trovare un modello a cui potrà assomigliare proprio per le sue infinite possibilità di sviluppo. Moltissimo dipenderà da quale squadra e allenatore sceglierà quando andrà via da Praga. A sinistra Florinel Coman, grande talento del FCSB (la vecchia Steaua). Passato dall’Accademia Hagi alla Steaua, il ‘98 ha già all’attivo due stagioni in doppia cifra. Dotato di grande velocità e tecnica, ama partire da destra per saltare l’uomo e creare occasioni per sé o per la squadra. Lo cercano soprattutto in Inghilterra, ma occhio anche all’Ajax, dove troverebbe un altro talento romeno come Marin. In zona centrale facciamo agire Dominik Szoboszlai, talento ungherese che sta crescendo nel florido vivaio di Salisburgo. Trequartista o mezz’ala di quasi un metro e novanta, Tare lo aveva cercato come vice Milinkovic. Il modello a cui ispirarsi, per fisico e caratteristiche tecniche è quello. Il nome, potrebbe tornare di moda in italia, sponda Milan, se dovesse arrivare Ragnick.

Uno slovacco sulle orme di van Persie

Il miglior attaccante dai Paesi d’oltre Cortina è slovacco. Robert Bozenik è un classe ‘99, scuola Zilina, approdato a gennaio al Feyenoord. Alto e ben strutturato, si ispira a Ibra. Gli piace arretrare per prendere palla e cercare anche la giocata di fino. Ha già segnato 4 goal in 8 partite in nazionale e 2 in 5 col Feyenoord, ma può diventare ancora più incisivo. Sicuramente imparare da un ex-giocatore come van Persie, che fisicamente un po’gli assomiglia, gli farà fare un grosso step. Se diventerà lucido e incisivo con continuità sotto porta ha tutti i mezzi per diventare un attaccante da 15 goal a stagione anche nei grandi campionati. Paesi d'oltre Cortina

Extra tips: gli “esclusi eccellenti”

Dalla Slovacchia i nomi principali sono a centrocampo: Laszlo Benes e Peter Pokorny. Il primo è un centrocampista con buone doti in fase offensiva, sia da rifinitore che da finalizzatore. Al Gladbach non sta trovando tantissimo spazio, ma quando gioca mostra mostra sempre la sua qualità. Il secondo, classe ’01, è un mediano molto forte fisicamente. Attualmente nel Liefering, seconda squadra del Salisburgo. Un altro mediano interessante arriva dalla vicina terra boema, ed è Alex Kral. Ex Slavia Praga, si è trasferito a gennaio allo Spartak Mosca. Buona fisicità e un gran lancio, ha dalla sua la duttilità, che gli ha permesso di giocare in quasi tutti i ruoli possibili. Per la Romania i nomi forti sono già abbastanza noti. Il primo è Hagi, visto in una parentesi alla viola e ora in prestito ai Rangers. Il cognome è pesante, ma ha qualità e stava facendo vedere ottime cose anche in Europa League. L’altro è Razvan Marin, interno di grande tecnica e visione di gioco appena approdato all’Ajax. Dalla Bulgaria arriva Martin Minchev, attaccante del Cherno More che assomiglia moltissimo a Bojinov. L’ultimo nome è un altro pupillo di Adani: Filip Marchwinski. Gioca nei ferrovieri del Lech ed è seguito da vicino dall’Atalanta. Potrebbe essere il vice-Ilicic per caratteristiche fisiche e tecniche.

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