Ci sono personaggi e storie che tendiamo a chiudere in un cassetto della nostra testa. Lontano, lontanissimo dalla quotidianità. Sperando che questo non torni mai. In uno di questi scomparti di tutti i tifosi del ciclismo c’è anche Riccardo Riccò. Sì, perché quel ragazzo di belle speranze che faceva sfracelli in salita, in poche ore è stato smontato dall’oblio del doping. Non una ma ben due volte con la conseguente squalifica di 12 anni che di fatto ha sancito la fine del “Cobra di Formiggine”. La sua storia tutt’ora fa discutere, ma rimane l’amaro in bocca per quello che poteva essere ed invece non è stato.

Classe 1983, Riccò muove i primi passi ciclistici nella sua terra, il modenese. Da giovane fa subito parlar di sé, tra vittorie ed altre vicende extra-ciclistiche. Nella Juniores è campione italiano di ciclocross, il passaggio ad Under-23 sancisce anche quello d’amore per il ciclismo su strada. Tra il 2002 ed il 2005 vince tanto, questa sarà sempre la cosa che gli riesce meglio. Si consacra così come uno dei nostri migliori talenti ed il passaggio a professionista non tarderà ad arrivare.

Riccardo Riccò

In tutte e due le categorie giovanili si merita la convocazione per la maglia azzurra, ma ambedue le volte non ha la possibilità di vestirla per valori di ematocrito alto, superiore al 45%. Questo gli causa anche ripetute sospensioni di 45 giorni, prima che l’UCI gli conceda il certificato che attestano valori del suo ematocrito al 51% anche in natura. E’ tutto nella norma, ma se già a quell’età sono queste le cose che escono sul tuo conto, certo non un bellissimo spot.

Il 2006 è il prima anno da professionista di Riccardo Riccò. La sua squadra è la Saunier Duval di Mauro Gianetti con licenza World Tour. Nel ciclismo dei grandi sin da subito mette in luce le qualità di scalatore puro, come non se ne vedevano da tempo immemore. L’impatto è devastante e pronti, via è in grado di conquistare due corse e diversi ottimi piazzamenti. Grande bottino per un esordiente.

La consacrazione, però, arriva nella primavera del 2007. Da marzo a maggio infatti fa vedere lampi di talento folgoranti che conquistano i tifosi. Vince due tappe alla Tirreno-Adriatica. Qualche giorno dopo alla Milano-San Remo scatta sul Poggio, fa il vuoto e viene ripreso solamente nell’ultimo chilometro. Passano pochi giorni ed è ancora protagonista alla Settimana Internazionale Coppi e Bartali, con una vittoria sulle strade di casa. Infine arriva quinto alla Freccia Vallone, la corsa dei muri che si conclude proprio sul caratteristico Mur de Huy.

Riccardo Riccò

Al Giro d’Italia si presenta come gregario di Gilberto Simoni, ma nella quindicesima tappa insieme, al compagno Leonardo Piepoli, imbastisce un attacco a 99 Km dal traguardo. Una fuga epica che torna a far batter forte il cuore degli italiani che vedono in lui uno scalatore vero in grado di guadagnare i minuti in salita. La dura scalata alle Tre Cime di Lavaredo è la conclusione della frazione che lo vede arrivare a braccia alzate. Chiuderà quel giro in sesta posizione a 7’ esatti dal vincitore Danilo Di Luca. La strada ormai è spianata verso orizzonti gloriosi.

Riccò torna a dar spettacolo a fine stagione al Giro di Lombardia, ultima classica monumento della stagione. Qui al traguardo è secondo al solo Damiano Cunego che lo batte in volata. Così, il 2008 inizia da dove era finito l’anno precedente. Un campione in ascesa totale. Il teatro perfetto è il Giro d’Italia, corso da capitano e quindi realmente a piede libero.

Vince due frazioni nella prima settimana. Quando la strada sale è costantemente il migliore e per lunghi tratti mette in difficoltà un certo Alberto Contador, che addirittura deve aspettare l’ultima cronometro prima di poter festeggiare la vittoria finale. Alla fine Riccò si deve accontentare della seconda posizione in classifica, con la maglia bianca di miglior giovane, ma la consapevolezza di poter essere eccome competitivo sulle tre settimane.

Neanche due mesi dopo è al via del Tour de France. Tutti pensano a lui come cacciatore di tappe, le fatiche del giro si sarebbero per forze di cosa fatte sentire anche per la sua giovane età. Difesosi discretamente bene a cronometro, è ancora in lizza per qualcosa di importante, perché alla vista ci sono tantissime montagne e così mette le basi di una rimonta storica. Vince con un finale da finisseur la sesta tappa con arrivo in salita a Super-Besse è la sesta tappa e le sue quotazioni salgono esponenzialmente.

Riccardo Riccò

Il capolavoro arriva, però, solo qualche giorno dopo nella nona tappa con arrivo a Bagnères-de-Bigorre. Sull’ultima ascesa, il Col d’Aspin il giovane scalatore rifila 1’20” a tutta la concorrenza ed arriva a braccia alzate. Il giorno dopo sale fino alla top10 e conquista anche la maglia bianca di miglior giovane, come quella a pois di miglior scalatore. I suoi scatti sono semplicemente devastanti e la gente s’innamora di lui, tanto da paragonarlo a Marco Pantani. Può ancora vincere quel Tour de France perché c’è ancora terreno per attaccare e fare la differenza.

Non sarà così. La mattina della dodicesima tappa con partenza da Lavelanet la gendarmeria assiepa il pullman della Sounier Duval, cercano Riccardo Riccò risultato positivo al CERA, Epo di terza generazione da poco rintracciabile nelle urine. La giustizia penale francese precede anche il carcere per l’utilizzo di tali sostanze e così Riccò viene arrestato. In pochi attimi passa da possibile dominatore del ciclismo ad ennesimo capro espiatorio di una disciplina che troppe volta si è macchiata della bruttissima macchia chiamata doping.

La confessione non gli fa evitare 20 mesi di stop. Il ritorno alle corse è fissato per marzo 2010, l’unica squadra disposta ad offrirgli un contratto è la Flaminia. Riccò accetta perché ha bisogno di ritornare a dominare in sella a quella bicicletta. Da marzo ad agosto con la squadra italiana che non ha licenza World Tour vince cinque corse, innumerevoli podi ed anche una classifica generale del Giro d’Austria arrivando in condizioni pessime per una caduta. Un ritorno folgorante perché Riccò non sembra aver subito i due anni di stop e continua a vincere a ritmo forsennato.

Ad agosto, per la fine della stagione e quella successiva firma un contratto con la squadra del massimo circuito della Vacansoleil. Tempo un mese e torna a vincere, questa volta alla coppa Sabatini. Così il primo anno di ritorno alle corse si chiude con sei successi e la consapevolezza di poter tornare a dominare.

L’inizio del 2011, però, piuttosto che rilanciare definitivamente Riccò ai piani che gli potevano competere, lo affossano. Alla fine di un allenamento nel mese di marzo è costretto alla corsa in ospedale per un blocco renale che lo fa star male per davvero. La constatazione del medico che lo prende in cura, però, è sconvolgente. Il blocco renale è dovuto ad una auto-emotrasfusione di una sacca di sangue che il corridore da tempo teneva nel frigorifero, probabilmente ad una temperatura sbagliata tanto da rendere il sangue marcio. La procura ci mette davvero pochi mesi a decidere per la sua radiazione. 12 anni di squalifica. La fine di un corridore che avrebbe potuto dominare il mondo, ma che non ha fatto altro che allinearsi alla moda del momento diventando però il capro espiatorio di un sistema che non funzionava.

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