La stagione di Formula 1 2020 non è nemmeno iniziata per le ovvie complicazioni dovute al coronavirus, ma la necessità di muoversi in anticipo sul mercato piloti per il 2021 si è fatta sempre più impellente.

Così, il 12 maggio è arrivato il primo fulmine a ciel sereno: come avevamo sospettato qualche settimana fa, l’avventura di Sebastian Vettel in Ferrari si concluderà alla fine del 2020. L’annuncio ufficiale, naturalmente, non conteneva le reali motivazioni dell’imminente separazione, ma è facile immaginare che Ferrari abbia offerto al tedesco un ruolo da seconda guida (con pesante ritocco dell’ingaggio) che Seb non ha gradito. Due giorni dopo, i presagi che il team di Maranello volesse puntare su un profilo meno ingombrante da collocare al fianco di Leclerc si sono rivelati fondati: Carlos Sainz sarà un pilota Ferrari per le stagioni 2021 e 2022 e percepirà come stipendio 7 milioni il primo anno e 8 milioni il secondo.

Nello stesso giorno è arrivata anche la notizia del trasferimento di Daniel Ricciardo in McLaren, anche in questo caso nel 2021 e nel 2022. L’australiano lascerà così la Renault dopo due stagioni, la prima delle quali piuttosto deludente a causa delle mediocri prestazioni della RS19, e si accaserà al team di Woking rimpiazzando Sainz.

Tutto sistemato per il 2021? Assolutamente no. Le mosse di Ricciardo e Sainz, ufficializzati nei rispettivi nuovi team fino al 2022, non bastano a diradare tutte le nubi sulla griglia di partenza dell’anno prossimo. Oltre a loro, gli altri piloti col sedile confermato sono solo Leclerc (Ferrari, contratto in scadenza nel 2024), Verstappen (Red Bull, 2023), Perez (Racing Point/Aston Martin, 2022), Ocon (Renault, 2021) e Norris (McLaren, 2021). Tutti gli altri contratti scadono nel 2020. Nel trambusto del mercato piloti, ci sono ancora parecchie questioni rimaste aperte: cerchiamo di analizzarle insieme per capire cosa può accadere.

Andiamo con ordine e partiamo dalla domanda più spontanea: che fine farà Sebastian Vettel? L’associazione più immediata che può venire in mente è un suo approdo in Renault, dato che il sedile di Ricciardo non è ancora stato assegnato. Non è un’ipotesi irreale sotto l’aspetto economico, visto che il team di Enstone ha ingenti risorse economiche e in ogni caso si libererebbe del pesante stipendio di Ricciardo (14 milioni annui), potendo dunque destinare questa spesa all’ingaggio di una grande prima guida. Molto più difficile invece che la scuderia transalpina sia in grado di offrire a Seb solide certezze in termini di prestazioni, visto che il passo indietro del 2019 rispetto al 2018 non fa ben sperare e considerando che l’attuale motore Renault è ben diverso da quello con cui Vettel ha vinto 4 mondiali in Red Bull.

A proposito di Red Bull, Helmut Marko ha già dichiarato che Vettel non rientra nei piani del team austriaco. Ben diversa invece la reazione di Toto Wolff, team principal della Mercedes, il quale ha dichiarato che <<non si può ignorare il fatto che Vettel sia libero per il 2021>>. Le parole di Wolff dunque non chiudono le porte a uno scenario incredibile: Hamilton e Vettel compagni di squadra in Mercedes per un succulento remake della rivalità più leggendaria nella storia della F1, quella tra Senna e Prost. Certo, si tratterebbe non solo di una spesa ingente ma anche di un azzardo rischiosissimo perché andrebbe a turbare l’equilibrio che ha permesso al team di Stoccarda di vincere gli ultimi mondiali. È bene ricordare, però, che l’introduzione del budget cap nel 2021 e dei nuovi regolamenti nel 2022 potrebbero livellare le differenze tra prestazioni delle auto restituendo molto peso alla bravura del pilota. E quale scuderia potrebbe vantare una line-up più temibile di Hamilton-Vettel?

mercato piloti

L’approdo in Mercedes, tra l’altro, sarebbe per Vettel probabilmente l’unica alternativa al ritiro dalla Formula 1. Un’ipotesi remota è che il tedesco possa accasarsi nella futura Aston Martin al fianco di Perez, ma è improbabile che Lance Stroll venga fatto fuori da suo padre Lawrence, proprietario della scuderia. In ogni caso, si riverificherebbe il problema dell’assenza di certezze in merito alla competitività dell’auto: sarebbe un salto nel vuoto che per un pluricampione del mondo come Vettel non varrebbe la pena fare.

Dal canto suo, Mercedes, dando per scontato che Hamilton sia in procinto di rinnovare, ha altre due alternative: contare ancora sulla ”fedeltà” di Valtteri Bottas come gregario del campione britannico, oppure promuovere il giovane e promettente George Russell sulla seconda Freccia d’Argento. Seconda ipotesi, questa, che appare più plausibile rispetto alla prima, in virtù del fatto che Hamilton non è più un giovinotto e che può essere utile far fare le ossa a Russell in un top team. Non solo: a fine 2020 Bottas avrà 31 anni e 4 stagioni da scudiero sul groppone. E non è affatto scontato che, negli anni della massima maturità da pilota, sia disposto a rinunciare ancora a un ruolo da protagonista. Ecco che dunque si fa spazio anche la possibilità di vedere Bottas in Renault, l’unico dei team disponibili a potergli garantire uno stipendio almeno sullo stesso livello di quello che percepisce ora (7,5 milioni).

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Ma è probabile che questa ipotesi non sia la più gradita da Cyril Abiteboul, team principal della scuderia francese. Con le imminenti novità regolamentari già citate, la Renault avrà un’occasione d’oro: dimenticare presto l’ennesimo ciclo avaro di gioie e iniziarne uno nuovo da protagonisti. Ma diciamolo onestamente: nonostante Bottas sia un buon pilota con un palmares di tutto rispetto, entrare nella nuova era della Formula 1 con Bottas al posto di Ricciardo ha l’aria di essere una grande occasione sprecata, per un team che da anni cerca di tornare agli alti livelli di ormai più di un decennio fa. In quel di Enstone sarebbe dunque preferibile agguantare un pilota di caratura superiore come Vettel, anche se abbiamo già detto quanto sia difficoltosa la strada che porta al tedesco.

Ecco allora che si affaccia alla porta uno scenario altrettanto gustoso: un ritorno di Fernando Alonso in Formula 1. Il sentiero che conduce all’ingaggio dell’asturiano non sarebbe certo privo di ostacoli impervi, ma la differenza rispetto a Vettel è che Alonso ha chiuso la sua (prima) lunga e onorevole carriera in F1 navigando nelle tempestose acque ai margini della zona punti: il suo ultimo podio risale al GP di Ungheria 2014, quando ancora guidava la Rossa di Maranello. Dopo l’approdo in McLaren nel 2015, solo delusioni, team radio pieni di frustrazione e nessuna gioia degna di una carriera da campione come la sua. E i campioni, si sa, hanno sempre voglia di riscatto quando le cose non vanno bene. Non è un caso che al termine del 2018 Fernando non abbia chiuso le porte a un ritorno in F1  ma si sia limitato a… socchiuderle.

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Alternative per il mercato piloti della Renault a parte Vettel, Bottas e Alonso? Da un lato il ritorno di Nico Hulkenberg dopo un anno di assenza. Dall’altro la linea giovani: non è da escludere la promozione in “prima squadra” di Guanyu Zhou, pilota di F2 cresciuto nella Renault Sport Academy e autore di una buona stagione d’esordio nella serie cadetta nel 2019. Sarebbe il primo pilota cinese della storia a gareggiare in Formula 1.

In casa Red Bull, blindato Verstappen. La questione mercato piloti riguarda quindi gli altri tre sedili: quello al fianco dell’olandese, occupato attualmente da Alexander Albon, e quelli della Toro Rosso, affidati a Pierre Gasly e Daniil Kvyat. Ma conoscendo la politica interna dei “bibitari” e poiché i talenti del Red Bull Junior Team in questo momento scarseggiano, lo scenario più accreditato è una conferma di entrambe le line-up. Per di più, senza promozioni e retrocessioni, visto che sia Kvyat sia Gasly hanno già ricevuto nel corso delle rispettive carriere la bocciatura dal team madre, venendo rispediti a quello satellite. Spiacevole percorso non ancora sperimentato da Albon, ma la carenza di alternative all’orizzonte spinge a pensare che col pilota tailandese Helmut Marko sarà più clemente.

Per quanto riguarda il mercato piloti di Alfa Romeo, Haas e Williams, è molto più complicato avanzare previsioni. Le decisioni del team britannico dipenderanno fortemente dalla scelta di Mercedes sull’ingaggiare o meno Russell. Per non parlare del fatto che il neo-arrivato Nicholas Latifi è un’incognita, visto che non ha ancora esordito in F1 per colpa dello slittamento del calendario. La “terza via” potrebbe essere Stroll, ma come abbiamo già detto è difficile che suo padre gli tolga il sedile dell’Aston Martin per consegnargli quello della meno competitiva Williams.

L’Alfa Romeo dovrà invece fare i conti con il più che plausibile ritiro di Kimi Raikkonen, che a ottobre spegnerà 41 candeline. Nel caso in cui il finlandese opterà per l’addio, le chance per Antonio Giovinazzi di restare in F1 aumenterebbero, pur rimanendo dipendenti dalle sue prestazioni nel 2020. Il primo candidato per la scuderia italo-svizzera rimane comunque Nico Hulkenberg, pupillo del team principal Frederic Vasseur e già molto vicino a soffiare il sedile 2020 proprio a Giovinazzi. Gli altri nomi, meno caldi, provengono dalla Ferrari Driver Academy: bussano alla porta Mick Schumacher, Marcus Armsotrong e Robert Shwartzman, attualmente tutti militanti in F2.

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Dallo stesso bacino di giovani (con in più l’ipotesi Pietro Fittipaldi) potrebbe pescare infine la Haas, la cui line-up composta da Kevin Magnussen e Romain Grosjean ha molto deluso nel 2019, arrivando addirittura a farsi la guerra “interna” e bruciando così alcuni punti nel mondiale costruttori. Come se non bastasse, il team statunitense non naviga in buone acque dal punto di vista finanziario. Il team principal Gunther Steiner dovrà quindi spendere bene i pochi fondi a disposizione per il mercato piloti e scegliere se confermare entrambi i propri alfieri, tenerne uno e silurare l’altro o rivoluzionare completamente gli equilibri del team. Steiner ha già più volte dichiarato di non voler trasformare la Haas in una scuderia satellite dove parcheggiare i piloti del vivaio di altri top team, ma se anche nel 2020 Magnussen e Grosjean dovessero deludere, la scarsità di risorse da investire nel mercato piloti potrebbe costringere il manager altoatesino a optare per quella soluzione.

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