Del Mondiale di Germania 2006, tutti noi ricordiamo nitidamente il rigore di Totti all’Australia, il mancato passaggio di Inzaghi a Barone (ancora oggi soggetto ideale per meme e citazioni di ogni tipo). Conosciamo perfettamente ogni fase di Italia-Germania e di Italia-Francia: i gol di Grosso e Del Piero, gli anticipi di Cannavaro, l’incornata di Materazzi, gli interventi di Buffon, la sequenza dei rigori. E non possiamo certo scordare la testata di Zinedine Zidane a Marco Materazzi, un episodio centrale della memoria e della narrativa calcistica degli ultimi 14 anni.

Facendo un ulteriore sforzo di memoria, però, possiamo risalire alle partite delle altre squadre, agli incontri che hanno caratterizzato l’andamento del tabellone. E a quel punto non possiamo esimerci dal celebrare una delle migliori prestazioni individuali della storia recente di questo sport: quella di Zizou contro il Brasile. Una partita semplicemente magnifica, che meriterebbe di essere ricordata come l’ultima poesia regalata dal francese nel corso della propria carriera, senza venire oscurata da quella sciagurata testata.

Francia-Brasile, valevole per i quarti di finale, va in scena l’1 luglio al Waldstadion di Francoforte. I verdeoro sono i primi favoriti della rassegna iridata: la Seleção vanta un reparto offensivo stellare, che può contare su Ronaldo, Adriano, Kaká e Ronaldinho. Ma nelle precedenti esibizioni la squadra di Parreira si è dimostrata disorganizzata, slegata, fragile quando attaccata, sostenuta esclusivamente dalle giocate delle proprie stelle. Ora è chiamata ad affrontare il primo vero ostacolo di livello nella competizione.

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Di contro, il cammino della Francia è cominciato malissimo: dopo i due insipidi pareggi contro Svizzera e Corea del Sud, i transalpini si sono salvati da un’umiliante eliminazione solo grazie alla vittoria contro il Togo, la prima ai Mondiali dopo la finalissima di Francia ’98 proprio contro il Brasile. Ma agli ottavi la selezione di Domenech cambia passo, travolgendo in rimonta la Spagna, una delle squadre più convincenti fino a quel momento.

Già contro le Furie Rosse, era stato Zizou a caricarsi il peso della squadra sulle spalle. Ispirando ogni azione offensiva dei suoi e chiudendo il conto nel finale con la rete del definitivo 3-1. Per la sfida ai verdeoro, Zidane deve fungere da raccordo tra centrocampo e attacco, dove è Thierry Henry ad agire come unica punta. Sulle fasce le folate di Malouda e Ribery devono garantire la giusta dose di imprevedibilità, ma sostanzialmente le sorti dei galletti sono tutte sulle spalle di Zizou.

Ho utilizzato il video qui sopra per aiutare a capire nel migliore dei modi la magistrale prova di Zidane quella sera. Una collezione delle sue migliori giocate al cospetto degli acclamati fenomeni brasiliani:

  • All’inizio della clip, Zidane e Ronaldo si scambiano un sorriso. È un saluto che simboleggia un’amicizia forte, nata già ai tempi delle sfide in Serie A di fine anni ’90, poi rinsaldata dagli anni trascorsi assieme al Real Madrid.
  • Dopo 35 secondi di gioco, il 10 con la maglia bianca entra in possesso del pallone sulla trequarti campo difensiva, si ferma con la sfera sotto la suola, facendo perno sul corpo di Zé Roberto. Arriva in aiuto Juninho Pernambucano, ma lui spezza il raddoppio con una giravolta geniale e pochi metri più avanti salta con un doppio passo Gilberto Silva.
  • Minuto 28: dopo aver addomesticato un pallone spiovente e averlo difeso dall’attacco di Kaká, lo porge con saggezza alla propria difesa. Poi va subito a riprenderselo sull’appoggio di Abidal, premiandone infine la sovrapposizione con un rapido gioco destro-sinistro, suola-esterno. Tutto da fermo, tutto con irrisoria facilità.

ZIDANE Zinedine: combat foot | Storie di Calcio

  • Minuto 44: su un rilancio di Gallas, forse disturbato da Malouda, Zidane sbaglia il primo controllo della propria partita. Ma è lo stesso Malouda a recuperare il possesso e a porgergli il pallone con un intelligente colpo di testa. Zizou può così involarsi palla al piede, finta il passaggio a sinistra per Henry ed elude la scivolata di Lucio, poi effettua un altro dribbling a rientrare su Gilberto Silva e con un tocco delicato premia l’inserimento di Vieira, che può lanciarsi a campo aperto. Sul centrocampista della Juventus arriva l’intervento falloso di Juan, ammonito da Luis Medina Cantalejo.
  • Minuto 56: sombrero a Ronaldo e appoggio di testa all’accorrente Abidal. Quasi banale, rispetto al resto. È l’azione che porta al fallo di Cafu su Malouda. E sulla conseguente punizione nasce il gol partita.
  • Minuto 57: Zidane si incarica della battuta del calcio piazzato. La sua parabola sembra inizialmente troppo alta e lunga. Dida, però, resta immobile sulla linea di porta, la difesa verdeoro collassa sul primo palo e Henry è tutto solo sul secondo. Piattone al volo sotto la traversa e 1-0.

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  • Minuto 66: una serie di scambi con i compagni con estrema sapienza tecnica e tattica, modellando a proprio piacimento tempi e spazi. Tutto in surplace, tutto ad un’andatura quasi da allenamento. Tra i giocatori brasiliani sembra cominciare a serpeggiare un certo sconforto, una specie di rassegnazione.
  • Minuto 73: ripiega fin quasi al limite dell’area di rigore francese, segno di una partita di enorme qualità su entrambi i lati del campo. Makélelé gli cede palla quasi con indifferenza, come fosse l’unica soluzione plausibile quella sera. Il risultato è una veronica ai danni di Gilberto Silva. Una giocata che Zizou ha imparato per la strada, un movimento ripetuto all’infinito e diventato il suo marchio di fabbrica. La roulette, traduzione francese della ruleta.
  • Il video si chiude con il suo saluto rispettoso agli avversari al termine del match, e con i festeggiamenti ricevuti dai compagni di squadra. È tranquillo, rilassato, controllato, secondo quel senso di superiorità comunicato per l’intero svolgere della partita.

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La Francia si qualifica per le semifinali, mentre i penta-campioni tornano mestamente a casa. Portati a spasso da un fenomeno che già era stato loro incubo nella finale di otto anni prima. Un berbero con gli occhi di ghiaccio, dall’incedere fiero e dal portamento elegante. Un giocatore dalla coordinazione irreale, che si muove con passo felpato e a testa alta, sempre composto e controllato anche nei movimenti più innaturali. Un maestro che con la sua eleganza austera, alle volte intristita, sempre misurata, ma non meno abbagliante, ha riassunto perfettamente in una sera la propria carriera, consacrandola definitivamente a pochi metri da quello che sarà un inevitabile passo d’addio.

Zinedine Zidane ebbe ancora modo di risultare decisivo in semifinale contro il Portogallo, proprio come all’europeo del 2000. Ma è di quella partita contro il Brasile che conserviamo il ricordo più dolce e luminoso, per una esibizione che sarebbe stata il miglior addio al calcio possibile. Prima di quel fatidico ultimo atto e quel disgraziato ultimo gesto. Prima di quella mesta uscita dal terreno dell’Olympiastadion di Berlino, passando accanto alla coppa a capo chino e lasciandosela irrimediabilmente sfuggire.

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Dopo un’altra partita da leader tecnico ed emotivo della squadra, nell’episodio con Materazzi si manifestava nuovamente, e in modo più prepotente che mai, il lato oscuro della personalità di Zizou.

Meglio allora riavvolgere il nastro di soli otto giorni, tornare a quella magica sera dell’1 luglio 2006 e ricordare Zinedine Zidane con la pagella della Gazzetta dello Sport per il match contro il Brasile:

Zidane 9. Se doveva essere l’ultima, che fosse come la sua carriera, deve aver pensato. Neanche per un minuto banale. Il genio custodito sotto quel 10 non dorme mai. Godiamocelo un altro po’, finché si può.

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